da Paolo Talone | Set 24, 2023
(Teatro Lo Spazio – Roma, 21 settembre 2023)
Presentata nell’originale sala teatrale di via Locri, nel cuore del quartiere romano di San Giovanni, la nuova stagione del Teatro Lo Spazio. OFFriti un OFF suona come un invito mascherato da imperativo, rivolto a tutti gli amanti della scena contemporanea, a concedersi delle occasioni di confronto e intrattenimento con un teatro non convenzionale. Saranno ben 44 gli spettacoli scelti per andare in scena tra prosa, musica e danza. Una lista di lavori che hanno come comune denominatore la voglia di sperimentazione e il coraggio di mettersi alla prova.
Mancano meno di due settimane e il Teatro Lo Spazio, magnificamente diretto da Manuel Paruccini e Antonella Granata, aprirà i battenti a una stagione – la terza da quando è nato questo prezioso teatro, tra i più off della capitale – ricca di titoli e idee indirizzati a soddisfare le richieste e la curiosità di un pubblico eterogeneo, accomunato dalla passione per il teatro e per i linguaggi multiformi della scena contemporanea. Un luogo ideale che è prima di tutto un tempio per le arti performative, un’officina di prova, sperimentazione, azzardo, dove si accoglie ogni proposta come un’occasione. Uno spazio appunto che si augura essere un trampolino di lancio per giovani artisti e un consolidamento per chi questo mestiere lo fa da una vita. Vecchie e consolidate amicizie hanno confermato la loro presenza anche quest’anno, a cui si aggiungono nuovi nomi che vanno a formare un cartellone ricco di ben 44 titoli, per una programmazione che arriva fino a maggio del prossimo anno nel teatro che si definisce OFF per scelta. Un cartellone multiforme e pluriforme di graditi ritorni e debutti assoluti, che si snoda attraverso nuove scritture, ma anche nella musica e nella danza.
Il 5 ottobre debutterà in prima assoluta Mathilde, cronaca di uno scandalo con Maria Letizia Gorga e Maximilian Nisi, un testo francese mai rappresentato in Italia, scritto venti anni fa eppure definito spudoratamente moderno, dove un uomo e una donna si affrontano una notte per decidere se rimanere insieme oppure no. Nel primo mese saranno in scena altri quattro lavori compresi tra la prosa di Sconfitti, scritto e diretto da Riccardo Lingelli con Lara Balbo e Daniele Locci e Marshmallows di Angela Ciaburri (terzo classificato al concorso di corti teatrali Idee nello Spazio edizione 2023), la danza con le atmosfere poetiche e le coreografie di Charlie danza Charlot per la regia di Mario Piazza, passando per il teatro musicale di Gianni De Feo in scena con Daimon – l’ultimo canto di John Keats di Paolo Vanacore e gli arrangiamenti musicali di Alessandro Panatteri. E siamo solo a ottobre.
La sezione dedicata alla prosa vedrà il debutto di alcuni spettacoli, tra cui la regia di Duccio Camerini per Il guardiano di Harold Pinter (16/19 novembre) e l’atto unico circoscritto in tre momenti Croce sul cuore – e tu che strada percorri? per la regia di Francesco Romano (25/28 gennaio). Ma vedranno il loro debutto in scena anche due spettacoli che affrontano due tematiche delicate e difficili: il figlicidio, trattato in Interruzioni di Camilla Ghedini (regia di Paolo Vanacore, con Carmen Di Marzo dal 15 al 18 febbraio) e la pedopornografia con Unscorched di Luke Owen (regia di Daniele Trombetti, dal 4 al 14 aprile). Inoltre, insieme al già citato Marshmallows, andranno in scena gli altri lavori vincitori del Concorso Idee nello Spazio, edizione 2023. Il secondo classificato Rogne di Daniele D’Arcangelo e Luca Refrigeri sarà in scena il 20 e il 21 marzo, mentre dal 22 al 24 salirà sul palco Leonardo Zarra con il testo vincitore E alla fine esplosero le supernove con la regia di Faysa Mohamed. Trilogia della colpa di Simone Garagna, che ha vinto il premio giovani del concorso, seguirà il 29 e il 30 marzo.
