da Anna Paulinyi | Feb 16, 2026
Siamo in una cittadina inglese ai tempi nostri e il film racconta, attraverso una lente BDSM, il rapporto tra il giovane Colin (Harry Melling – avete presente il cugino viziato di Harry Potter… è lui!), un timido vigile un po’ sciatto, e il misterioso biker Ray (Alexander Skarsgård), molto prestante. Per chi non sapesse, come me: BDSM è un termine ombrello che racchiude una varietà di comportamenti atipici piacevoli o eccitanti che contemplano giochi di ruolo fisici, psicologici e sessuali tra adulti consenzienti, basati su dinamiche di potere, sottomissione, schiavitù fisica, sul procurare o ricevere dolore e sensazioni fisiche (De Neef et al., 2019). E questo, prima di andare a vedere il film, è bene saperlo, così da non restare troppo sorpresi da alcune scene piuttosto esplicite.
Colin vive ancora con i suoi genitori (Douglas Hodge e Lesley Shary), calorosi e partecipativi, che vorrebbero vedere il figlio felicemente fidanzato. Intorno a Natale, in un pub, conosce Ray che, con un biglietto, lo invita a incontrarlo proprio il giorno di Natale alle ore 17. Arrivati all’appuntamento, Ray porta Colin in un vicolo dove gli permette di leccargli gli stivali e non solo. Poi, lasciando ovviamente Colin nell’incertezza se questo incontro avrà un seguito, lo invita a casa sua dove Colin può cucinare per loro. Inizia così una convivenza un po’ sui generis.
Colin è innamorato perso e si prende qualsiasi briciola lasciata da Ray: si rasa i capelli a zero, va a fare le scorribande con gli amici di Ray, che sembrano quasi tutti in coppia SM (uno sadico e uno maso). I suoi momenti più belli con Ray però sono quando, seduto sulla moto di Ray, il suo bene supremo, può abbracciarlo da dietro, sul sedile posteriore che in inglese viene chiamato “pillion”.
Piano piano si capisce che Colin diventa più consapevole di quello che vuole davvero da Ray, e si intravede anche che Ray – nonostante tutto – si è in qualche modo innamorato del suo schiavo e fatica a mantenere le regole dure dell’inizio. Tutto sembra andare verso una direzione più romantica dopo un atto ribelle di Colin, che vuole costringere Ray a passare almeno una volta a settimana una giornata da coppia alla pari, fuori dal loro solito schema. Se non fosse che, dopo questa unica giornata passata insieme in modo diverso, Ray sparisce.
Lo ammetto: sono uscita un po’ delusa da questo film, tratto dal romanzo degli anni ’70 Box Hill di Adam Jones-Mars e primo lungometraggio di Harry Lighton, giovane cineasta inglese.
A conti fatti si tratta di una storia d’amore in cui uno dei due si evolve e l’altro vorrebbe anche, ma non ce la fa, e la componente dei bikers in versione BDSM mi ha dato più l’impressione di scene di un documentario socio-antropologico anni `70 che di una componente psicologica finemente analizzata e resa visibile in chiave di commedia nera. Ma io avevo anche visto Secretary di Steven Shainberg (2002) con James Spader e Maggie Gyllenhaal e quindi le aspettative erano alte. Evidentemente troppo… comunque gli attori sono bravi.
data di pubblicazione:16/02/2026
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da Anna Paulinyi | Feb 11, 2026
Una storia d’amore focosa e divertente tra due giocatori di hockey sul ghiaccio. Il Canada ha regalato al mondo una nuova serie cult, che ha spopolato in termini di audience nelle ultime due settimane dell’anno passato, non solo sul piccolo schermo ma anche su Instagram, TikTok e altro ancora.
La storia racconta il nascere e lo sviluppo del rapporto tra due star dell’hockey su ghiaccio. Shane Hollander, canadese, e Ilya Rozanov, di Mosca, si scontrano per la prima volta da teenager sulla pista nel 2008 come campioni delle rispettive squadre nazionali, per poi diventare arci-nemici nella lega americana, dove Shane gioca per Montreal e Ilya per Boston. La storia si sviluppa nei dieci anni successivi al loro primo incontro.
Per quanto siano nemici sul ghiaccio, appena ne hanno la possibilità vanno a letto insieme, ovviamente in gran segreto.
