da Rossano Giuppa | Nov 26, 2019
(Auditorium Parco della Musica sala Petrassi – Roma, 20/23 novembre 2019)
Un progetto europeo di ampio respiro quello di Thomas Ostermeier, uno dei più importanti registi tedeschi della scena europea, già presentato con successo in Francia, in Inghilterra e in Germania: il medesimo testo, Ritorno a Reims, tratto dall’omonimo saggio che il sociologo francese Didier Eribon ha pubblicato nel 2009, con una differente riscrittura della drammaturgia in ogni paese europeo in cui viene rappresentato per tener conto della realtà politica e sociale nazionale, in stretta collaborazione con il teatro e gli attori chiamati in causa. Un progetto che in Italia ha visto coinvolto il Piccolo Teatro di Milano e la coproduzione del Roma Europa Festival che ha ospitato lo spettacolo all’interno del Festival dal 20 al 23 novembre, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Siamo in uno studio di registrazione e l’attrice Sonia Bergamasco sta lavorando al commento sonoro di un documentario dedicato allo stesso Eribon. Accanto a lei, il regista, interpretato da Rosario Lisma, e l’ingegnere del suono, Tommy Kuti.
Scorrono le immagini e la voce narrante della Bergamasco accompagna il viaggio del filosofo verso la sua città natale, Reims, da cui manca da decenni, da quando ha intrapreso la carriera universitaria, viaggio compiuto per rivedere la madre, rimasta sola a seguito anche della morte del padre con il quale Eribon aveva da tempo troncato ogni relazione.
Da questo ritorno e dall’incontro con la madre prende inizio un percorso a ritroso negli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della gioventù. Eribon ricostruisce la propria storia di figlio di operai, gay, schiacciato dalla doppia discriminazione, sociale e sessuale, ripercorrendo le proprie scelte ed i conseguenti gradi di separazione adottati verso i familiari e verso la politica.
Nel confronto con il passato, Eribon si scontra con i lati oscuri della società contemporanea, il declino delle ideologie e le delusioni delle classi borghesi e proletarie che hanno portato all’avanzata della destra populista del Front National, traendo spunto dalla vita privata per raccontare la Francia contemporanea.
Ritorno a Reims è la storia di un distacco durato per 20 anni e di una riconciliazione con il passato e con la madre che di li a poco morirà, mentre il treno corre e rivivono gli scorci di fabbriche e case popolari oramai in abbandono. Ma non c’è solo una storia da raccontare in quello studio di registrazione; ad essa si sovrappone il presente e le storie dei tre personaggi che portano in scena se stessi: Sonia, Rosario, Tommy. Parallelamente alla vicenda di Eribon dunque c’è il loro vissuto personale ed inevitabilmente nascono domande alla vista di spezzoni di realtà passata e recente. Che fare per cambiare le cose? Cosa fa e cosa può fare ognuno di noi?
Ed ecco allora che anche le immagini proiettate si sovrappongono ed i confini della storia si allargano. Passano fotogrammi di dimostrazioni, pro e contro, si scorge l’immagine di Mitterrand alla prima elezione come Presidente della Repubblica francese, ma poi si individua il volto di Berlinguer, la situazione italiana, con filmati storici e gli ideali del ‘68, fino a una deriva sempre più a destra, sostenuta dalle classi cosiddette operaie e meno agiate, l’ascesa della Lega e i cortei contro Salvini.
Che fare, dunque? Se lo chiede la bravissima Sonia Bergamasco, se lo chiede il regista Rosario Lisma, se lo chiede il Tecnico del suono Tommy Kuti, che si dichiara nigeriano-italiano, e porta il suo vissuto di emigrato nero e di rapper. E il pubblico viene coinvolto in prima persona.
Tutti personaggi in cerca di identità, perché nessuno può tirarsi fuori e la responsabilità è di tutti..