Protagonisti della stagione saranno ancora Margherita Remotti (Nico, 4/5 novembre), Tiziana Foschi e Nina Fucci (Rimetti a posto la stanza, 6/7 novembre), Fabiana Dantinelli (Nina, 11/12 novembre), Claudia Genolini (Come l’Australia, 23/26 novembre), Niccolò Felici (Il minestrone, 30 novembre/3 dicembre), Ivano Picciallo (A Sciuqué, 14/17 dicembre), Luca Gaeta (Hamletophelia, 20/23 dicembre), Emanuele Vacchetto e Riccardo D’Alessandro (Una notte di Salomè, 11/14 gennaio), Marco Aiello e Claudio Pomponi (Pupa e Orlando di Giuseppe Fava, 1/2 febbraio), Patrizia Schiavo (Donne senza censura, 3/4 febbraio), Marco Todisco (Aria fritta, 9/11 febbraio), Gianni De Feo e Cloris Brosca (La rosa non ci ama, 22/25 febbraio), Luca Trezza (Divin’a’mente Dante, 28 febbraio), Dodi Conti (Dodi’s life, 26/27 marzo), Emiliano Reggente e Attilio Fontana (Tanto tempo ma’, 18/21 aprile) e Massimo Odierna (in scena con due spettacoli, Signorotte, 26/28 aprile e La mia amica è d’accordo, 2/5 maggio).
Sempre nell’ambito del teatro di prosa una novità assoluta, dedicata alla donna e alla ricca complessità del suo corpo, dal 1 al 3 marzo Mujeres nel Teatro presenta la prima edizione del festival Notti viola, tre giornate dedicate alla scena teatrale e performativa al femminile. La figura della donna sarà centrale anche negli spettacoli Clitennestra – voi la mia coscienza io il vostro grido di Eleonora Lipuma e Federica Genovese (7/10 marzo), riscrittura contemporanea del classico greco e Vivien di Donatella Busini, un omaggio alla figura controversa dell’attrice Vivien Leigh (14/17 marzo).
Ma la novità di quest’anno sono cinque appuntamenti con i classici della letteratura con i radiodrammi di Play Drama curati da Aurora Piaggesi. Suoni e rumori prodotti dal vivo con l’aiuto del pubblico accompagneranno la lettura del celebre Canto di Natale di Charles Dickens (19 dicembre), Il barbiere di Siviglia dall’opera di Gioacchino Rossini (16 gennaio), L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde (27 febbraio), la famosa avventura di Sherlock Holmes ne Il mastino dei Baskerville (9 aprile) e un Omaggio a Dracula a chiusura della stagione il 28 maggio.
Per la danza, genere a cui è stato dato quest’anno uno spazio più ampio in cartellone, si segnala – oltre l’appuntamento di ottobre di Mario Piazza – Animus anima (30/31 gennaio) con Vanessa Nacci e Ludovic Party, che ne ha curato anche le coreografie e Visionaria, il festival della danza autoriale contemporanea che lascia spazio ai giovani diretto da Miriam Baldassarri dal 7 al 9 dicembre.
Per finire non mancano gli appuntamenti con il teatro musicale e il musical – anche questo rigorosamente OFF – con il cantautore Emilio Stella e il suo Stella di periferia nato da un’idea di Simone Cristicchi (9/10 novembre), Velvet Motel di Giuseppe Brancato con le coreografie di Mark Biocca (29/31 dicembre), l’esilarante musical da camera (anzi, da camera da letto) Ti amo sei perfetto adesso cambia per la regia di Alessia Tona (4/7 gennaio) e la seconda edizione della rassegna dedicata al musical off Mindie in scena dal 9 al 26 maggio, per dare voce ai lavori di natura indipendente nel campo del teatro musicale sul nostro territorio.
