Strike- Figli di Un’Era Sbagliata, opera prima a sei mani di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, arriva in sala con l’ambizione di raccontare una generazione senza appoggiarsi né al pietismo, né al cinismo. Ambientato quasi interamente in un Ser.D, il film mette in scena l’incontro tra tre ventenni diversissimi, costretti a condividere uno spazio sospeso, in cui il tempo sembra dilatarsi e le identità si rivelano a poco a poco.
La struttura narrativa è semplice, un percorso fatto di dialoghi, silenzi e piccoli eventi quotidiani. Dante, tirocinante impacciato, Pietro, ribelle ma fragile e Tiziano, segnato da una profonda dipendenza, diventano progressivamente una micro-comunità emotiva. Non c’è una vera escalation drammatica, quanto piuttosto un accumulo di momenti che oscillano tra ironia e malinconia, dove le parentesi drammatiche funzionano decisamente meglio di quelle comiche, il tutto coerentemente con la definizione di “commedia agrodolce”, utilizzata per presentare il film.
Il punto di forza è l’onestà dello sguardo. Strike evita, infatti, la retorica del film sulle dipendenze, preferendo rimanere aderente ai corpi ed alle fragilità dei personaggi. Il Ser.D. non è un luogo simbolico ma concreto, quasi dimesso, e proprio per questo credibile, uno spazio in cui si parla molto e comunica meno, dove l’ironia diventa una forma di difesa e la leggerezza non cancella mai il disagio.
Sul piano registico, la scelta di una messa in scena sobria ed una macchina da presa poco invasiva riflette l’origine teatrale del progetto. Il film privilegia, infatti, la parola e la relazione tra i personaggi rispetto alla costruzione visiva, una scelta coerente che, però, a tratti, limita la forza cinematografica dell’insieme.
Le interpretazioni sono il vero motore del film. I tre registi attori lavorano su registri complementari, costruendo personaggi credibili proprio grazie ad una recitazione imperfetta, mai troppo rifinita. Accanto a loro Matilde Gioli e Lorenzo Zurzolo offrono una presenza più strutturata, capace di bilanciare l’energia disordinata dei protagonisti, mentre volti come Caterina Guzzanti, Pilar Fogliati o Massimo Ceccherini introducono deviazioni interessanti, senza però rubare la scena.
In conclusione, un esordio imperfetto ma sincero, che pur non trovando una forma definitiva sa già dire qualcosa di autentico sul proprio tempo.
data di pubblicazione:26/03/2026
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