YOUNGER di Darren Starr – Serie Netflix 2026

YOUNGER di Darren Starr – Serie Netflix 2026

Netflix offre adesso la visione di serie che non sono di primo pelo, ma allo stesso tempo assolutamente adorabili e che escono per la prima volta complete in Italia. Younger è stata una bella sorpresa in questo senso.

La trama della serie di sette stagioni, parzialmente trasmessa in Italia da FoxLife tra il 2017 e il 2018 è presto detta: la protagonista, Liza Miller, una casalinga del New Jersey con una figlia all’università e fresca di divorzio perché il marito si è giocato tutto il loro patrimonio, si ritrova a mentire sulla propria età per trovare lavoro nell’ambito dell’editoria, che è la sua passione.

Con qualche colpo di sole nei capelli e vestiti giovanili recuperati di seconda mano, riuscirà a spacciarsi per una 26enne e a diventare assistente della marketing director della casa editrice “Empirical”, una certa Diana Trout, un personaggio spin-off di Miranda Priestly de Il diavolo veste Prada.

Ma a Liza, impersonata da Sutton Foster, va un po’ meglio che ad Andy Sachs (la super assistente di Miranda ne il Diavolo veste Prada). Nonostante gli orari intensi e tutti gli intrighi d’ufficio, Liza si crea una nuova vita in una New York fatta di eventi legati all’editoria e di incontri interessanti e impegnativi con tipologie di scrittori molto diverse tra loro.

Liza diventa infatti amica della giovane editor Kelsey Peters (Hilary Duff), una millennial determinata che aiuterà Liza a fare carriera all’interno di “Empirical Press”. In più si delinea una office romance con il suo capo Charles Brookes (Peter Hermann), anche se il cuore e il corpo di Liza vengono rianimati soprattutto da Josh (Nico Tortorella), un 26enne tatuatore che vive poco lontano dal loft di Brooklyn nel quale Liza è stata accolta dalla sua amica di lunga data Maggie Amato (Debi Mazar), un’artista lesbica molto passionale.

Ogni puntata ci porta in un ambito letterario o artistico diverso ed è piena di battute con riferimenti culturali e a personaggi del mondo reale. Veniamo anche confrontati con le differenze di età tra la generazione cresciuta in modo analogico e le prime generazioni digitali, e introdotti nel mondo dei social, della fluidità sessuale e dei ruoli.  Ovviamente non mancano i colpi di scena, visto che la bugia sull’età di Liza rischia di saltare di continuo. E lo farà. Ma alla fine tutti imparano da tutti.

Questo gioco sofisticato di esplorazione delle aperture e dei limiti sociali e sessuali della fauna newyorkese ha qualcosa di famigliare ed infatti il produttore esecutivo ed ideatore è Darren Starr, già inventore della fortunata serie Sex and the City. E l’impronta si riconosce.

È un racconto pensato per un pubblico dalla sensibilità femminile ed è anche per questo che l’aspetto omosessuale della serie pende più verso l’omosessualità femminile che maschile. Viene dato molto spazio alle avventure di Maggie che si destreggia per esempio tra una gallerista bellissima che però ha i baffi e un’ebrea lesbo-ortodossa. Affascinante come la linea narrativa di questo genere si apra cosi anche a un grande pubblico.

Però fa riflettere il fatto che la leggerezza e l’ironia della serie abbia qualcosa di esotico e sembri di altri tempi, solo perché è stata girata prima della pandemia.

Ma comunque sia: c’è da divertirsi con questa ricca trama piena di sottotrame ben curate, un ottimo ensemble di attori e una New York da innamorarsi.

data di pubblicazione:12/01/2026

L’ESTATE NEI TUOI OCCHI di Jennifer Han – serie su Amazon Prime (2022-2025)

L’ESTATE NEI TUOI OCCHI di Jennifer Han – serie su Amazon Prime (2022-2025)

La struttura narrativa portante di L’estate nei tuoi occhi ( titolo originale: The Summer I Turned Pretty) richiama la favola del brutto anatroccolo che si trasforma in un bellissimo cigno, ambientata in un’elegante località balneare dell’alta società della East Coast americana.
La serie, composta da tre stagioni, si ispira chiaramente al film Sabrina (1954) di Billy Wilder: non solo per l’eleganza dei costumi e delle ambientazioni, ma anche per la costruzione del triangolo amoroso e per una delicata parentesi “parigina”. Questo omaggio è reso esplicito attraverso numerose citazioni dirette che rendono l’atmosfera familiare, nostalgica e sofisticata.