Il Teatro Lo Spazio si conferma nella scena romana come una valida alternativa alle consuetudini e questo ricco cartellone ci conferma che abbiamo uno spazio prezioso dove si dà il benvenuto a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco, divertendosi nella proposta di un teatro fatto con sincera passione. Buona stagione!
data di pubblicazione:24/09/2023
da Paolo Talone | Set 16, 2023
(Teatro India – Roma, 2/3 settembre 2023)
Grande e intramontabile classico della letteratura di fantascienza, Fahrenheit 451 diventa uno spettacolo multimediale in forma di melologo nell’ambito del ricco programma di IF/INVASIONI (dal) FUTURO_DARK AGES*2023, progetto multidisciplinare accolto negli spazi del Teatro India, dedicato alle scritture e ai temi sempre più contemporanei della fantascienza. L’armoniosa architettura scenica fatta di musica, suoni e immagini sposa il testo che narra il declino di una società cupa e ingrigita, dove i libri sono banditi e bruciati per la loro presunta pericolosità e dove una crudele dittatura delle immagini ha soppiantato la capacità di pensiero degli esseri umani.
Due enormi quinte separano lo spazio scenico in due zone di azione, una dedicata alla lettura del testo l’altra a un gruppo di musicisti. La scena è livida, immersa in un’oscurità rischiarata appena dalle immagini proiettate sugli schermi di tela semitrasparenti che la dividono. Le luci di taglio che illuminano gli attori sul proscenio rendono ancora più inquietante l’atmosfera. La lettura procede rispettosa della struttura del romanzo, il lavoro non delude la curiosità del pubblico. Protagonista e narratore della vicenda è l’incendiario Montag, un vigile del fuoco che nel mondo creato da Ray Bradbury non ha più il compito di spegnere gli incendi, ma di appiccarli laddove ci siano ancora dei libri posseduti clandestinamente da qualcuno. La legge del Governo imperante considera un reato la lettura e un dovere carbonizzare la memoria. È soddisfatto del suo lavoro, ma l’incontro con Clarisse, una giovane ragazza fatta di sogni e poesia, e l’immagine dell’anziana donna che si lascia bruciare insieme alla sua casa suscitano in lui il dubbio che nei libri possa esserci qualcosa di davvero speciale. Sicuramente custodiscono la strada che porta alla libertà e al pensiero, attitudini che mancano ai personaggi che circondano Montag, in particolare la moglie Mildred, che trascorre il suo tempo inerte davanti a giganti televisori inghiottita dal vuoto di senso delle immagini trasmesse. Sarà lei a denunciare il marito e a scatenarne la fuga quando lui, con un gesto provocatorio e sovversivo, aprirà un libro per leggerne il contenuto.
La parte posteriore del palco accoglie un gruppo di musicisti, divisi in due sezioni. Pianoforte e vibrafono descrivono i momenti di maggiore lirismo (è seducente l’accompagnamento al brano My Heart’s in the Highlands cantato a più riprese dal personaggio di Clarisse), mentre le percussioni evocano tra suoni e rumori la catastrofe e la distruzione che si creano attorno e nella mente di Montag. L’ambiente sonoro si compone così di momenti contrastanti, che amplificano il senso del testo insieme al grumo di immagini proiettate, cariche di materia viva. Non c’è accenno a nessun futuro che è prossimo ad accadere, non si afferma nessuna teoria distopica. Semmai lo spettatore è portato in sintonia con i tempi a riflettere sul qui e ora di un presente che ha concesso alle immagini un potere assoluto e fagocitante, che ammette come unica volontà quella di apparire. Anche i costumi, che ben caratterizzano i personaggi, non prefigurano nessun avvenire ma costringono chi osserva a fare i conti con la realtà che lo circonda.