Non potrebbero avere due caratteri più diversi: Ilya Rozanov – interpretato da un bravissimo Connor Storrie – è un bisessuale festaiolo ma dotato di sentimenti profondi, che cerca di proteggersi da una storia familiare dolorosa; Shane Hollander, interpretato da Hudson Williams, invece, che dalla vita sembra aver avuto tutto, compresi genitori gentili e amorevoli, è piuttosto introverso e fa fatica a capire cosa desideri davvero al di là dell’hockey.
E, dacché inizialmente la loro relazione sembra più una sperimentazione basata su una forte attrazione, ne nascerà qualcosa di molto più sconvolgente per entrambi.
Chi non ama scene di sesso alquanto esplicite, in particolare tra due uomini, e le storie d’amore, farebbe meglio a non guardare questa serie. Tutti gli altri sono invece invitati a farlo. Perché fa anche ridere e contiene alcuni momenti narrativi davvero incantevoli, come quando Ilya dichiara il suo amore per Shane in russo, mentre lui ascolta ma non capisce.
La serie poi è girata benissimo, curata nei minimi dettagli, pare che l’ideatore, Jacob Tierney, sia un enfant prodige delle sue terre ed è stata già programmata una seconda stagione. Questo fortunato colpo narrativo si basa sulla serie di romanzi di Rachel Reid, scrittrice canadese e sfegatata fan dell’hockey su ghiaccio, che, un po’ stanca dell’omofobia molto pronunciata in questo sport, ha voluto offrire un quadro diverso e audace con la sua serie Game Changer, scritta per Carina Press (una spin-off LGBTQ+ di Harlequin… ebbene sì, i romanzi rosa si evolvono).
Comunque sia, la serie, prima di andare potenzialmente in onda su “soli” 4 milioni di schermi abbonati del provider di streaming canadese Crave, è stata acquistata last minute da HBO, che l’ha data in pasto a ben 128 milioni di spettatori a partire da prima di Natale. In Italia la serie dovrebbe arrivare doppiata nei primi mesi del 2026 con il nuovo servizio HBO Max attivo anche da noi.
Ed è così che nasce un fenomeno, che ha catapultato i due protagonisti già nell’olimpo di Hollywood. Ma ben vengano i successi globali di questo tipo di prodotto in un mondo sempre più omofobico a livello legislativo.
E anche se si tratta forse di una serie dal sapore leggermente esotico per tema e ambientazione in Italia, non bisogna pensare che si tratti di un fenomeno indirizzato a un solo pubblico (adulto) simpatizzante e sostenitore delle questioni LGBTQ+.
È destinata innanzitutto a un pubblico femminile, quello che ha bisogno di distrarsi ed è sfinito dopo aver preparato la cena, messo i figli a letto, pensato alla spesa di domani e spento tutte le luci di casa, quando sente russare poi il proprio marito a letto già da più di un’ora.
data di pubblicazione:11/02/2026
da Anna Paulinyi | Gen 12, 2026
Netflix offre adesso la visione di serie che non sono di primo pelo, ma allo stesso tempo assolutamente adorabili e che escono per la prima volta complete in Italia. Younger è stata una bella sorpresa in questo senso.
La trama della serie di sette stagioni, parzialmente trasmessa in Italia da FoxLife tra il 2017 e il 2018 è presto detta: la protagonista, Liza Miller, una casalinga del New Jersey con una figlia all’università e fresca di divorzio perché il marito si è giocato tutto il loro patrimonio, si ritrova a mentire sulla propria età per trovare lavoro nell’ambito dell’editoria, che è la sua passione.
Con qualche colpo di sole nei capelli e vestiti giovanili recuperati di seconda mano, riuscirà a spacciarsi per una 26enne e a diventare assistente della marketing director della casa editrice “Empirical”, una certa Diana Trout, un personaggio spin-off di Miranda Priestly de Il diavolo veste Prada.
Ma a Liza, impersonata da Sutton Foster, va un po’ meglio che ad Andy Sachs (la super assistente di Miranda ne il Diavolo veste Prada). Nonostante gli orari intensi e tutti gli intrighi d’ufficio, Liza si crea una nuova vita in una New York fatta di eventi legati all’editoria e di incontri interessanti e impegnativi con tipologie di scrittori molto diverse tra loro.
Liza diventa infatti amica della giovane editor Kelsey Peters (Hilary Duff), una millennial determinata che aiuterà Liza a fare carriera all’interno di “Empirical Press”. In più si delinea una office romance con il suo capo Charles Brookes (Peter Hermann), anche se il cuore e il corpo di Liza vengono rianimati soprattutto da Josh (Nico Tortorella), un 26enne tatuatore che vive poco lontano dal loft di Brooklyn nel quale Liza è stata accolta dalla sua amica di lunga data Maggie Amato (Debi Mazar), un’artista lesbica molto passionale.