Ed all’interrogativo su cosa ognuno di noi può fare per evitare tutto questo, Rosario Lisma risponde mostrando su youtube il video registrato a Mazara del Vallo, quando in aprile aveva parlato ai suoi concittadini in risposta a un comizio di Salvini.
Lo spettacolo è finito ed il messaggio è arrivato forte e chiaro: potrà essere certamente considerato di parte, ma è la voce di una coscienza che non può più far finta che sia solo una rappresentazione.
data di pubblicazione:26/11/2019
da Rossano Giuppa | Nov 7, 2019
Parasite di Bong Joon-ho vincitore della Palma d’oro al 72° Festival di Cannes è un film straordinariamente interessante e spiazzante. Una storia basata sullo scontro-incontro tra classi sociali ambientata a Seul, una commedia sociale nera con due famiglie protagoniste, una poverissima ma astuta e l’altra ricchissima e più ingenua, le cui vicende finiscono per intrecciarsi, secondo una serie inarrestabile di accadimenti ed imprevisti che toccano più tematiche e più generi, generando un affresco grottesco ed armonico al tempo stesso, perfettamente unico, dove ogni tassello ha un senso ed una identità. Straordinaria la colonna sonora del giovanissimo compositore Jung Jaeil in grado di enfatizzare le varie anime di questo capolavoro.
Ki-woo vive in un angusto appartamento sotto il livello della strada con i suoi genitori, Ki-taek e Chung-sook, e la sorella Ki-jung, sono molto uniti ma vivono di espedienti. Improvvisamente arriva l’opportunità: un amico gli offre la possibilità di sostituirlo come insegnante d’inglese a domicilio per la figlia di una ricca famiglia. E’ un lavoro ben pagato, in una villa meravigliosa e così improvvisamente il ragazzo entra in contatto con ricchezza e benessere. Ki-woo ne è talmente entusiasta che, scaltramente riesce a far entrare all’interno della villa tutti i suoi familiari con false identità, dapprima la sorella come insegnante di educazione artistica per il figlio più piccolo, poi il padre come autista e poi la madre come domestica insinuandosi ancor più in profondità nella vita della famiglia benestante. Le due famiglie non sanno, però, che questo incontro è solo l’inizio di una storia drammatica, che porterà i Kim a introdursi sempre più nella routine dei Park, come un parassita fa con un organismo estraneo. Le due famiglie e le due realtà entreranno in una strana commistione che produrrà effetti inaspettati e devastanti.
Nell’era delle esasperazioni dei contrasti sociali, Parasite è un’eccellente lettura del nostro tempo, che Bong Joon-racconta in forma allegorica, alternando commedia, tensione e melodramma, attraverso un appagante cocktail di generi che va dalla commedia nera al dramma sociale, passando per il thriller ed il sentimentalismo. Il tutto in continuo divenire, attraverso salti e citazioni, densità e leggerezza, estetismo e splatter, senza tregua. Una vicenda apparentemente grottesca, originalissima ed efficace, in grado di descrivere con eccellente verosimiglianza le tristi dinamiche dell’ultima fase del capitalismo contemporaneo.
Parasite è in fondo una commedia senza risate, una tragedia senza veri cattivi, dove tutto porta ad un precipizio di violenza; ma quelle scale che scendono verso il baratro diventano poi anche simbolo di risalita ed espiazione cosi come la mistica inondazione che arriva improvvisa, trascinando e devastando, ma alla fine anche purificando da ogni scoria.
A Cannes il film ha vinto la Palma d’oro, mettendo d’accordo tutti i nove giurati guidati da Alejandro González Iñárritu.
Parasite è uscito all’inizio di giugno nelle sale coreane ottenendo risultati straordinari che si stanno ripetendo un po’ dovunque nel mondo. Da vedere il prima possibile.
data di pubblicazione:07/11/2019
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da Rossano Giuppa | Nov 4, 2019
(Teatro Olimpico – Roma, 30/31 ottobre 2019)
Due serate all’insegna della danza contemporanea andate in scena il 30 e il 31 ottobre al Teatro Olimpico di Roma. William Forsythe, coreografo statunitense di fama internazionale, è tornato nella capitale per presentare il suo A quiet evening of dance, nell’ambito dell’edizione 2019 del Roma Europa Festival.