Nella fuga Montag oltrepassa il fiume e si imbatte in un gruppo di fuoriusciti dalla società, nomadi all’esterno ma biblioteche dentro. Hanno trovato il modo di ripetere a memoria i libri che hanno letto in passato. Intanto nell’aria c’è la minaccia di un conflitto, che si avverte imminente e catastrofico. Non si conoscono le parti che sono in guerra, né interessano i motivi che la scateneranno. La guerra è percepita tutt’al più come un crogiolo di purificazione, un’occasione concessa all’umanità per rinascere dalle ceneri dei propri errori, un po’ come la leggendaria Fenice. La differenza che passa però con l’uccello è che l’uomo conserva la capacità di rendersi conto delle colossali sciocchezze che ha commesso scongiurando di non ripeterle. Sempre che ci sia qualcosa come un libro, appunto, a ricordarglielo.
Lisa Ferlazzo Natoli collaborerà come regista negli appuntamenti domenicali al Teatro Argentina sulla divulgazione scientifica, in programma questo autunno per la prima edizione di Quando la scienza fa spettacolo: lo spazio. Incontri tra scienza e poesia in collaborazione con il Teatro di Roma.
data di pubblicazione:15/09/2023
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Lug 3, 2023
(Teatro di Documenti – Roma, 30 giugno 2023)
Georg aveva appena quattro anni quando il padre morì. In eredità gli lascia una lettera che il ragazzo leggerà solo molti anni dopo e nella quale è contenuta la sua storia d’amore con ragazza delle arance (Appelsinpiken in norvegese). Ma la lettera contiene anche una domanda: se avresti potuto scegliere, saresti venuto alla vita?
È andata in scena lo scorso venerdì 30 giugno in doppia replica, davanti a un totale di sessanta fortunati spettatori, la performance di teatro immersivo Appelsipiken. Chi era pronto a entrare per la replica serale ha visto uscire con il sorriso gli spettatori della recita del pomeriggio. È il segnale che misura la buona riuscita di un progetto. Lo spettacolo, basato sull’omonimo romanzo dell’autore norvegese Jostein Gaarder, è l’ultima creazione della talentuosa autrice e regista Alessia Cristofanilli insieme ai ragazzi che hanno partecipato a L’Atelier – Spazio aperto di ricerca teatrale. Il racconto della storia è frammentato in un percorso di sette tappe che si snoda all’interno del dedalo di spazi del Teatro di Documenti di Testaccio. Progettato e realizzato da Luciano Damiani alla fine degli anni ’80 e diretto da Carla Ceravolo dal 2007 (anno della scomparsa dello scenografo e regista di fama internazionale), il teatro di Documenti è infatti il luogo unico e ideale per dare vita a questo lavoro, con le sue sale, i corridoi, le scale e le botole che mettono in comunicazione più livelli scenici. Lo spazio impone una convivenza tra la scena, gli spettatori e gli attori, chiamati ad agire e a reagire tra loro attraverso un atto di completa fiducia. Lo spettatore, inghiottito da una piccola porta e condotto nel mondo di ricordi di Georg, è chiamato a essere parte attiva del racconto. Deve prendere delle decisioni, compiere delle scelte attingendo al suo bagaglio di memorie, ai suoi più intimi ricordi e lasciare così che la storia proceda nel suo svolgimento. L’esperienza, che sarebbe stata resa più fluida se le indicazioni del passaggio tra una tappa e l’altra fossero state inserite nel testo drammaturgico, è sia individuale che collettiva a cui ognuno è chiamato contribuire nel suo piccolo. La vita, ci dice il padre di Georg nella lettera, è come una caramella alla vaniglia: possiamo scegliere di mangiarla o lasciarla incartata. A noi la scelta di consumarla fino alla fine, con le sue trappole e le sue gioie, oppure no.
