da Paolo Talone | Nov 19, 2022
(Teatro Belli – Roma, 7/9 novembre 2022)
Due amiche si rivedono dopo tanti anni. L’incontro nasconde però un pericoloso piano di vendetta. In scena per Trend. Nuove frontiere della scena britannica contemporanea, un dramma dalle fosche atmosfere e dai continui colpi di scena: The Wasp di Morgan Lloyd Malcolm.
Il falco delle tarantole è un tipo di vespa (the wasp in inglese) che ha un modo di riprodursi parecchio raccapricciante per la nostra sensibilità. Una volta individuata la vittima, paralizza il ragno con una puntura e impianta nel suo ventre un ovulo. La larva che nasce pasteggerà con gli organi dello sfortunato ostaggio, che sarà necessario rimanga vivo per portare a maturazione l’ospite. Questa è la terribile immagine sulla quale è basato il thriller psicologico scritto da Morgan Lloyd Malcolm e andato in scena per Trend al teatro Belli (produzione Theama Teatro).
Nel preambolo della vicenda Erica (Guenda Goria), una donna benestante e di buona educazione, dà appuntamento in un bar a Carla (Miriam Galanti), una vecchia amica che non vede dai tempi della scuola. Carla ha tutta l’aria di una che la vita l’ha vissuta dal basso tra problemi e difficoltà, è incinta del quinto figlio e non vede Erica da quindici anni. Il divario sociale che separa le due donne è fin troppo evidente e non è chiaro all’inizio il motivo del loro incontro. In apparenza hanno due vite totalmente distinte e differenti, ma la somma degli indizi che vengono fuori lentamente dal racconto – tradotto in maniera avvincente da Enrico Luttmann – ci fanno capire che la connessione tra loro è molto più stretta di quanto non immaginiamo. Come la vespa ha bisogno del corpo della tarantola per riprodursi, così una ha necessità dell’altra per soddisfare i propri bisogni. Tuttavia non è chiaro chi tra le due sia la vespa e chi la tarantola.
La trappola scatta nel secondo quadro, ambientato nel ricco appartamento di Erica. In bella mostra sugli scaffali della libreria che fa da sfondo alla scena si vede la ricca collezione di insetti di Simon, il marito di Erica (le sculture sono di Giovanni Grey Grigoletto). È qui che la donna chiarisce i motivi che l’hanno spinta a voler rivedere Carla. Facendo leva sulla povertà piuttosto evidente dell’amica, Erica le offre una somma ingente per uccidere il marito. L’aveva vista uccidere un piccione quando erano a scuola tanti anni prima; sarebbe la persona perfetta per compiere il delitto oggi. Ma quella che all’inizio appare come una vendetta personale nei confronti del proprio coniuge, si trasforma in realtà in una vendetta nei confronti di Carla, con la quale ha vissuto un passato burrascoso, costellato di episodi violenti e bullismo. I fatti spiacevoli e le cattiverie subite da ragazzi non si dimenticano facilmente e il presente offre l’occasione per perpetuare la crudeltà e ottenere così una rivalsa.
L’intervento registico opera lo stretto necessario su un copione dal ritmo sostenuto, dove ogni passaggio è studiato nei suoi minimi dettagli. Guenda Goria e Miriam Galanti sono ben calate nella parte e definiscono bene la diversità dei personaggi che interpretano, anche se in alcuni punti l’eccessiva marcatura delle emozioni porta le due attrici a un dispendio notevole di energia. Per chi è amante del genere, The Wasp è il tipo di dramma che ha la capacità di stringere lo spettatore in una morsa di terrore, pieno di colpi di scena e improvvisi risvolti efferati nella narrazione che lasciano ancora sgomenti quando si lascia la sala teatrale.
data di pubblicazione:19/11/2022
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Nov 7, 2022
(Teatro Belli – Roma, 4/6 novembre 2022)
Pops di Charlie Josephine, tradotto e adattato in italiano da Natalia di Giammarco e Enrico Luttmann, mostra il fallimento della relazione tra un padre e una figlia. La lotta per la sopravvivenza per due persone che non hanno più nulla dirsi.
