OUTLANDER – Serie Amazon Prime 2014-2026 (8stagioni)

OUTLANDER – Serie Amazon Prime 2014-2026 (8stagioni)

Che sollievo, a volte, poter dimenticare per un po’ i propri problemi e i propri guai, guardando quelli di qualcun altro. E la protagonista di Outlander, Claire, interpretata dall’attrice e modella irlandese Caitríona Balfe, di problemi ne ha davvero tanti. Da ormai più di dieci anni.
Già nella prima stagione Claire è malapena tornata dal fronte della Seconda guerra mondiale, dove ha lavorato come infermiera di pronto soccorso in prima linea – e non fa neanche in tempo a riabituarsi alla vita con suo marito Frank Randall non più visto da cinque anni – che attraverso un misterioso cerchio di pietre nelle Highlands scozzesi viene catapultata indietro nel tempo.

Precisamente nell’anno del Signore 1743, pochi anni prima della battaglia di Culloden, destinata a segnare definitivamente la sconfitta della ribellione giacobita e la fine del vecchio mondo dei clan scozzesi. Claire si ritrova dunque in un’epoca completamente diversa dalla sua, con addosso soltanto un leggero vestito e nessuna idea di come tornare a casa. Deve imparare in fretta a sopravvivere in una quotidianità piena di insidie. Ma se la cava sorprendentemente bene in mezzo a quei ruvidi scozzesi in kilt. Le toccherà persino sposarne uno per evitare di cadere nelle mani di Jack Randall, antenato di suo marito Frank e spietato, sadico capitano delle giubbe rosse, interpretato – anche lui, in un magnifico doppio ruolo – da Tobias Menzies.

Tornando al giovane guerriero scozzese che Claire è costretta a sposare, James “Jamie” Fraser (Sam Heughan), un briciolo di fortuna c’è: lui infatti non è solo fiero, intelligente e spiritoso, ma è anche più giovane di lei. La stessa Claire rimane sorpresa dalla passione e dall’amore che nasceranno fra loro. E, naturalmente, anche Jamie sente le stesse cose. E meno male, perché da quel momento i due non faranno praticamente altro che salvarsi la pelle a vicenda. Per otto stagioni.

Possiamo tranquillamente dire che Outlander non è una serie per spettatori troppo impressionabili. Con il procedere della storia – tratta dai romanzi di Diana Gabaldon, che ha iniziato a immaginare questo universo all’inizio degli anni Novanta – Claire e Jamie dovranno uscire vivi non soltanto dalle conseguenze di Culloden, ma anche dagli intrighi di Versailles, da violenze sessuali, ferite gravissime, continue traversate oceaniche, maniaci, battaglie feroci combattute con forconi e coltelli, dalla Rivoluzione americana, da avvelenamenti e accuse di stregoneria e tanto altro.

Insomma: un grande affresco storico, ambientato prima in Europa e poi nelle nuove colonie d’oltreoceano, che attraversa decenni, guerre e continenti. E alla fine dell’ottava stagione Claire e Jamie si ritrovano anche al centro di una famiglia allargata davvero straordinaria. Perché Outlander, nel raccontare le relazioni umane, non sembra voler lasciare fuori quasi nulla, neanche rapporti omosessuali, bisessuali e forme di amore non monogamo.

Superata la seconda stagione – che, rispetto alla prima, perde ritmo, ma chiunque abbia vissuto una relazione lunga sa che la fase iniziale dell’innamoramento è sempre quella più agitata e pepata – la serie prende la forma di una grande storia picaresca, quasi un’epopea. Molto ben costruita e soprattutto straordinariamente ambientata e recitata. Una storia che ci riporta continuamente vicino alla guerra e alla violenza, ma non per il gusto di farne uno spettacolo. La serie ce le mostra per quello che sono state nella vita dei nostri antenati: una realtà con la quale intere generazioni hanno dovuto convivere e contro la quale hanno dovuto lottare per sopravvivere.

E in molte parti del mondo, purtroppo, oggi si deve ancora fare lo stesso, proprio come Claire e Jamie. E forse è proprio questo uno degli aspetti di Outlander che colpisce di più: dietro tutte quelle avventure, le battaglie, gli amori e le fughe e violenze, rimane la sensazione che stiamo guardando persone che cercano, innanzitutto e ostinatamente, di restare vive.

Persone come i nostri antenati.