In scena nove danzatori impegnati a presentare una panoramica del balletto accademico e dello storico percorso creativo del coreografo: una prima parte in assoluto silenzio in cui assoli e duetti costruiti sul respiro, costruiscono forme e immagini geometriche neoclassiche, mentre la seconda parte sulle note di Rameau ne esaspera i contenuti e le dinamiche. Le costruzioni coreografiche mantengono un realismo gestuale sempre dialogante con il corpus classico anche se aperto a commistioni con altri generi.
Lo spettacolo che ha debuttato al Sadler’s Wells London il 4 ottobre dello scorso anno ed è risultato vincitore del premio per la Danza Fedora – Van Cleef & Arpels 2018, si compone di cinque composizioni, incluse due nuove creazioni.
A quiet evening of dance rappresenta uno dei pezzi forti di William Forsythe, uno spettacolo creato dal coreografo per mostrare al pubblico come lui stesso intende costruire un balletto, a volte un po’ troppo didascalico e poco avvincente, attraverso i propri processi mentali di elaborazione e trascrizione in scena; l’intento di Forsythe è quello di mostrare al pubblico le posizioni e le geometrie alla base del balletto classico, facendole vivere sul palco attraverso le pulsazioni dei danzatori.
data di pubblicazione:04/11/2019
da Rossano Giuppa | Ott 27, 2019
Ieri, 26 ottobre, sono stati consegnati i premi di Alice nella città 2019. La rassegna quest’anno ha registrato una crescita esponenziale in termini di affluenza degli spettatori con un incremento del 26 % di biglietti emessi a fronte dell’aumento della capienza delle sale che dai 199 posti del 2018 ha raggiunto i 456 posti del 2019 (380 posti per la Sala Alice TIMVISION e 126 posti per la Sala Raffaella Fioretta). Un aumento sostanziale dell’affluenza del pubblico di Alice che ha registrato il tutto esaurito a quasi tutti gli eventi in programma.
La giuria di Alice ha decretato i vincitori di questa edizione annunciando il Premio al Miglior Film, alla Miglior Regia e il Premio Speciale della giuria.
Il premio per il miglior film è andato a The Dazzled di Sarah Suco con la seguente motivazione: “per la capacità di raccontare una storia cruda e coinvolgente, attenta ai dettagli di una realtà tragica, cogliendo al tempo stesso in modo intelligente le sfumature comiche di una vita imprigionata. Un film travolgente che emoziona e fa riflettere su un contesto lasciato spesso in ombra, qui descritto dalla luce accecante di una lotta interiore verso la salvezza”.
Il premio alla miglior regia è stato attribuito a Lorenzo Mattotti per La Famosa invasione degli orsi in Sicilia con la seguente motivazione: “una favola senza tempo destinata ad adulti e bambini raccontata con efficacia, delicatezza e maturità. Una regia che eredita lo straordinario talento compositivo delle illustrazioni di Lorenzo Mattotti ed immerge lo spettatore nella magica Sicilia di Buzzati”.
Il premio speciale della Giuria è andato a Son-Mother di Mahnaz Mohammadi “per la messa in scena lucida e partecipe di emozioni profonde e coinvolgenti, calate in una dimensione di denuncia culturale, sociale e politica. Un film in cui l’assenza di parole è un urlo alla libertà d’espressione”.
