da Antonio Iraci | Feb 14, 2025
(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)
Berlino, 13/23 Febbraio 2025
Rose, costretta sulla sedia a rotelle, si trova con la figlia Sofia al sud della Spagna per sottoporsi a delle cure in un centro specializzato. La ragazza è molto premurosa verso la madre e cerca in tutti i modi possibili di assecondarla. Un giorno Sofia incontra sulla spiaggia lo sguardo di Ingrid, una donna libera e spregiudicata che la affascina molto. Tra di loro nascerà una tenera relazione non scevra da incomprensioni e gelosie…
Rebecca Lenkiewicz è una sceneggiatrice e drammaturga inglese qui alla sua prima prova come regista. Hot Milk è un adattamento del romanzo omonimo di Deborah Levy e tratta del rapporto singolare tra madre (Fiona Shaw) e figlia (Emma Mackey). Entrambe in Almería per trovare una soluzione alla grave malattia alle gambe di cui soffre da anni l’anziana donna. Il dottor Gómez, al quale si sono affidati, non è un semplice ortopedico ma applica metodi terapeutici molto singolari. Ricorre infatti ai principi della psicoterapia per cercare di arrivare alle cause primarie della patologia. Sofia, nata da una vecchia relazione tra Rose e un greco balordo, studiando antropologia è abituata a osservare i comportamenti bisbetici e capricciosi della madre. Di contro, come spesso avviene, non sa guardare dentro se stessa né capire esattamente cosa dovrebbe aspettarsi dalla vita. Intanto vive in una dipendenza folle che le toglie il respiro e la costringe a un totale isolamento. L’incontro casuale con Ingrid (Vicky Krieps) procurerà in lei una sorta di consapevolezza di chi sia veramente e di cosa realmente ha bisogno. Pian piano le tre donne, ciascuna in modo diverso, mostreranno le proprie debolezze e soprattutto i propri segreti mai rivelati. Un film quindi che rivolge uno sguardo introspettivo alla natura umana e alle tragedie che ognuno può sopportare proprio per salvaguardare la propria esistenza. Sofia, delusa dal passato della madre così pieno di bugie e di sotterfugi, dovrà anche affrontare una realtà alquanto amara. Ingrid, nonostante le promesse d’amore, in realtà è una donna riluttante a qualsiasi legame e ama molto farsi corteggiare da diversi uomini contemporaneamente. Un’analisi quindi alla fragilità dei rapporti soprattutto quelli all’interno della famiglia, frutto di rancori e di verità nascoste. Un film costruito bene, con un cast di primordine e che sicuramente susciterà grande curiosità da parte del pubblico e della critica. Hot Milk è presentato in concorso per l’Orso d’Oro.
data di pubblicazione:14/02/2025

da Antonio Iraci | Feb 13, 2025
(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)
Berlino, 13/23 Febbraio 2025
Farrah è una immigrata siriana che trova lavoro a Berlino come governante presso gli Engels. Una famiglia borghese composta da Tim e Milena, dai loro figli Frieda e Jon e dal piccolo Dio, nato da una relazione extraconiugale di Milena. Ognuno sembra badare a sé e a risolvere da sé i propri problemi. L’arrivo di Farrah metterà in crisi le loro esistenze e nello stesso tempo porterà un po’ di tregua nei loro rapporti interpersonali…
