Con Zerocalcare il rischio è sempre quello di ritrovarsi davanti all’ennesima variazione del suo universo narrativo, fatto di ansie quotidiane, Rebibbia, gli amici storici, i monologhi a mitraglia, l’Armadillo come coscienza parlante. Eppure, Due Spicci, in onda su Netflix dal 27 maggio, appare subito come qualcosa di diverso. Non perché rinneghi il linguaggio che ha reso riconoscibile l’autore romano, ma perché lo porta in una zona più stanca, più amara, più adulta, dove l’ironia continua ad esistere, ma smette di essere un rifugio sufficiente.
Gli otto episodi della nuova serie rimettono al centro Zero, Cinghiale, Sara, Secco e naturalmente l’Armadillo doppiato ancora da Valerio Mastandrea, ma il tono è più crepuscolare rispetto alle due serie precedenti. Stavolta il motore della storia è la gestione di un piccolo locale aperto da Zero e Cinghiale, un progetto che diventa rapidamente il simbolo di una generazione arrivata ad un’età in cui non basta più tirare avanti o sopravvivere emotivamente, perché è arrivato il momento in cui bisogna capire cosa sia rimasto dei sogni iniziali e soprattutto cosa fare quando la via non assomiglia a quella immaginata.
Due Spicci è certamente il lavoro più maturo, disilluso ed ambizioso di Zerocalare. Non tanto perché cambi il suo stile di scrittura, quanto piuttosto perché cambia il punto d’osservazione. I personaggi non sono più soltanto intrappolati nell’ansia o nell’immobilismo sentimentale tipico dei trentenni raccontati nelle opere precedenti, qui si confrontano con il fallimento, con le responsabilità economiche, con la paura di non essere diventati ciò che pensavano. La metafora del “navigatore che ricalcola il percorso”, citata dallo stesso autore al Salone del Libro di Torino, diventa infatti il cuore della serie, basata sull’accettare che la strada prevista si sia interrotta e che non esista per forza un vero lieto fine rassicurante.
Zerocalcare continua ad usare il flusso verbale, le digressioni assurde, i riferimenti pop e musicali, e ovviamente le sue battute geniali che strappano la risata di cuore in quel totale sentimento di immedesimazione, che è la base, da sempre, del suo successo. Allo stesso tempo, però, il racconto è a tratti doloroso, ed è proprio in questa perdita di consolazione che la serie sembra trovare la sua forza migliore.
Anche sul piano registico la serie è più complessa, l’animazione, dietro quell’apparente semplicità scarabocchiata, mostra con evidenza un lavoro collettivo. Non a caso Zerocalcare stesso ha definito Due Spicci come “la fine della trilogia”, quasi una resa dei conti personale con il percorso iniziato nel 2021.
data di pubblicazione: 26/05/2026



0 commenti