Il Premio TIMVISION è andato a Cleo di Eva Cools che sarà possibile vedere in esclusiva sulla piattaforma. Questa la motivazione: “Cleo è un film drammatico e autentico che sceglie la strada più difficile per raccontare l’elaborazione del lutto e il senso di colpa incrociando sullo stesso piano la vittima e il carnefice. Le atmosfere malinconiche di Bruxelles scandite dalla musica di Segej Rachmaninov contribuiscono a rendere il tutto ancora più sospeso e introspettivo”.
data di pubblicazione:27/10/2019
da Rossano Giuppa | Ott 27, 2019
(FESTA DEL CINEMA DI ROMA – Alice nella città 17/27 ottobre 2019)
Famosa, opera prima della regista Alessandra Mortelliti, è la toccante e delicatissima storia di Rocco, un adolescente solitario ed incompreso che vive in un piccolo paese della Ciociaria e che desidera trasferirsi a Roma, per poter realizzare il suo più grande sogno: partecipare ad un talent per poter diventare un ballerino. Con tenacia e grande forza di volontà Rocco riesce ad organizzare quel viaggio che si rivelerà ancora più amaro e crudo rispetto al microcosmo nel quale è cresciuto e che lo farà precipitare, ma non spezzare, perché finirà per ritrovare alcune certezze che daranno conforto alle sue scelte.
Rocco (il giovanissimo Jacopo Piroli) schiacciato da una famiglia chiusa e limitata, vittima e facile bersaglio dei suoi compagni di classe, emarginato, cerca il luogo in cui poter essere se stesso in libertà, senza pregiudizi. Vuole andare a Roma a fare le selezioni per partecipare a quel talent show, perché crede che solo la fama gli potrà dare quell’attenzione, quella visibilità, quel riconoscimento, quell’amore di cui non riesce a nutrirsi a casa.
Rocco vuole ballare per esprimersi e dare un’identità alla propria esistenza soffocata da un padre violento e di mentalità molto arretrata (Adamo Dionisi), in crisi per la perdita del lavoro e per un sogno d’amore infranto e da una madre (Gioia Spaziani), incapace di proteggerlo e di denunciare il marito per le violenze subite quotidianamente. Rocco, ai margini del paese che lo considera strano, trova conforto e amore in un piccolo universo in cui vivono la zia Maura, la sua fata turchina, Luigi, il suo compagno di classe di cui è innamorato e Azzurra, la sua amica manga. Luigi (Matteo Paolillo) nonostante la corteccia di bello e dannato sta capendo quale è a sua volta la strada che deve percorrere, mentre Azzurra (Ginevra Francesconi) vuole coltivare il suo sogno di diventare disegnatrice; Zia Maura (la bravissima Manuela Mandracchia) vive sola in una casa piena di ricordi e soprattutto di orologi che segnano ore diverse per confondere il tempo, un tempo che probabilmente le ha portato via le speranze, ma che le ha dato la consapevolezza di accettare le sconfitte e andare avanti. È lei che lo spinge ad andare avanti, ad affrontare quel viaggio che si rivelerà devastante, a dargli la forza di andare avanti, nonostante tutto.
Rocco è incompreso ma non è sbagliato. Il riconoscimento, la lotta per il sogno, quella che Rocco prima timidamente e poi con ferocia porta avanti, rappresentano il riscatto da un mondo dove non abbiamo chiesto di nascere, ma che comunque ci ha dato la forza e gli affetti per mettere in piedi i nostri progetti.
Una fiaba semi-noir che oscilla tra il crudo realismo di un quotidiano colmo di ingiustizia ed il sogno dove la speranza è viva. Una storia di esseri sofferenti che cercano di sopravvivere. Una storia di sogni infranti, rivoluzione e liberazione di disperazione e riscatto, ma anche una storia di identità, di amicizia e di accettazione di se stessi e degli altri, un viaggio di crescita interiore e di consapevolezza, nonostante tutto quello che accade intorno.
Alessandra Mortelliti disegna una favola moderna con singolare e sconvolgente personalità, un viaggio avventuroso e mistico, fatto di silenzi, purezza, ingenuità, mescolando sacro e profano, attori professionisti e non, proiettandoci in un’aura magica e poetica.
data di pubblicazione:27/10/2019

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