Ogni puntata ci porta in un ambito letterario o artistico diverso ed è piena di battute con riferimenti culturali e a personaggi del mondo reale. Veniamo anche confrontati con le differenze di età tra la generazione cresciuta in modo analogico e le prime generazioni digitali, e introdotti nel mondo dei social, della fluidità sessuale e dei ruoli. Ovviamente non mancano i colpi di scena, visto che la bugia sull’età di Liza rischia di saltare di continuo. E lo farà. Ma alla fine tutti imparano da tutti.
Questo gioco sofisticato di esplorazione delle aperture e dei limiti sociali e sessuali della fauna newyorkese ha qualcosa di famigliare ed infatti il produttore esecutivo ed ideatore è Darren Starr, già inventore della fortunata serie Sex and the City. E l’impronta si riconosce.
È un racconto pensato per un pubblico dalla sensibilità femminile ed è anche per questo che l’aspetto omosessuale della serie pende più verso l’omosessualità femminile che maschile. Viene dato molto spazio alle avventure di Maggie che si destreggia per esempio tra una gallerista bellissima che però ha i baffi e un’ebrea lesbo-ortodossa. Affascinante come la linea narrativa di questo genere si apra cosi anche a un grande pubblico.
Però fa riflettere il fatto che la leggerezza e l’ironia della serie abbia qualcosa di esotico e sembri di altri tempi, solo perché è stata girata prima della pandemia.
Ma comunque sia: c’è da divertirsi con questa ricca trama piena di sottotrame ben curate, un ottimo ensemble di attori e una New York da innamorarsi.
data di pubblicazione:12/01/2026
da Anna Paulinyi | Nov 10, 2025
La struttura narrativa portante di L’estate nei tuoi occhi ( titolo originale: The Summer I Turned Pretty) richiama la favola del brutto anatroccolo che si trasforma in un bellissimo cigno, ambientata in un’elegante località balneare dell’alta società della East Coast americana.
La serie, composta da tre stagioni, si ispira chiaramente al film Sabrina (1954) di Billy Wilder: non solo per l’eleganza dei costumi e delle ambientazioni, ma anche per la costruzione del triangolo amoroso e per una delicata parentesi “parigina”. Questo omaggio è reso esplicito attraverso numerose citazioni dirette che rendono l’atmosfera familiare, nostalgica e sofisticata.
La protagonista, Isabel Conklin, ha passato tutte le sue estati da quando è nata nella villona con vista mare e super piscina della miglior amica della madre, Susannah Fisher. Susannah Fisher e Laurel Conklin, una scrittrice di origini coreane, sono amiche dai tempi del college e sono sempre felici di passare quelle settimane assieme, solo loro due, senza mariti, e con i loro figli. Si fanno famiglia. Isabel, chiamata “Belly” ha un fratello maggiore molto brillante e vivace di nome Steven, mentre Susannah ha due figli maschi, Conrad, il maggiore, gentile, deciso e un po’ introverso, e il bello ed estroverso Jeremiah, della stessa età di Belly.
Belly, che da sempre ha una cotta per Conrad, viene coccolata e presa in giro dai ragazzi fino alla sua estate dei 16 anni, quando i due fratelli Fisher rimangono sbalorditi a veder scendere dalla macchina una giovane donna molto attraente e sicura di sé e non più la bimba un po’ impacciata alla quale erano abituati.
Non è questa la sede però per svelare con chi, dopo tre stagioni, Belly troverà (forse) la pace del cuore.
Ma non è neanche così importante perché pur avendo un apparente taglio Coming-of-Age, L’estate nei tuoi occhi è in verità una saga familiare di ampio respiro ed un intreccio esplosivo di legami e sentimenti raccontato anche attraverso i personaggi secondari, spesso meno scontati dei protagonisti.
La serie invita infatti a interrogarsi su cosa significhi essere onesti nei rapporti affettivi, il tradimento, fino a che punto sia giusto scendere a compromessi, come si possa perdonare chi ci è più vicino, e cosa voglia dire davvero diventare adulti; su come accettare le perdite e ritrovare un equilibrio dopo il dolore e molto altro ed è molto meno banale di come sembra al primo impatto.
