(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)
Ci sono storie che il cinema rischia di raccontare troppo presto, perché la realtà non ha ancora smesso di ferire, e ce ne sono altre che non possono aspettare, perché il tempo della memoria rischia di trasformarsi in quello dell’oblio. Se domani non torno, diretto da Paola Randi e ispirato alla vicenda di Giulia Cecchettin, appartiene a questa seconda categoria. È un film che racconta una vicenda diventata spartiacque nella coscienza collettiva italiana, andando oltre la strada, spesso morbosa, della cronaca nera.
La scelta più significativa è anche la più difficile. Nella pellicola non si mette al centro il delitto, ma ciò che il delitto lascia dietro di sé. L’assenza di Giulia, 22 anni, una laurea imminente, la passione per il disegno ed un futuro tutto da immaginare, diventa il vuoto intorno al quale ruota improvvisamente la vita di una famiglia, privata di colpo del proprio equilibrio. La Randi non cerca il colpo di scena, sappiamo già come finirà. La tensione nasce dall’impotenza di chi attende, spera, ricostruisce gli ultimi momenti, scontrandosi con una verità che nessuna spiegazione potrà rendere mai accettabile.
Il film, tratto dal libro Cara Giulia di Gino Cecchettin, in qualche maniera, restituisce alla ragazza quello che la sovraesposizione mediatica rischia paradossalmente di sottrarle, ossia la sua individualità. Giulia, prima di diventare un simbolo, era una persona concreta, con i suoi affetti, i suoi desideri, la sua quotidianità.
Filippo Timi affronta il ruolo di Gino Cechettin in maniera eccellente. Oltre alla somiglianza nella presenza e nei gesti, gli dona una compostezza esemplare, senza cadere nella spettacolarizzazione del dolore e del livore, per farsi architettura di resistenza civile. Accanto a lui Tecla Bossi dà a Elena, la sorella di Giulia, una determinazione attraversata dalla sofferenza, mentre Sabrina Martina restituisce a Giulia vitalità e luce, sottraendola alla rappresentazione puramente vittimista. L’assassino, invece, il film decide con coraggio etico ed estetico di esautorarlo. Nessun nome e nessun volto gli viene concesso per tutta la durata della pellicola. Una scelta stilistica e politica precisa, che sottrae al male il palcoscenico per restituirlo interamente alle vittime.
Se domani non torno è un’opera necessaria, come si dice adesso, per continuare a fare quel rumore, di cui la società civile ha ancora un disperato bisogno.
data di pubblicazione:24/10/2026





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