Alessia Cristofanilli piega sapientemente lo spazio alla sua immaginazione e da questo ne è certamente ispirata, arrivando a toccare punti di commovente poesia. Ne deriva una sensazione di libertà e di possibilità creativa che altrove sarebbe quasi impossibile raggiungere. Alla sua creazione ha partecipato anche il gruppo di attori non professionisti protagonista sulla scena. Seri e impegnati nell’esperimento Luca Argenta, Brunella Bonetti, Daniela Cavarra, Giulio Condogni, Maria Chiara Guarino e Giulia Zaccardelli, sono stati doppiamente messi alla prova non solo per aver recitato davanti a un pubblico, ma tra e con il pubblico, privati della difesa della quarta parete. A loro il nostro applauso per essere stati capaci di coinvolgerci e farci apprezzare la storia che ci hanno raccontato.
data di pubblicazione:03/07/2023
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Mag 5, 2023
(Altrove Teatro Studio – Roma, 30 aprile 2023)
Fatmachine di Matteo Francomano vince la seconda edizione di PROSIT!, il concorso ideato dall’Altrove Teatro Studio. Uno spazio creativo che premia le giovani compagnie emergenti del teatro italiano, ideato e curato da due tenaci e carismatici artisti, Ottavia Bianchi e Giorgio Latini.
Anzitutto l’Altrove Teatro Studio di via Giorgio Scalia 53 a Roma è un luogo dove l’entusiasmo creativo e la seria formazione sono messi al primo posto. Un luogo dove il teatro è mestiere, preparazione, ubertosa passione, azzardo. E se anche registrasse l’esito del fallimento (perché questo è il rischio che si corre a volte quando si affronta un percorso contemporaneo di drammaturgie e messe in scena) il merito rimane comunque quello di vedere la prova come un atto di coraggio e quindi come una vittoria già perseguita.
Percorrendo la rampa in discesa che porta al cortile dove si affacciano le sale dell’Associazione di promozione sociale “I pensieri dell’Altrove”, fondata e diretta dal 2012 da Ottavia Bianchi e Giorgio Latini, si respira già un’aria elettrizzante di attesa e curiosità. Non scoraggia la pioggia che la sera di domenica 30 aprile cade incessante come fosse novembre. La serata in programma chiude il cartellone di questa stagione.
Sul palco sono stati presentati quattro corti teatrali, della durata di poco più di dieci minuti l’uno, scelti tra tutti i lavori inviati al teatro da quelle compagnie emergenti nella scena italiana che hanno voluto confrontarsi con il genere della prosa. Il vincitore è stato decretato da una giuria di esperti insieme a un pubblico giovanissimo presente in sala, chiamati a esprimere la propria preferenza su una scheda di valutazione che poi è stata consegnata allo staff del teatro. Patrizia Ciabatta ha presentato con simpatica e trascinante energia la serata.
Tra i lavori proposti la menzione come miglior testo è andata a Tre giorni di Federico Malvaldi, che affronta con nero umorismo il delicato tema della malattia e delle complesse relazioni che si stabiliscono tra chi assiste e chi è assistito. Silvia Rossetti è invece l’autrice di La danza delle api, dove il mondo degli adulti e quello dei ragazzi è messo a confronto nello studio di una psicologa che indaga le ragioni dell’autolesionismo di Minerva, la sua giovane paziente. Matteo Santinelli trascina lo spettatore nell’atmosfera inquietante dei bagni di una scuola dove una ragazza cerca di dissuadere due studenti dal preparare un attentato; Giganti piccoli piccoli riflette un tema attuale, che riporta alla mente le tristi notizie fin troppo frequenti delle sparatorie che colpiscono le scuole americane.
A vincere il premio del pubblico e della giuria come miglior testo e messa in scena è stato però Fatmachine del giovane attore e autore palermitano (classe 1992) Matteo Francomano. Il monologo, portato in scena da Eleonora Bernazza, tratta con coinvolgente ironia e sicura intelligenza teatrale l’obesità di Gigi, costretto a sfidare l’impossibile – soprattutto estenuanti sedute in palestra – per entrare, anche fisicamente, in un mondo che forse sta stretto un po’ a tutti. Il premio vinto da Francomano è ricco poiché somma il gradimento della giuria e del pubblico. Lo vedremo debuttare quindi nella prossima stagione teatrale dell’Altrove Teatro Studio 2023/2024.