Quando una figlia prova disgusto nel lavare i propri indumenti insieme a quelli del padre per paura di essere contaminata dalle particelle organiche rimaste attaccate ai vestiti di lui che arriva a farsela addosso per il troppo bere, significa che siamo davanti a una relazione che ha toccato decisamente il fondo. È questa l’immagine forte che rimane dopo aver visto Pops di Charlie Josephine in scena per la XXI edizione di Trend, diretta da Rodolfo di Giammarco. Se si volesse raccontare l’essenza del teatro britannico contemporaneo, non si potrebbe prescindere dal marcare il lato quasi nauseante di una drammaturgia che altera e sconvolge i sensi di chi è seduto a guardare.
In Pops la porta si apre su un appartamento spoglio dove un uomo solitario e alcolizzato che è anche un padre, guarda tutto il giorno programmi spazzatura alla tv. Quando non è la televisione a distrarlo dai pensieri, è la musica a tutto volume a contorcerlo in una danza sconnessa e irritante. Improvvisamente appare la figlia con una valigia in mano. Sembra impacciata e mortificata nel chiedere ospitalità al padre. La ragazza interpretata da Eleonora Barnazza è molto giovane, ma già porta sulle spalle un discreto bagaglio di fallimenti. Non riesce a trovare un lavoro e quindi non ha una casa dove abitare. La relazione tra i due è congelata in una condizione di incomunicabilità e rimprovero da entrambe le parti. Lei non sopporta che il padre abbia rinunciato a vivere la sua vita passando il suo tempo a bere davanti alla tv. Lui disapprova il fatto che la figlia non abbia un compagno e una vita realizzata. Lui non riesce a essere per lei un padre amorevole e ha contro una figlia disgustata dalla sua indolenza. Perfino il ricordo della data in cui la moglie di lui e madre di lei è andata via sono divergenti. E la presenza di un personaggio mediatore è proprio quello che manca a questa relazione. Ciò che rimane è una danza tra solisti, accompagnati da un complesso gioco di luci e suoni che ne intercettano gli umori. La regia e l’interpretazione di Massimo Di Michele si soffermano molto sul dato corporeo. Il padre è un uomo fisicamente preponderante, aggressivo e violento. Eleonora Barnazza mostra umiltà e una grande concentrazione nell’interpretazione di un personaggio fragile e insicuro. Provano a dialogare, sforzandosi di rientrare nel ruolo che la loro relazione padre/figlia impone, ma ogni tentativo di avvicinamento finisce inevitabilmente in un litigio. Nel disegno drammaturgico di Charlie Josephine la narrazione non concede riscatto, ma descrive l’immobilità di due personaggi destinati a mentire sulla realtà del loro completo fallimento.
data di pubblicazione:07/11/2022
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Nov 4, 2022
(Teatro Belli – Roma, 1/2 novembre 2022)
Un’attrice senza lavoro in cerca di una scrittura. L’occasione di avere una parte in una trasposizione teatrale del celebre Psycho di Hitchcock. Un regista morto ammazzato in circostanze misteriose. Questi gli ingredienti di Psychodrama (produzione Proprietà Commutativa), il lavoro andato in scena al teatro Belli per Trend, la rassegna sulla drammaturgia inglese contemporanea diretta da Rodolfo di Giammarco.
Il personaggio ironicamente psicotico a cui dà corpo e voce Valentina Virando vive blindato in un mondo tutto suo. Si muove in uno spazio asettico, immerso e isolato in una stanza completamente bianca. La donna che interpreta è un’attrice che non recita da diverso tempo per mancanza di proposte ed è costretta a mantenersi lavorando come commessa in un negozio di abbigliamento. Una condizione fin troppo comune oggigiorno per molte persone, costrette a fare i conti con una realtà che non coincide quasi mai con le aspettative e i desideri che si vorrebbero realizzare. È un individuo dall’eloquio caotico e frammentato appena guarito da un esaurimento nervoso, su cui sono evidenti i segni di una malattia che riguarda la nostra società disorganizzata.