Quelli che hanno combattuto abbastanza a lungo perché, secoli dopo, potessimo esserci noi.

data di pubblicazione:25/09/2026

OFF CAMPUS “The Deal” – Serie Amazon Prime Video, 2026

OFF CAMPUS “The Deal” – Serie Amazon Prime Video, 2026

Off Campus, serie romantica e young adult, domina dalla sua uscita a maggio le prime posizioni su Prime Video di Amazon. Ormai sono quasi due mesi, e il successo non sembra affatto casuale.
La storia, a raccontarla, è semplice: Hannah Wells (Elle Bright), promettente studentessa di composizione musicale, si scontra per caso con Garrett Graham (Belmont Cameli), star dell’hockey dell’università fittizia Briar. Prima diventa la sua tutor di filosofia, poi finisce per innamorarsene. Ma mai quanto lui, che aveva giurato di non volere una relazione seria durante gli anni universitari, per concentrarsi solo sulla carriera accademica e sportiva.

A legare due personaggi apparentemente così diversi non sono solo la musica, la cultura pop anni Ottanta e una colonna sonora molto variegata e divertente. C’è soprattutto la passione, insieme a uno straordinario know-how, per quello che fanno. Lei con la musica, lui con l’hockey. Entrambi hanno talento, disciplina e ferite profonde.

Il patto da cui nasce tutto — “The Deal” — è semplice: lei lo aiuterà a passare l’esame di filosofia, lui la aiuterà con una finta corte e indicazioni precise per conquistare il musicista Justin Kohl (Josh Heuston). Ma dentro questo gioco leggero scopriamo presto qualcosa di molto meno superficiale: Hannah è stata vittima di violenza sessuale al liceo, mentre Garrett è vittima dell’abuso psicologico del padre, anche lui famoso giocatore di hockey.

Il loro rapporto funziona perché non si basa solo sull’attrazione, ma sul rispetto reciproco e, nonostante gli screzi iniziali — ma senza quelli, che noia — sull’amicizia. È proprio questo che rende la storia credibile: Hannah non è una Cenerentola da salvare, anzi è spesso molto più sicura di sé di Garrett, che fatica a ridimensionare la figura violenta del padre nella propria vita.

Intorno a loro ci sono personaggi interessanti e ben delineati: Allison (Mika Abdalla), studentessa di recitazione e migliore amica di Hannah; Dean de Laurentis (Stephen Kalyn), sciupafemmine che però con Allie vorrebbe qualcosa di diverso; Logan (Antonio Cipriano), il migliore amico di Garrett, con un grande cuore e una cotta segreta per Hannah; e Jules (Julia Sarah Stone), sorella omosessuale di Garrett, fan sfegatata di hockey e anima del canale di pettegolezzi dell’università.

Come per Bridgerton, l’idea è che anche gli altri libri bestseller della serie Off Campus di Elle Kennedy possano trovare gloria sulla piattaforma negli anni a venire. La seconda stagione, dedicata ad Allie e Dean, è già in sviluppo.

Ma allora a cosa dobbiamo questo successo? Sicuramente alla vivacità dei personaggi, ma anche al valore profondo dato all’amicizia: non solo dentro la coppia, ma anche nel gruppo di amici di Garrett. Sono fighi, sì, ma non bulli. Hanno una mascolinità sicura, fisica, competitiva, però non aggressiva. Cercano di darsi una mano quando possono e, pur avendo donne ai loro piedi, non risultano né maschilisti né arroganti.

Viviamo ormai in un mondo — per fortuna — molto più fluido di prima per quanto riguarda i tratti distintivi del comportamento maschile e femminile. E “Off Campus” ne è l’ennesima prova.

Certo, sono personaggi fittizi. Ma sembrano tanto veri.

data di pubblicazione:07/06/2026

PILLION di Harry Lighton, 2026

PILLION di Harry Lighton, 2026

Siamo in una cittadina inglese ai tempi nostri e il film racconta, attraverso una lente BDSM, il rapporto tra il giovane Colin (Harry Melling – avete presente il cugino viziato di Harry Potter… è lui!), un timido vigile un po’ sciatto, e il misterioso biker Ray (Alexander Skarsgård), molto prestante. Per chi non sapesse, come me: BDSM è un termine ombrello che racchiude una varietà di comportamenti atipici piacevoli o eccitanti che contemplano giochi di ruolo fisici, psicologici e sessuali tra adulti consenzienti, basati su dinamiche di potere, sottomissione, schiavitù fisica, sul procurare o ricevere dolore e sensazioni fisiche (De Neef et al., 2019). E questo, prima di andare a vedere il film, è bene saperlo, così da non restare troppo sorpresi da alcune scene piuttosto esplicite.

Colin vive ancora con i suoi genitori (Douglas Hodge e Lesley Shary), calorosi e partecipativi, che vorrebbero vedere il figlio felicemente fidanzato. Intorno a Natale, in un pub, conosce Ray che, con un biglietto, lo invita a incontrarlo proprio il giorno di Natale alle ore 17. Arrivati all’appuntamento, Ray porta Colin in un vicolo dove gli permette di leccargli gli stivali e non solo. Poi, lasciando ovviamente Colin nell’incertezza se questo incontro avrà un seguito, lo invita a casa sua dove Colin può cucinare per loro. Inizia così una convivenza un po’ sui generis.

