DESIDERIO di Michela Cescon, 2026

(Immagine-ufficiale-Festa-Cinema-Roma-2026-Foto-di-Sergio-Strizzi)

(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)

Secondo lavoro dietro la macchina da presa per Michela Cescon, Desiderio è un melò romantico che segue l’evoluzione di un amore tra Matteo e Livia, contrastato dal tempo e dalle circostanze, dalla fine degli anni ‘80 fino alla soglia dei giorni nostri. Presentato nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma 2026 il film è “liberamente ispirato” all’omonimo romanzo di Giorgio Montefoschi del 2020.

Alla fine degli anni Ottanta, Matteo (Enrico Borrello), uno studente universitario che ha l’ambizione di fare lo sceneggiatore, conosce Livia (Romana Maggiora Vergano), ragazza affascinante e inquieta. Appartengono a una diversa estrazione sociale. Lui rappresenta la classe medio-borghese in ascesa, lei invece viene da una famiglia ricca. Tra i due scatta un’immediata attrazione, ma la loro relazione s’interrompe dopo la partenza di Livia per Londra per seguire un corso di storia dell’arte. Passano alcuni anni. Matteo è diventato giornalista, si è sposato con Anna e ha due figli e Livia intanto è tornata a Roma. Le loro strade così s’incrociano nuovamente. La distanza e il tempo non hanno spento il loro legame: ora riaffiora come un amore che chiede coraggio e responsabilità, scatenando conseguenze che mettono alla prova le loro vite e che li porteranno a scelte dolorose.

Desiderio è un è un film borghese in modo dichiarato, elegante, dai primi piani perfetti e dai dialoghi sussurrati. I riferimenti temporali sono alla fine poco rilevanti, ed i protagonisti sono sospesi in una bolla in cui lo spettro di un futuro ormai alle porte e di una vita borghese e inevitabilmente omologata, iniziano a prendere il posto delle residue velleità post-adolescenziali.

Matteo studia Lettere ed è perennemente ansioso, lei legge Emily Dickinson, non riesce mai a prendere una decisione per le cose che contano. Livia non ha ancora trovato un motivo per vivere a Roma e vorrebbe trasferirsi altrove, o diventare “erede del bosco”. Matteo le ha infatti raccontato la leggenda del ramo d’oro, secondo la quale nei boschi di Nemi cresce un albero sacro, e chi ne strappa un ramo magico diventa erede di quel bosco. È un’illusione di felicità perfetta in cui entrambi si culleranno per anni, anche quando la vita li avrà portati verso strade diverse. Il tempo passa e trasforma ambienti e persone, ma sembra non passare mai davvero per i due protagonisti, immobilizzati da un desiderio mai realmente appagato, e forse, proprio per questo, tanto più difficile da contrastare.

La regia di Cescon è composta e raffinatissima, basata su un solido impianto narrativo, complice sia la fonte letteraria Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani e l’omonimo film di Vittorio De Sica che la regista cita in almeno un paio di scene, a tratti retrò nel ricreare un mondo di dubbio e privilegio, complici anche le musiche melodrammatiche di Andrea Fassi e l’elegante fotografia di Luca Bigazzi.

data di pubblicazione:21/10/2026








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