Quando ci si prefissa di rappresentare la realtà nelle sue molteplici angolazioni il traguardo si raggiunge sempre. E il teatro, si sa, è quel luogo dove le storie prendono corpo. Le storie che ci raccontano chi siamo e che ci indicano dove siamo diretti.
data di pubblicazione:05/05/2023
da Paolo Talone | Apr 16, 2023
(Teatro Quirino – Roma, 11/23 aprile 2023)
Parabola pirandelliana sulla relatività della verità. Lo strano comportamento del Signor Ponza, che tiene segregate la moglie e la suocera, la Signora Flora, in due appartamenti separati, desta la ridicola e invadente curiosità di un gruppo di borghesi di provincia.
Se un pittore ha bisogno di una tela bianca per cominciare la sua opera, per un uomo di teatro basta un palcoscenico spoglio di scene e luci per dar vita a uno spettacolo.
Così dalla fantasia del regista Geppy Gleijeses – voce fuori campo alter ego dell’autore siciliano – fa la sua apparizione un gruppo di figurine minuscole, fiammelle guizzanti nel buio pesto della scena, in forma di ologramma (finzione nella finzione) nella creazione video dell’artista Michelangelo Bastiani, prima che i veri attori facciano il loro ingresso sul palco. Sono presi a disquisire sui fatti che riguardano il nuovo impiegato della Prefettura, il Signor Ponza. Li anima il pettegolezzo e il malsano desiderio di sapere perché l’uomo tiene separate – secondo loro ingiustamente – la moglie e la suocera in due diverse abitazioni senza permettere alle donne di incontrarsi.
Soperchierie accusa Laudisi, unica coscienza a distaccarsi dalla tracotanza e dalla sopraffazione che tutti hanno nei confronti dei nuovi arrivati in paese. Soperchierie inutili e dannose perché già sa che la verità non si può catturare, non si può definire. Non può far altro che ridere di cuore e consapevolmente, nella azzeccata interpretazione di Pino Micol (divertito burlatore), del manipolo di curiosi. Loro sì, inconsapevoli di essere fonte di riso – un po’ come lo siamo noi che assistiamo al dramma, vogliosi di vedere come va a finire. Gleijeses esaspera fino alla caricatura la ridicola, indiscreta, pettegola e maligna curiosità del popolino travolto dalle conferme e dalle smentite dei poveri inquisiti tanto da creare un netto e interessante contrasto – soprattutto recitativo – con i personaggi seri del dramma: la Signora Flora (Milena Vukotic) e il Signor Ponza (Gianluca Ferrato). È in questo contrasto (visibile ancora negli splendidi costumi primo Novecento di Chiara Donato) che spicca per maturità artistica e profondità umana la commovente Signora Flora di Milena Vukotic, già diretta qualche anno fa dal regista in Le sorelle Materassi. Tanto fragile in apparenza e voce quanto potente, intensa e emozionante nella parte. I monologhi della Vukotic e di Ferrato sono inoltre sospesi sul vertiginoso tappeto musicale creato da Teho Teardo che ne sottolinea la criticità, come se le parole camminassero tenendosi faticosamente in equilibrio tra una visione e l’altra della verità.
Quando si accendono le luci il buio della prima scena, che sottendeva a un’attesa creativa, lascia il posto a un altro tipo di buio, all’incubo. L’atmosfera è livida, crepuscolare, soffocante, riempita da Roberto Crea di superfici riflettenti che giocano la doppia funzione di specchi e insieme di vetri da dietro i quali appaiono o vengono inghiottite figure. Una metafora della verità che ha la capacità di moltiplicarsi in tanti punti di vista secondo quante sono le persone che la interpretano. Ma anche impalpabile, come una figura che appare dietro la trasparenza di un vetro. Si può vedere, ma non si può catturare. Ci si può avvicinare, ma non se ne carpirà mai fino in fondo il vero significato. “Io sono colei che mi si crede” dirà la signora Ponza quando finalmente apparirà in scena, anche lei moltiplicata nelle innumerevoli visioni di una verità inafferrabile.
data di pubblicazione:16/04/2023
Il nostro voto: 
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