La protagonista, Isabel Conklin, ha passato tutte le sue estati da quando è nata nella villona con vista mare e super piscina della miglior amica della madre, Susannah Fisher. Susannah Fisher e Laurel Conklin, una scrittrice di origini coreane, sono amiche dai tempi del college e sono sempre felici di passare quelle settimane assieme, solo loro due, senza mariti, e con i loro figli. Si fanno famiglia.  Isabel, chiamata “Belly” ha un fratello maggiore molto brillante e vivace di nome Steven, mentre Susannah ha due figli maschi, Conrad, il maggiore, gentile, deciso e un po’ introverso, e il bello ed estroverso Jeremiah, della stessa età di Belly.
Belly, che da sempre ha una cotta per Conrad, viene coccolata e presa in giro dai ragazzi fino alla sua estate dei 16 anni, quando i due fratelli Fisher rimangono sbalorditi a veder scendere dalla macchina una giovane donna molto attraente e sicura di sé e non più la bimba un po’ impacciata alla quale erano abituati.
Non è questa la sede però per svelare con chi, dopo tre stagioni, Belly troverà (forse) la pace del cuore.

Ma non è neanche così importante perché pur avendo un apparente taglio Coming-of-Age, L’estate nei tuoi occhi è in verità una saga familiare di ampio respiro ed un intreccio esplosivo di legami e sentimenti raccontato anche attraverso i personaggi secondari, spesso meno scontati dei protagonisti.

La serie invita infatti a interrogarsi su cosa significhi essere onesti nei rapporti affettivi, il tradimento, fino a che punto sia giusto scendere a compromessi, come si possa perdonare chi ci è più vicino, e cosa voglia dire davvero diventare adulti; su come accettare le perdite e ritrovare un equilibrio dopo il dolore e molto altro ed è molto meno banale di come sembra al primo impatto.

Ma questo non deve sorprendere: la storia nasce dai romanzi di Jenny Han, americana di origini coreane e autrice anche della fortunata XO, Kitty (su Netflix). E come ci insegnano i K-drama, le serie coreane, ogni mondo è paese. E per quanto riguarda questa serie, il paese è raffinato, moderno e a tratti anche spiritoso.

data di pubblicazione:10/11/2025

SENSE8 di Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski

SENSE8 di Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski

(Serie in due stagioni su Netflix)

Ci sono serie che possono davvero cambiare la vita. La mia è cambiata in meglio guardando Sense8.

Forse non è sorprendente, considerando chi l’ha creata: J. Michael Straczynski, uno dei fumettisti più noti della Marvel, e le sorelle Lana e Lilly Wachowski, le stesse di Matrix.

Come molti appassionati di audiovisivo, all’inizio dell’era dello streaming mi sono lasciata conquistare dalle serie TV. Promettevano di approfondire personaggi e situazioni, di offrire ciò che il cinema a volte non aveva il tempo di esplorare. Ma presto ho iniziato a sentire un tracollo: contenuti sempre più piatti, dialoghi forzati, violenza e banalità usati come espedienti per catturare l’attenzione. I protagonisti mi sembravano marionette stereotipate del loro destino o della loro classe sociale, senza vera consapevolezza o critica costruttiva.
Mi chiedevo: dove erano finiti i dialoghi brillanti, le esplorazioni del diverso, del quotidiano?

E poi è arrivata Sense8.

Ho tirato un grande sospiro di sollievo. Perché, anche se di realistico – come trama – ha ben poco, come esplorazione sociale mi è sembrata una delle serie più autentiche e innovative che abbia mai visto.

Seguiamo otto personaggi intorno ai trent’anni, che vivono in otto paesi diversi:
Riley Blue (Tuppence Middleton), DJ islandese; Wolfgang (Max Riemelt), criminale di Berlino; Kala (Tina Desai), chimica di Mumbai; Will Gorski (Brian J. Smith), detective di Chicago; Sun Bak (Bae Doo-na), manager ed ereditiera sudcoreana; Nomi Marks (Jamie Clayton), hacker transessuale di San Francisco; Capheus (Aml Ameen, poi Toby Onwumere), autista di bus a Nairobi; e Lito (Miguel Ángel Silvestre), attore messicano di film d’azione.

All’apparenza non hanno nulla in comune: Lito è omosessuale e teme che la sua carriera possa crollare se venisse scoperto; Kala è fidanzata con il suo capo ma non è certa di amarlo; Nomi è stata rifiutata dalla madre per via della sua identità di genere; Wolfgang porta con sé un oscuro segreto familiare; Capheus cerca di mantenere un’etica in un ambiente dominato dalle gang; Riley lotta contro la dipendenza e il dolore; Sun Bak è intrappolata in un conflitto familiare feroce.

