Serata evento in ricordo di Paolo Poli
(Teatro Argentina – Roma, 21 settembre 2026)
Il primo a dedicare a Paolo Poli un volume di studio ragionato è stato il critico di Repubblica Rodolfo Di Giammarco già nel 1985 (Paolo Poli, Gremese editore). Dei cinquecento e più aggettivi che ha messo in elenco nell’antologia critica a descrizione della parabola teatrale e della personalità dell’artista fiorentino, Marco Cavalcoli ne ha steso e recitato una parte, attraversando il palco dell’Argentina da una quinta all’altra. Di questi aggettivi Lucia Poli, sorella e sodale in tanti spettacoli, ne cattura tre, strappando la prima risata al pubblico: irriverente, caustico e sboccato.
Ma occorrono più voci a definire la figura poliedrica di un artista unico del panorama italiano a dieci anni dalla scomparsa. Colto, raffinato, capace di leggere e ridimensionare attraverso una comicità signorile le contraddizioni del nostro paese, per ricordare Paolo Poli bisogna interrogare l’arte, la musica, il folklore e l’alta letteratura, la poesia. Così, nell’evento di palcoscenico che mancava alle celebrazioni di quest’anno (a maggio la fondazione Giorgio Cini di Venezia e Rai Radio 3 hanno promosso un convegno e una programmazione speciale per l’attore), si alternano sul palco amici, compagni di strada e artisti che con lui hanno lavorato e da lui sono stati ispirati.
Oltre a un’immancabile selezione di materiale audiovisivo ritagliato dai suoi memorabili spettacoli e dalle apparizioni in TV tra gli anni ’60 e ‘70. Generoso a tal proposito il contributo in anteprima estratto da MEGALOPOLI, la puntata speciale di Blob a lui dedicata, in onda domenica 27 settembre su Rai 3 per la cura di Fabio Masi.
Pino Strabioli conduce la serata. E non c’è presentatore che possa sostituirlo in questo ruolo quando si parla di Paolo Poli. Prova del suo affetto è il libro che il giornalista e collega gli ha dedicato nel 2013, da cui è tratto lo spettacolo ancora oggi occasionalmente in scena: Sempre fiori mai un fioraio. Per lui e per chi lo ha conosciuto è stato una vera fonte di ispirazione e un maestro di vita, tanto che anche nel linguaggio e nelle espressioni usate da Strabioli è possibile ritrovarne traccia.
Milena Vukotich, che Poli sentiva vicina perché come lui era una raffinata creatura «nata dalle costole della letteratura», ne ricorda la passione per l’arte e l’estasi provata davanti all’Assunta dipinta da Tiziano nella chiesa veneziana di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Poi si lascia andare alla lettura di brevi componimenti poetico-musicali presi da Erik Satie (Sport e divertimenti, La caccia, La pesca, Il tennis), accompagnata al pianoforte da Leonardo Brizzi.
È Brizzi che accompagna ancora Maria Cassi, storica compagna del duo comico-musicale, legato a Poli da un vincolo artistico e di amicizia. Ma nella letteratura che ha ispirato le scritture del Nostro ci sono anche le rime, le filastrocche, le favole e altri autori come Palazzeschi, a cui, come ricorda Lucia Poli, si attingeva come a una “vacca da latte”. E di nuovo la musica nell’interpretazione struggente quanto commossa della Ballata di Sante Caserio suonata alla chitarra da Stefano Gragnani.
Paolo Poli sapeva trasmettere verità profonde e insegnamenti con una immediatezza e una praticità che non si apprendono sui libri di scuola, ma che si assimilano attraverso un’esperienza diretta e sfrontata della vita. Arturo Brachetti, ispirato nei suoi spettacoli dal trasformismo tanto praticato anche da Poli, dice che sul palco era così come era nella vita.
Non ha avuto figli Paolo Poli, ma certamente una progenie artistica nella quale è possibile riconoscere i tratti distintivi della sua figura. Al mondo esiste gente illuminata nell’arte e gente illuminata nella vita. Poli lo è stato in entrambe. E questa serata – per lui che odiava la retorica, le commemorazioni e i discorsi ampollosi – è stata una vera festa nel senso latino del termine, ossia una vera gioia. La gioia del teatro.
data di pubblicazione:27/09/2026






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