Ma questo non deve sorprendere: la storia nasce dai romanzi di Jenny Han, americana di origini coreane e autrice anche della fortunata XO, Kitty (su Netflix). E come ci insegnano i K-drama, le serie coreane, ogni mondo è paese. E per quanto riguarda questa serie, il paese è raffinato, moderno e a tratti anche spiritoso.
data di pubblicazione:10/11/2025
da Anna Paulinyi | Nov 10, 2025
(Serie in due stagioni su Netflix)
Ci sono serie che possono davvero cambiare la vita. La mia è cambiata in meglio guardando Sense8.
Forse non è sorprendente, considerando chi l’ha creata: J. Michael Straczynski, uno dei fumettisti più noti della Marvel, e le sorelle Lana e Lilly Wachowski, le stesse di Matrix.
Come molti appassionati di audiovisivo, all’inizio dell’era dello streaming mi sono lasciata conquistare dalle serie TV. Promettevano di approfondire personaggi e situazioni, di offrire ciò che il cinema a volte non aveva il tempo di esplorare. Ma presto ho iniziato a sentire un tracollo: contenuti sempre più piatti, dialoghi forzati, violenza e banalità usati come espedienti per catturare l’attenzione. I protagonisti mi sembravano marionette stereotipate del loro destino o della loro classe sociale, senza vera consapevolezza o critica costruttiva.
Mi chiedevo: dove erano finiti i dialoghi brillanti, le esplorazioni del diverso, del quotidiano?
E poi è arrivata Sense8.
Ho tirato un grande sospiro di sollievo. Perché, anche se di realistico – come trama – ha ben poco, come esplorazione sociale mi è sembrata una delle serie più autentiche e innovative che abbia mai visto.
Seguiamo otto personaggi intorno ai trent’anni, che vivono in otto paesi diversi:
Riley Blue (Tuppence Middleton), DJ islandese; Wolfgang (Max Riemelt), criminale di Berlino; Kala (Tina Desai), chimica di Mumbai; Will Gorski (Brian J. Smith), detective di Chicago; Sun Bak (Bae Doo-na), manager ed ereditiera sudcoreana; Nomi Marks (Jamie Clayton), hacker transessuale di San Francisco; Capheus (Aml Ameen, poi Toby Onwumere), autista di bus a Nairobi; e Lito (Miguel Ángel Silvestre), attore messicano di film d’azione.
All’apparenza non hanno nulla in comune: Lito è omosessuale e teme che la sua carriera possa crollare se venisse scoperto; Kala è fidanzata con il suo capo ma non è certa di amarlo; Nomi è stata rifiutata dalla madre per via della sua identità di genere; Wolfgang porta con sé un oscuro segreto familiare; Capheus cerca di mantenere un’etica in un ambiente dominato dalle gang; Riley lotta contro la dipendenza e il dolore; Sun Bak è intrappolata in un conflitto familiare feroce.
Ma le loro vite cambiano radicalmente quando scoprono di essere collegati telepaticamente — anzi, di più: condividono emozioni, abilità, percezioni, e diventano parte di una stessa coscienza collettiva.
Mentre affrontano le proprie difficoltà, iniziano a “visitarsi” l’un l’altro: Sun Bak si ritrova all’alba su una banchina di Londra accanto a Riley; Wolfgang sente il profumo del cibo indiano e si ritrova a Mumbai; Kala si trova improvvisamente in una Berlino innevata. Lentamente capiscono di essere uniti in un unico grande “cervello”, e che una misteriosa organizzazione vuole catturarli per sfruttare i loro poteri.
La serie fonde fantascienza e thriller, ma il suo vero cuore sono i legami umani: l’empatia, la solidarietà, la connessione profonda che nasce dal riconoscere sé stessi nell’altro.
E tutto questo prende vita in modo sorprendente anche dal punto di vista tecnico: gli effetti speciali sono realizzati senza CGI, perché gli attori hanno davvero girato le stesse scene in location diverse del mondo. Così Seoul diventa Berlino, Nairobi diventa San Francisco, e viceversa — un’esperienza visiva unica e autentica che riflette perfettamente il tema dell’interconnessione. Sense8 ci fa viaggiare in tutto il mondo.
Ma soprattutto, Sense8 non è solo una serie di intrattenimento. È un esperimento emotivo e politico sul senso di appartenenza, sull’amore e sulla diversità.
Per me è stato un invito a credere che la connessione umana — reale o immaginaria — può ancora essere rivoluzionaria.
Quest’anno la serie compie dieci anni, ma, visto il clima politico e sociale, è forse ancora più attuale di quando uscì la prima volta su Netflix (costretta dai fan a regalare il gran finale).
E poi, una colonna sonora strepitosa.
Assolutamente da vedere e da godere.
data di pubblicazione:10/11/2025
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