La regia di Valerio Mieli coglie proprio l’aspetto psicotico e schizofrenico del personaggio quando sul muro bianco che fa da fondale alla scena appaiono proiettate sotto forma di allucinazioni le immagini dei luoghi dove la donna svolge la sua esistenza (le creazioni video sono di Giulio Cavallini), ma anche l’ombra di lei, nera e definita, che sdoppia la sua presenza in scena. Il testo drammaturgico è del 2021 e pur non parlando di pandemia ne traccia comunque quelle caratteristiche di disagio che hanno colpito molti lavoratori, in particolare nel mondo dello spettacolo. Valentina Virando ne è un’ottima interprete, mostrando di essere ben calibrata e creativa nella recitazione delle follie del personaggio e nella capacità di adattarsi ai suoni e alle immagini con cui la regia esprime la sua lettura.
Un giorno però il miracolo si compie. La sua agente la chiama al telefono per proporle un provino. In città è arrivato un famoso regista che sta lavorando a un adattamento teatrale di Psycho, il celebre film del 1960 diretto da Alfred Hitchcock. La ragazza si propone per il ruolo di Marion, la giovane segretaria che viene accoltellata nella doccia della celebre scena, ma dai particolari che emergono nel racconto – il regista viene ritrovato nel bagno della sua suite di albergo brutalmente ucciso – capiamo che il suo ruolo si rivelerà più simile a quello di Norman, l’assassino proprietario del motel degli orrori.
data di pubblicazione:04/11/2022
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Ott 30, 2022
(Teatro de’ Servi – Roma, 25 ottobre/6 novembre 2022)
Il sodalizio artistico di Tonino e Maria li porta a scalare lo Stivale in tutta la sua lunghezza e vastità partendo da Palermo. Agnese Fallongo e Tiziano Caputo ci prendono per mano e ci portano a visitare la nostra bella Italia, tra racconti e leggende, fino ad arrivare alle stelle.
Cos’altro si nasconde dentro quel baule delle meraviglie, quello scrigno pieno di storie e sogni, attrezzature, costumi e personaggi, che Agnese Fallongo e Tiziano Caputo si trascinano dietro sui palcoscenici italiani e non solo? Dopo Letizia va alla guerra e I Mezzalira ecco il terzo capitolo della trilogia che racconta i personaggi e i valori dell’Italia popolare e semplice del dopoguerra. … Fino alle stelle è uno spettacolo divertente e a lieto fine, pieno di musica e ricordi che riaffiorano alla nostra mente. Memoria di un passato che se non ci appartiene per una questione anagrafica, lo è per via del fatto che certe storie ci sono state raccontate.
In una calda estate palermitana degli anni ’50 Tonino, un cuntastorie che sbarca il lunario con la sua musica, incontra Maria per la prima volta al mercato della Vuccirìa. Tra i due nasce un’intesa artistica all’inizio, di sentimento più avanti. La ragazza ha una bellissima voce e si rivela essere la partner ideale per Tonino. L’idea è quella di fare una fuitina artistica e lasciare la Sicilia. Rincorrendo il successo percorrono tutta l’Italia per arrivare nella Roma delle trattorie e degli stornelli, dove sono tanti impresari, per poi proseguire oltre nel Nord del paese, che per due siciliani è praticamente l’estero. Tra litigi e gelosie, sorrisi e riappacificazioni, i due affrontano la fame e le difficoltà. La felicità non cade dal cielo – dicono – ma la si deve conquistare ogni giorno, anche a costo di passare per illusi. Insieme superano ragni e tarantelle, fughe e sparatorie, abbandoni e insulti di un pubblico non sempre benevolo per arrivare fino in America. La storia si snoda attraverso la musica, quella che viene dalle canzoni popolari di un’Italia di racconti e leggende. I testi dei brani più conosciuti si inseriscono all’interno del racconto rispecchiando sempre le caratteristiche e le vicende dei personaggi.
