FAITH di Paul Andrew Williams, 2026

(Immagine-ufficiale-Festa-Cinema-Roma-2026-Foto-di-Sergio-Strizzi)

(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)

La fede non è necessariamente una certezza, può essere anche il salto che compiamo quando la realtà ci toglie ogni appiglio. Paul Andrew Williams costruisce Faith su questa soglia, mescolando dramma sociale e inquietudine soprannaturale, in una storia che comincia con la concretezza della vita quotidiana e, a poco a poco, lascia entrare l’impossibile.

Gina (Erin Doherty) è una madre single che lavora in una fabbrica di dolci e cerca di tenere insieme il bilancio familiare, la cura del figlio Jamie e i rapporti, non sempre facili, con gli abitanti del piccolo centro. Proprio in questo paesaggio dimesso compare Michael (James McAvoy), uno sconosciuto gentile che incontra durante una serata al pub. Tra i due nasce un’intesa, ma la sua cortesia ha qualcosa di enigmatico perché Michael sembra sapere più di quanto dica e in più mantiene una distanza che rende difficile decifrarlo.

Il film non corre subito verso il mistero, ma Williams è abile nel farlo sedimentare nei gesti, negli sguardi, nelle omissioni, mentre il quotidiano inizia impercettibilmente ad inclinarsi verso qualcosa di perturbante. Anche le immagini della fabbrica, con i macchinari che modellano e ripiegano la materia dolciaria, acquistano una risonanza più oscura, man mano che si procede. È in questa prima parte che il film funziona di più. Erin Doherty è il centro del film. La sua Gina è fragile ma con orgoglio, stanca e con un bisogno quasi imbarazzato di essere vista. Accanto a lei McAvoy è misurato ed ambiguo.

Ma quando la storia cambia prospettiva, Faith chiede allo spettatore di riconsiderare ciò che ha visto, con uno scarto metodologico molto azzardato, virando verso i territori del sovrannaturale e del genere horror a sfondo religioso. L’elaborazione del lutto non è un processo lineare, bensì un passaggio spaventoso attraverso mostri interiori e sensi di colpa che chiedono conto. La fede del titolo travalica la componente strettamente confessionale, è la spinta quasi irrazionale necessaria per perdonare a se stessi le proprie mancanze. Il lutto, suggerisce Williams con immagini potenti e a tratti scioccanti, si supera e si dissolve solo nel momento esatto in cui si concede a se stessi il perdono per essere sopravvissuti a chi si è perduto.

data di pubblicazione:23/10/2026








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