Colin è innamorato perso e si prende qualsiasi briciola lasciata da Ray: si rasa i capelli a zero, va a fare le scorribande con gli amici di Ray, che sembrano quasi tutti in coppia SM (uno sadico e uno maso). I suoi momenti più belli con Ray però sono quando, seduto sulla moto di Ray, il suo bene supremo, può abbracciarlo da dietro, sul sedile posteriore che in inglese viene chiamato “pillion”.

Piano piano si capisce che Colin diventa più consapevole di quello che vuole davvero da Ray, e si intravede anche che Ray – nonostante tutto – si è in qualche modo innamorato del suo schiavo e fatica a mantenere le regole dure dell’inizio. Tutto sembra andare verso una direzione più romantica dopo un atto ribelle di Colin, che vuole costringere Ray a passare almeno una volta a settimana una giornata da coppia alla pari, fuori dal loro solito schema. Se non fosse che, dopo questa unica giornata passata insieme in modo diverso, Ray sparisce.

Lo ammetto: sono uscita un po’ delusa da questo film, tratto dal romanzo degli anni ’70 Box Hill di Adam Jones-Mars e primo lungometraggio di Harry Lighton, giovane cineasta inglese.
A conti fatti si tratta di una storia d’amore in cui uno dei due si evolve e l’altro vorrebbe anche, ma non ce la fa, e la componente dei bikers in versione BDSM mi ha dato più l’impressione di scene di un documentario socio-antropologico anni `70 che di una componente psicologica finemente analizzata e resa visibile in chiave di commedia nera. Ma io avevo anche visto Secretary di Steven Shainberg (2002) con James Spader e Maggie Gyllenhaal e quindi le aspettative erano alte. Evidentemente troppo… comunque gli attori sono bravi.

data di pubblicazione:16/02/2026


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HEATED RIVALRY di Jacob Tierney – serie TV su HBO Max / Prime Video

HEATED RIVALRY di Jacob Tierney – serie TV su HBO Max / Prime Video

Una storia d’amore focosa e divertente tra due giocatori di hockey sul ghiaccio. Il Canada ha regalato al mondo una nuova serie cult, che ha spopolato in termini di audience nelle ultime due settimane dell’anno passato, non solo sul piccolo schermo ma anche su Instagram, TikTok e altro ancora.

La storia racconta il nascere e lo sviluppo del rapporto tra due star dell’hockey su ghiaccio. Shane Hollander, canadese, e Ilya Rozanov, di Mosca, si scontrano per la prima volta da teenager sulla pista nel 2008 come campioni delle rispettive squadre nazionali, per poi diventare arci-nemici nella lega americana, dove Shane gioca per Montreal e Ilya per Boston. La storia si sviluppa nei dieci anni successivi al loro primo incontro.

Per quanto siano nemici sul ghiaccio, appena ne hanno la possibilità vanno a letto insieme, ovviamente in gran segreto.

Non potrebbero avere due caratteri più diversi: Ilya Rozanov – interpretato da un bravissimo Connor Storrie – è un bisessuale festaiolo ma dotato di sentimenti profondi, che cerca di proteggersi da una storia familiare dolorosa; Shane Hollander, interpretato da Hudson Williams, invece, che dalla vita sembra aver avuto tutto, compresi genitori gentili e amorevoli, è piuttosto introverso e fa fatica a capire cosa desideri davvero al di là dell’hockey.

E, dacché inizialmente la loro relazione sembra più una sperimentazione basata su una forte attrazione, ne nascerà qualcosa di molto più sconvolgente per entrambi.

Chi non ama scene di sesso alquanto esplicite, in particolare tra due uomini, e le storie d’amore, farebbe meglio a non guardare questa serie. Tutti gli altri sono invece invitati a farlo. Perché fa anche ridere e contiene alcuni momenti narrativi davvero incantevoli, come quando Ilya dichiara il suo amore per Shane in russo, mentre lui ascolta ma non capisce.

La serie poi è girata benissimo, curata nei minimi dettagli, pare che l’ideatore, Jacob Tierney, sia un enfant prodige delle sue terre ed è stata già programmata una seconda stagione. Questo fortunato colpo narrativo si basa sulla serie di romanzi di Rachel Reid, scrittrice canadese e sfegatata fan dell’hockey su ghiaccio, che, un po’ stanca dell’omofobia molto pronunciata in questo sport, ha voluto offrire un quadro diverso e audace con la sua serie Game Changer, scritta per Carina Press (una spin-off LGBTQ+ di Harlequin… ebbene sì, i romanzi rosa si evolvono).