Lo spettacolo celebra l’amore che nasce tra i due personaggi tra le gioie e i dolori, dopo essersi più volte scannati e riconciliati. Ma celebra anche il sodalizio artistico sulla scena dei due attori romani, che chiamarli attori è riduttivo. Non pecchiamo di retorica se li definiamo artisti con la “a” maiuscola. La meraviglia che lascia incantati, con tutti i suoi ingegnosi artifici e le sue mascherate, proviene da quello che questi due talentuosi artisti riescono a fare sul palco. Non sono solo eccellenti nella recitazione e nel canto, ma provvedono da sé al cambio dei costumi, delle scene, all’accompagnamento musicale (Tiziano Caputo è un ottimo musicista e Agnese Fallongo un’eccellente cantante), offrendo così uno spettacolo completo dietro il quale c’è una profonda preparazione tecnica. Il tratto comico, mai volgare e sempre allegramente spiazzante, è solo un aspetto delle loro capacità. Una cosa è certa: quando due talenti di questa bravura si trovano, l’unione delle loro potenzialità non può che portare alle stelle. E le stelle sono ciò che per ora abbiamo trovato nel loro baule. Ma siamo certi che da lì sapranno tirare fuori tanta altra meraviglia.
data di pubblicazione:30/10/2022
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Ott 28, 2022
(Teatro Belli – Roma, 25/27 ottobre 2022)
Secondo appuntamento per la XXI edizione di “Trend. Nuove frontiere della scena britannica” al teatro Belli di Trastevere. The river di Jez Butterworth porta lo spettatore in una baita vicino a un fiume dove un uomo ama andare a pescare. È in cerca della trota di mare che solo per un momento ha tenuto per le mani e forse è in cerca della donna giusta, tra le tante che porta con sé nel suo nido nascosto.
Entrando in sala si è accolti dal suono dello sciabordio dell’acqua che scorre incessante nel fiume vicino alla baita. L’uomo interpretato da Alessandro Federico, anche regista dello spettacolo (produzione Proprietà Commutativa), sta approntando con meticolosa pazienza e in solitudine la sua attrezzatura da pesca. Gli stivali di gomma sono calzati, il gilet indossato, l’esca è fissata all’amo. Alle sue spalle entra una donna, la nuova fidanzata. Tra i due sembra esserci una bella intesa. Lei è romantica e arrendevole, curiosa di conoscere meglio quest’uomo che le ha permesso di entrare nel suo remoto rifugio. Lui le trasmette tutta l’eccitazione che prova nel pescare la trota di mare, nell’unica notte all’anno senza luna, quando fuori è così buio da non riuscire a vedere chi hai vicino e l’acqua prolifera di pesci. Ha ancora negli occhi il ricordo del primo pesce pescato, che tenne tra le mani il tempo di un battito di ciglia prima di vederlo sparire per sempre nell’acqua. Nella scena successiva lui è in preda al panico: la donna sembra essere sparita nel nulla durante la pesca notturna. Improvvisamente però riappare, ma è un’altra lei. Un’altra fidanzata, più vivace della prima, dai modi sensuali e provocanti. Al primo impatto sembra di essere davanti a un tradimento, ma gli indizi disseminati nel racconto portano verso una diversa interpretazione dei fatti. Nonostante lo spazio rimanga quello della tranquilla baita sulle rive del fiume, il tempo si blocca e si frantuma in una doppia storia. Le due donne appaiono e scompaiono nel susseguirsi delle scene, diventano quasi dei fantasmi della mente. Come loro probabilmente ce ne saranno state anche altre nella vita di quest’uomo. Il passato è un incubo che il presente non riesce a dimenticare. The river diventa così una metafora dal significato oscuro. L’immagine del fiume riflette il flusso continuo della ricerca senza sosta di un uomo condannato a non ritrovare più qualcosa che ha perso. La differenza caratteriale delle donne è la prova tangibile del fatto che non sa cosa cercare, così lontane tra loro per il mondo che rappresentano. Le due attrici, Silvia Aielli e Mariasole Mansutti, sanno definire in maniera impeccabile e chiara questo contrasto, ottime protagoniste insieme ad Alessandro Federico, che invece manifesta senza eccedere la sua mascolinità e insieme la malinconia di un uomo avvolto nei pensieri più cupi, quelli che capitano di avere quando si pratica uno sport in solitudine come la pesca. E così rimane solo, a vedersi scivolare via dalle mani un’altra trota, un altro tratto di questa misteriosa, insondabile vita.
data di pubblicazione:28/10/2022
Il nostro voto: 
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