IL COMPLEANNO di Harold Pinter

IL COMPLEANNO di Harold Pinter

con Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Fernando Maraghini, Alessandro Sampaoli, Emilia Scatigno, regia di Peter Stein, traduzione di Alessandra Serra, scene Ferdinand Woegerbauer, luci AndreaViolato

(Teatro dell’Unione di Viterbo, 22 dicembre 2023, poi in tournèe in tutta Italia)

Una efficace ripresa di un Pinter “giovane”, fortemente influenzato a 27 anni da insolite atmosfere kafkiane. La ricetta base di un teatro funzionale: un quieto avvio e poi improvvise deflagrazioni, strappi di un racconto inconsueto e un po’ ipnotico. Quale sarà il terribile segreto del deraciné ospite di due ingenui pensionandi?

Il combinato disposto Crippa/Stein è oltremodo stuzzicante per un Pinter ancora non al meglio della propria produzione. Si snodano due tempi di disomogenea durata per l’aggrovigliata matassa della trama. I due ospiti, che piombano e turbano la quiete di una dimora inglese vicino al mare, quale turbativa verranno a portare? Una festa di compleanno, all’insaputa del festeggiato, si rivela una notte di tregenda dipana misteri oltre che complice di una violenza sessuale. Non si può facilmente sceverare il bene dal male, l’apparente sanità mentale dalla pazzia. Nel mood anglosassone una festa è soprattutto prendersi una solenne ciucca. E nell’alcool vengono fuori insieme verità e peggiori istinti in una sorta di sabba o resa dei conti. Il senso della minaccia, del regolamento dei conti con un oscuro e mai rivelato passato è immanente. Domina l’oscurità, il sottotesto non detto. Il perdente deve fare i conti con una giustizia ioneschiana. Perché nulla è chiarito, tutto sfuma nell’indistinto. Al gioco deve partecipare lo spettatore con le sue risposte, sfruttando i sottintesi e gli ammiccamenti del testo in un versione molto rigorosa. La Crippa è double face, passando una stazzonata casalinga a una charmante lady ancora capace di irretire i soggetti maschili. Sei attori assortiti in un’efficace empatia attoriale di gruppo. L’atmosfera fuori dal tempo ci fa dimenticare che la piece risale al 1958.

data di pubblicazione:24/12/2023


Il nostro voto:

FOTOFINISH

FOTOFINISH

con Antonio Rezza, Ivan Bellavista, Manolo Muoio, testo mai scritto da Antonio Rezza, allestimenti di Flavia Mastrella, produzione Rezza-Mastrella, la Fabbrica dell’Attore, assistente alla creazione Massimo Camilli, luci e tecnica Alice Mollica, organizzazione Tamara Viola e Stefania Saltarelli

(Teatro Vascello – Roma, 19/31 dicembre 2023)

Anzitutto il corpo nella ripresentazione di uno spettacolo datato 2003 che, vent’anni dopo, mantiene intatta la carica che è un eufemismo definire provocatoria. Infatti, siamo oltre. Una sfida con il pubblico nell’unicum teatrale di Antonio Rezza che non può non divertirsi nel delirio organizzato che per libertà espressiva può ricordare il primo Benigni. A 57 anni il fisico tiene per la maratona che riusciva agevole vent’anni fa.

 

Piace o non piace, non ci sono mezzi termini nel giudizio del pubblico su Rezza. Al Vascello infinitamente piace. Tanto che qui è tradizionalmente di casa, ogni anno, meglio se sul finire dell’anno. Tanto che c’è un’empatia a priori perché le risate scattano ancora prima delle battute per un riflesso condizionato di simpatia. E Rezza è medium e interprete degli umori della folla. Tanto da beccare un’improvvida spettatrice di prima fila che non applaude alla fine e si merita una frase icastica dal demiurgo. Che per cento minuti corre, sbraita, divaga. Su temi che sfiorano la blasfemia, in un nudo conclamato ma non osceno perché non erotico. Alla fine in una scena forse troppo lunga fa morire almeno trenta spettatori e, in oltraggio al politicamente corretto, tocca sederi delle donne e attributi degli uomini. Tutti si prestano tranne una recalcitrante signora che invano cerca di riguadagnare il posto in platea. Un happening di fine dicembre che terrà duro fino a tutto il Capodanno e all’insegna di un tutto esaurito per un febbrile passa parola capitolino. Le parole picchiano duro ma trasversalmente e i luoghi comuni vengono perforati: gli Stati Uniti, il ritual delle foto, la crisi abitativa. Nelle macchine teatrali della Mastrella passano ospedali, case, rifugi atomici, le torri gemelle sfruttando gli ampi spazi del teatro romano.

data di pubblicazione:21/12/2023


Il nostro voto:

PSEUDOLUS tratto da Il bugiardo di Plauto

PSEUDOLUS tratto da Il bugiardo di Plauto

adattamento e regia di Nicasio Anzelmo, con Franco Sciacca, Giovanni Cordi, Antonio Mirabella, Paolo Ricchi e la partecipazione speciale di Fanny Cadeo

(Teatro Arcobaleno – Roma, 1/17 dicembre 2023)

Una garbata e vivace rivisitazione plautina. Il classico depurato di passaggi troppo faticosi con una spruzzata di dialetto romano e/o napoletano e qualche siparietto comico imprevedibile. Serviva una presenza femminile e alla bisogna Fanny Cadeo sperimenta nuovi panni teatrali, cantando anche.

