BUTTERFLY JAM di Kantemir Balagov, 2026

(Immagine ufficiale Alice nella città)

(ALICE NELLA CITTA’ 2026)

Butterfly Jam è un film del 2026 diretto da Kantemir Balagov, al suo esordio in un film in lingua inglese con Talha Akdogan e Barry Keoghan. Nel New Jersey, il sedicenne Pyteh divide il suo tempo tra i tappeti di lotta e il ristorante circasso di famiglia, che fatica ad andare avanti. Una decisione impulsiva del padre sconvolge la sua vita, plasmando gradualmente una narrazione di denuncia della tossicità di un modello maschile oramai insostenibile.

Il film, presentato nel maggio 2026 nella Quinzaine des Cinéastes del 79 Festival di Cannes ed in prima italiana Alice nella città, racconta le vicende di Pyteh (Talha Akdogan al debutto come attore), promettente atleta di lotta greco-romana che lavora nel ristorante di famiglia di etnia circassa, popolato dalla proprietaria Zalya (Riley Keough), dal frustrato Marat (Harry Melling) e dal padre di Pyteh Azik (Barry Keoghan), chef specializzato nei tradizionali delen, sorta di pancake di patate e formaggio che farcisce con la sua apprezzatissima ricetta di marmellata, fatta di farfalle.

Crescere significa anche ereditare un’identità ed un’appartenenza e Balagov la analizza attraverso la storia di Pyteh, proprio nel momento in cui l’adolescente comincia a scegliere cosa portare con sé nell’età adulta e cosa trasformare.

“Sei un debole”, dice Temir al padre Azik, che sembra adagiarsi nella sua vita nonsense, senza aspirare a nessun miglioramento e la stessa frase dirà poco dopo Azik al suo amico Marat che con il suo atteggiamento spaccone e aggressivo riesce a nascondere a stento le proprie profonde frustrazioni. Le reazioni sono diverse e devastanti ed aprono voragini. È una ferita lacerante per uomini cresciuti nel culto della virilità e nella rivendicazione identitaria di un machismo insostenibile.

Butterly Jam è una storia di emigrazione interiore, di disagio, di insofferenza che provano tutti i suoi personaggi rispetto al mondo che li circonda. Balagov lo racconta a modo suo, sfidando credibilità e kitsch, tra pellicani e zucchero filato, dando anzi una connotazione di tenerezza, che è l’ultima sensazione che rimane alla fine del dramma.

data di pubblicazione:19/10/2026








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