Ma le loro vite cambiano radicalmente quando scoprono di essere collegati telepaticamente — anzi, di più: condividono emozioni, abilità, percezioni, e diventano parte di una stessa coscienza collettiva.
Mentre affrontano le proprie difficoltà, iniziano a “visitarsi” l’un l’altro: Sun Bak si ritrova all’alba su una banchina di Londra accanto a Riley; Wolfgang sente il profumo del cibo indiano e si ritrova a Mumbai; Kala si trova improvvisamente in una Berlino innevata. Lentamente capiscono di essere uniti in un unico grande “cervello”, e che una misteriosa organizzazione vuole catturarli per sfruttare i loro poteri.

La serie fonde fantascienza e thriller, ma il suo vero cuore sono i legami umani: l’empatia, la solidarietà, la connessione profonda che nasce dal riconoscere sé stessi nell’altro.
E tutto questo prende vita in modo sorprendente anche dal punto di vista tecnico: gli effetti speciali sono realizzati senza CGI, perché gli attori hanno davvero girato le stesse scene in location diverse del mondo. Così Seoul diventa Berlino, Nairobi diventa San Francisco, e viceversa — un’esperienza visiva unica e autentica che riflette perfettamente il tema dell’interconnessione. Sense8 ci fa viaggiare in tutto il mondo.

Ma soprattutto, Sense8 non è solo una serie di intrattenimento. È un esperimento emotivo e politico sul senso di appartenenza, sull’amore e sulla diversità.
Per me è stato un invito a credere che la connessione umana — reale o immaginaria — può ancora essere rivoluzionaria.

Quest’anno la serie compie dieci anni, ma, visto il clima politico e sociale, è forse ancora più attuale di quando uscì la prima volta su Netflix (costretta dai fan a regalare il gran finale).
E poi, una colonna sonora strepitosa.
Assolutamente da vedere e da godere.

data di pubblicazione:10/11/2025

FRENCH LOVER di Lisa-Nina Rives – Netflix, 2025

FRENCH LOVER di Lisa-Nina Rives – Netflix, 2025

Parigi, ai giorni nostri. Un famoso attore sexy, ma non più giovanissimo e a tratti disilluso, cerca per un momento rifugio dai flash invadenti nel suo bar di fiducia, dove però si scontra con la nuova cameriera, accusandola – erroneamente – di scattare foto di nascosto. Rendendosi conto dello sbaglio, cerca di rimediare e finisce per innamorarsene.

French Lover, diretto da Lisa-Nina Rives, prende il suo titolo da un deodorante maschile – che pare esistere davvero – simbolo di una mascolinità esuberante e forte, e che calza a pennello la caratterizzazione del personaggio maschile principale, Abel Camera, impersonato da un attore di origine senegalese conosciuto in tutto il mondo: Omar Sy. Vi ricordate il film Quasi amici del 2011? Omar Sy fu il primo attore di colore a ricevere un César francese, l’equivalente dei nostri David di Donatello, come miglior protagonista per questo bellissimo film, dove impersonava un badante.

Chi ama le commedie francesi – non solo sentimentali – sa che i francesi, fin dall’alba dei tempi, sanno affrontare tematiche anche difficili dell’esistenza umana con brillante distacco. Si potrebbe ridere, se non ci si dovesse già concentrare sulla prossima battuta o situazione, che forse fa ridere ancora di più. In questo senso anche French Lover è superbamente francese, gioioso e giocoso, in mezzo allo scontro di due universi: quello di lusso e frenetico del mondo del cinema, con i suoi festini e tentazioni di Abel, e quello di Marion (Sara Giraudeau), che ha quasi 40 anni anche lei, vive nella periferia di Parigi, a Villeneuve, è senza lavoro e sta divorziando dal marito che l’ha tradita con la sua migliore amica. Ma questo poi non è neanche così importante… del resto siamo in Francia, e il sesso che si fa è meno rilevante del tradimento sentimentale.

Quello che conta, invece, è che Marion riesce a tenere testa al suo fidanzato, portandolo ogni volta con i piedi per terra quando lui si lascia andare agli atteggiamenti da diva, e accetta umilmente molto per stargli accanto: come le riprese di un film, dove Abel ha come co-protagonista una vecchia fiamma, o quando si deve mettere un vestito che la fa sembrare una caramella gigante. Tra l’altro, bellissimi i tagli netti durante una festa dello show business piena di persone, per far capire la sensazione di solitudine che prova Marion in quell’occasione, dove sembra muoversi da sola nel locale.