Versione giocosa di un pezzo forte del commediografo di Sarsina a tener viva una tradizione e un repertorio di qui il teatro romano va fiero ed orgoglioso vantando una sorta di primogenitura capitolina di repertorio. Il servo protagonista si deve ingegnare per riscattare da un lenone la giovane prostituta in fieri di cui è innamorato il suo padrone. La contrapposizione uomini liberi/schiavi è quasi uno scontro di classe in cui i più furbi sono inevitabilmente i secondi. Tutti gli ostacoli vengono superati in vista del traguardo finale. I soldi sono l’ostaggio in ballo. Il conflitto predominante è quello tra Pseudolo e Ballione. Spunti da commedia dell’arte con citazione particolare per l’attore che interpreta Ballione che forzando lo stesso testo disegna un cattivo spietato, interessato al traffico di carne umana senza alcun rispetto per la dignità della donna. Ovviamente considerando i secoli che ci separano dalla stesura del testo ogni rispetto per il politicamente corretto sarebbe puerile. L’ambientazione greca propone un must che bypassa secoli, stagioni e nuovi riti. La compagnia cerca di rendere effervescente la satira con frequenti ammiccamenti al pubblico e recitati fuori scena nella sala che obbligano lo spettatore a girare frequentemente il collo per godersi simpatici siparietti. Struttura drammaturgica solida per la mano felice e ispirata del regista siciliano Nicasio Anzelmo. Prima nazionale che meriterebbe un lungo viaggio nella penisola con tappa puntuale in Magna Grecia.

data di pubblicazione:09/12/2023


Il nostro voto:

IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA di Eugène Marin-Labiche

IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA di Eugène Marin-Labiche

regia di Andrée Ruth Shammah e Giorgo Melazzi con Massimo Dapporto, Antonello Fassari, Susanna Marcomeni, Marco Balbi, Andrea Soffiantini, Christian Pradella, Luca Cesa-Bianchi

(Teatro Ambra Jovinelli -Roma, 6/17 dicembre 2023)

Scatenato vaudeville condotto a ritmo indiavolato da due attori dai tempi comici perfetti e che mettono in gioco la naturale empatia e sinergia di uno spettacolo collaudato che chiude i battenti dopo tre anni di programmazione. All’insegna del gemellaggio spesso problematico tra le produzioni di Milano e gli spettacoli distribuiti e proposti a Roma.

 

Una commedia nera con spruzzate di non sense dove la libera interpretazione registica ha ampi spazi di libertà per ammiccamenti al music hall e al pezzo di bravura attoriale. Alla fine la risoluzione del giallo conta poco. Chi sarà stato a uccidere la carbonaia in una notte di tregenda? La borghesia è sorda ma anche sordida, capace di nascondere sotto i tappeti del perbenismo un efferato delitto pur di mantenere la propria apparente rispettabilità. Su queste corde giocano i due protagonisti assistiti da un coro di bravi comprimari. Il ritmo da pochade sviluppa un sottotesto fatto di sottintesi dove la società francese allude a quella italiana. Le apparenze contano molto più dell’essere e al diavolo la verosimiglianza. Gli attori parlano direttamente agli spettatori occupando il ruolo dei raccontatori di storie e di cronisti, vivendo in diretta la propria situazione. Alla prima il pubblico si diverte rumorosamente tributando un omaggio speciale a Dapporto e e Fassari, efficaci dentro la commedia in un gioco delle parti in cui rischiano di attribuirsi la colpa. Non sveliamo il finale ma nei settanta minuti di spettacolo è forse la svolta che meno interessa rispetto ai viluppi essenziali dell’intreccio, prima dello svolgimento. Nota particolare per le scene assemblate dalla Palli che ben restituiscono il chiaroscuro della commedia in gioco.

data di pubblicazione:08/12/2023


Il nostro voto:

NAPOLEON di Ridley Scott, 2023

NAPOLEON di Ridley Scott, 2023

Il Cecil De Mille del nuovo secolo si cimenta con un altro kolosssal sfidando la storia del cinema, la storia di Napoleone, i precedenti filmici, i pregiudizi dei francesi che coccolano il loro eroe nazionale come potrebbero fare gli italiani con Garibaldi. Dollari a profusione, scene di battaglia ineccepibili ma poi un imperatore visto dal buco della serratura. Con i suoi tic, le sue preferenze sessuali e uno squilibrio sulla vicenda sentimentale che nella vita reale non fu poi così rilevante e determinante, trascurando invece il fondamentale rapporto con la madre.

 

Un film da vedere, un must ma non da metabolizzare. Perché senza sottofondi, seconde letture, interpretazioni. Contraddicendo la storia in almeno tre punti. Errori voluti che non sono bloopers ovvero contraddizioni diegetiche come veder rappresentato un orologio al polso di uno spettatore al Colosseo (è successo nel Gladiatore). Scott si autorizza da solo nel nome scontato dello spettacolo e delle ragioni d’incasso. Più che il politico emerge lo stratega nel protagonista dopo che è stato esaurito in un amen l’excursus sulla Rivoluzione francese, come un comodo e inoffensivo Bignami. Non si può accusare un film di superficialità ma di sacra impressività certamente sì. Un’occasione parzialmente sprecata anche in ragione del massimo investimento produttivo. Quello che sbalza fuori nitidamente- e questo è certamente rilevante nella narrazione- è la fragilità delle alleanze nello scacchiere della geopolitica dell’800. Accordi spesso omogeneizzati con matrimoni. Napoleone prima della celebre Waterloo è un sovrano già deposto quando perde 460.000 uomini su 600.000 nella campagna di Russia. A destino segnato imbocca la strada del declino metaforizzata dalla sua scarsa agilità nel salire a cavallo. E la Francia quando soccombe ha tutti contro anche se continua fino all’ultimo a credere nelle capacità del suo condottiero. Bravi e all’altezza gli attori, soprattutto la valorizzatissima Kirby.

data di pubblicazione:04/12/2023


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