Comunque sia, la serie, prima di andare potenzialmente in onda su “soli” 4 milioni di schermi abbonati del provider di streaming canadese Crave, è stata acquistata last minute da HBO, che l’ha data in pasto a ben 128 milioni di spettatori a partire da prima di Natale. In Italia la serie dovrebbe arrivare doppiata nei primi mesi del 2026 con il nuovo servizio HBO Max attivo anche da noi.

Ed è così che nasce un fenomeno, che ha catapultato i due protagonisti già nell’olimpo di Hollywood. Ma ben vengano i successi globali di questo tipo di prodotto in un mondo sempre più omofobico a livello legislativo.

E anche se si tratta forse di una serie dal sapore leggermente esotico per tema e ambientazione in Italia, non bisogna pensare che si tratti di un fenomeno indirizzato a un solo pubblico (adulto) simpatizzante e sostenitore delle questioni LGBTQ+.

È destinata innanzitutto a un pubblico femminile, quello che ha bisogno di distrarsi ed è sfinito dopo aver preparato la cena, messo i figli a letto, pensato alla spesa di domani e spento tutte le luci di casa, quando sente russare poi il proprio marito a letto già da più di un’ora.

data di pubblicazione:11/02/2026

YOUNGER di Darren Starr – Serie Netflix 2026

YOUNGER di Darren Starr – Serie Netflix 2026

Netflix offre adesso la visione di serie che non sono di primo pelo, ma allo stesso tempo assolutamente adorabili e che escono per la prima volta complete in Italia. Younger è stata una bella sorpresa in questo senso.

La trama della serie di sette stagioni, parzialmente trasmessa in Italia da FoxLife tra il 2017 e il 2018 è presto detta: la protagonista, Liza Miller, una casalinga del New Jersey con una figlia all’università e fresca di divorzio perché il marito si è giocato tutto il loro patrimonio, si ritrova a mentire sulla propria età per trovare lavoro nell’ambito dell’editoria, che è la sua passione.

Con qualche colpo di sole nei capelli e vestiti giovanili recuperati di seconda mano, riuscirà a spacciarsi per una 26enne e a diventare assistente della marketing director della casa editrice “Empirical”, una certa Diana Trout, un personaggio spin-off di Miranda Priestly de Il diavolo veste Prada.

Ma a Liza, impersonata da Sutton Foster, va un po’ meglio che ad Andy Sachs (la super assistente di Miranda ne il Diavolo veste Prada). Nonostante gli orari intensi e tutti gli intrighi d’ufficio, Liza si crea una nuova vita in una New York fatta di eventi legati all’editoria e di incontri interessanti e impegnativi con tipologie di scrittori molto diverse tra loro.

Liza diventa infatti amica della giovane editor Kelsey Peters (Hilary Duff), una millennial determinata che aiuterà Liza a fare carriera all’interno di “Empirical Press”. In più si delinea una office romance con il suo capo Charles Brookes (Peter Hermann), anche se il cuore e il corpo di Liza vengono rianimati soprattutto da Josh (Nico Tortorella), un 26enne tatuatore che vive poco lontano dal loft di Brooklyn nel quale Liza è stata accolta dalla sua amica di lunga data Maggie Amato (Debi Mazar), un’artista lesbica molto passionale.

Ogni puntata ci porta in un ambito letterario o artistico diverso ed è piena di battute con riferimenti culturali e a personaggi del mondo reale. Veniamo anche confrontati con le differenze di età tra la generazione cresciuta in modo analogico e le prime generazioni digitali, e introdotti nel mondo dei social, della fluidità sessuale e dei ruoli.  Ovviamente non mancano i colpi di scena, visto che la bugia sull’età di Liza rischia di saltare di continuo. E lo farà. Ma alla fine tutti imparano da tutti.

Questo gioco sofisticato di esplorazione delle aperture e dei limiti sociali e sessuali della fauna newyorkese ha qualcosa di famigliare ed infatti il produttore esecutivo ed ideatore è Darren Starr, già inventore della fortunata serie Sex and the City. E l’impronta si riconosce.

È un racconto pensato per un pubblico dalla sensibilità femminile ed è anche per questo che l’aspetto omosessuale della serie pende più verso l’omosessualità femminile che maschile. Viene dato molto spazio alle avventure di Maggie che si destreggia per esempio tra una gallerista bellissima che però ha i baffi e un’ebrea lesbo-ortodossa. Affascinante come la linea narrativa di questo genere si apra cosi anche a un grande pubblico.

Però fa riflettere il fatto che la leggerezza e l’ironia della serie abbia qualcosa di esotico e sembri di altri tempi, solo perché è stata girata prima della pandemia.

Ma comunque sia: c’è da divertirsi con questa ricca trama piena di sottotrame ben curate, un ottimo ensemble di attori e una New York da innamorarsi.

data di pubblicazione:12/01/2026