Il terzo protagonista di questa brillante commedia è poi il cinema stesso: le dure regole dello show business, ma anche i set con le loro relazioni prorompenti e i loro tempi. Stupenda la scena in cui Abel rischia l’osso del collo facendo a meno del suo stuntman durante delle riprese su un cavallo al galoppo, pur di impressionare la sua fidanzata. Chi ama i film su chi fa cinema adorerà anche questa commedia. Del resto, il regista di La notte americana era francese (François Truffaut, 1973).

data di pubblicazione:01/10/2025


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IL MIO ANNO AD OXFORD di Iain Morris, 2025 – Netflix

IL MIO ANNO AD OXFORD di Iain Morris, 2025 – Netflix

Una studentessa americana e un professore inglese faranno faville condividendo la loro grande passione per la poesia vittoriana ad Oxford.

Quest’estate Netflix ci ha regalato un altro lungo momento romantico, quasi due ore, con Sofia Carson. La lunghezza del film è dovuta sicuramente anche alla bellissima ambientazione, che si può già dedurre dal titolo, e chi è fan dell’Inghilterra, quella dove si beve una buona tazza di tè nero, mangiucchiando uno scone con del lemon curd mentre piove fuori, sarà felicissimo di essere portato a Oxford senza doversi alzare dal proprio divano. Ma tenete a portata di mano i fazzoletti: le inquadrature nella bellissima e antica biblioteca Bodleiana e le gite in bici tra i palazzi gotici e neogotici, con sprazzi di prati ben curati, si pagano.

Anna (Sofia Carson) è una giovane americana che, prima di incominciare la vita della donna di successo in alta finanza voluta dai genitori, immigrati dal Sud America, desidera regalarsi il suo sogno nel cassetto: studiare la poesia vittoriana per un anno a Oxford con una famosa professoressa, suo idolo.

Peccato che proprio quell’anno il corso non lo terrà la professoressa, bensì il suo discepolo più bravo, James Davenport (Corey Mylchreest, protagonista maschile bravissimo in Queen Charlotte: A Bridgerton Story (2023) sempre su Netflix), che oltre a essere un serio studioso di poesia pare sia anche un bel donnaiolo di ottima famiglia.

E qualcuno già può immaginarsi come va a finire… però c’è un grande “ma”, come in tutti i film dell’ultimo periodo con Sofia Carson – al momento una delle regine del genere rom-com su Netflix – che vengono sempre accompagnati anche da qualche forte nota amarognola.

Sofia Carson ebbe un grandissimo successo qualche anno fa con Purple Heart (2022), dove impersonava una giovane cantante, Cassie Salazar, che decide di sposare per convenienza un giovane soldato americano a breve inviato in guerra. Lei, per avere i medicinali e curare attraverso l’assicurazione sanitaria del marito il suo diabete, che altrimenti l’avrebbe portata sul lastrico. Lui, Luke (impersonato da un bravissimo Nicholas Galitzine), per ripagare un debito contratto. Nel film è molto presente anche la rappresentazione di una classe sociale che non riesce a sbarcare il lunario nonostante impegno e voglia di lavorare sodo in uno dei paesi più ricchi del mondo.

Poi è uscito lo scorso marzo The Life List, dove Sofia Carson impersona Alex, una giovane newyorkese che sembra aver perso un po’ la bussola riguardo a quello che vuole dalla vita. In più le muore la mamma che, per confonderla ancora di più, le lascia legalmente il compito di mettere in atto la sua lista dei desideri di quando aveva 13 anni, se vuole ricevere la sua parte ereditaria. Per questo le viene affiancato dallo studio legale Brad (Kyle Allen), un avvocato agli inizi carriera. Ovviamente da cosa nasce cosa, ma qui la storia d’amore fa quasi da sottofondo al racconto dei rapporti familiari della protagonista, in particolare quello con la madre e il lutto per la sua mancanza.

In questo senso le commedie romantiche con Sofia Carson, per quanto film di evasione di stampo “chick lit” (espressione per un filone di letteratura femminile popolare, che ha come protagonista una giovane donna che si ritrova a vivere momenti intensi e faticosi, ripagati però a livello sentimentale), non sono prive di fascino e contengono anche qualche possibilità di autoriflessione.

Anche Il mio anno a Oxford riporta così il suo elemento di sorpresa, e più scuro del previsto. Ma non voglio scrivere altro. Per chi è donna, ha voglia di evadere dal quotidiano e spargere qualche lacrimuccia, i film con Sofia Carson vanno benissimo. Anche perché sono eleganti, quasi commedie romantiche di una volta. Ed è per questo motivo che si perdona volentieri anche una certa rigidità nella recitazione a Sofia Carson, perché ha il fascino di una vera diva, giovane e bella. Ed è anche per questo motivo che le vengono messi accanto solo giovani attori a inizio carriera. Ma anche questo fa piacere, perché sono sempre belli e bravissimi.

data di pubblicazione:30/08/2025


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