Una scelta ben ponderata quella di presentare Das Licht, del regista e sceneggiatore tedesco Tom Tykwer, come film di apertura della 75esima edizione della Berlinale. Si era fatto conoscere in Italia per la serie televisiva Babylon Berlin, un poliziesco che aveva visto come protagonista il commissario Gereon Rath. Abbandonate le situazioni cupe di una Berlino durante l’ascesa del nazismo, Tykwer sembra ora cambiare genere espressivo per concentrarsi sui drammi di una famiglia disfunzionale. In casa Engels ognuno vive per proprio conto e affronta i propri problemi lavorativi, affettivi e esistenziali senza ricorrere a una qualsiasi forma di interazione. L’arrivo di Farrah, come addetta alle pulizie, porterà in casa qualcosa di nuovo e nello stesso tempo di misterioso. La donna riuscirà piano piano a scalfire le difese che ognuno si era costruito per affrontare da solo le proprie sciagure. La vicenda si concentra su uno strano marchingegno che emette una potente luce intermittente, utilizzato da Farrah per sondare il proprio passato. Uno strumento ipnotico che scavando nell’inconscio riesce a riportare a galla situazioni e persone oramai morte. Il regista compone un puzzle intrigante dove si alternano le vicende dei personaggi con musiche e coreografie leggere, in contrasto con la drammaticità degli eventi. In una improbabile Berlino, battuta da una pioggia insistente, risulta chiaro il messaggio su come si dovrebbe affrontare la vita per risolverne le tragedie. Ecco che l’enigmatica immigrata siriana diventerà l’elemento catalizzatore che riuscirà a far chiarezza e a resettare i rapporti all’interno della famiglia. Un cast eccezionale per la presenza di Lars Eidinger e di Nicolette Krebitz rispettivamente nei ruoli di Tim e Milena Engels. Tala Al-Deen, nella parte di Farrah, è ideale come protagonista di una storia forte e immaginifica. Un film che merita una certa attenzione, girato in maniera stravagante ma anche denso di profondi significati. Non è ancora prevista la data di distribuzione in Italia.
data di pubblicazione:13/02/2025

da Antonio Iraci | Feb 6, 2025
Drammaturgia e regia di Liv Ferracchiati, con Liv Ferracchiati e Alice Raffaelli
(Teatro India – Roma, 5/9 febbraio 2025)
Durante il soggiorno all’Hotel des Bains sul Lido di Venezia, il famoso scrittore Gustav von Aschenbach incontra per la prima volta lo sguardo di Tadzio. L’uomo rimane letteralmente folgorato dalla bellezza del giovane che, ai suoi occhi, è paragonabile a una scultura greca. Da quel momento inizierà tra i due un intenso dialogo tra sguardi…
Liv Ferracchiatti rielabora, con una sua propria e libera interpretazione, quanto Thomas Mann riusciva a interpretare, anche lui liberamente, sul concetto di bellezza. Un concetto così puro, di per sé, da sfuggire a qualsiasi definizione. Nel suo romanzo, dal quale poi Visconti ne ricavò un memorabile film, l’autore identificò quest’immagine astratta nel giovane Tadzio. Una bellezza classica, una perfezione assoluta paragonabile a quella di un dio della mitologia greca. Una drammaturgia essenziale con una voce fuori campo che induce a focalizzare l’attenzione su un canestro di fragole, rosse di passione ma messaggere di morte. Ecco che le parole vengono utilizzate per dimostrarne la loro inutilità. Un dialogo fatto di due monologhi, dove le parole stesse sembrano rimbalzare senza soluzione di continuità. Una telecamera sulla scena che si sposta sulla figura inconsistente di un satiro danzante, tutto in maniera discreta per coglierne ogni possibile movimento. Una passione amorosa verso un soggetto fluido, forse un’attrazione reciproca alimentata da un continuo scambio di sguardi, filtrati dall’occhio della cinepresa. Sentimenti vissuti intensamente che saranno una vera e propria ossessione per entrambi i soggetti in scena. Se nella prima parte si era condotti per mano da una voce suadente esterna ai fatti, nella seconda il monologo diventa parola concreta. Il morso avventato ad una fragola, perfino acerba, segnerà la cacciata da un paradiso terrestre e l’avvio inesorabile verso la morte. Una morte che riscatterà tutto, che travolgerà ogni cosa ma che non toccherà la bellezza platonica di Tadzio, né la sua giovinezza. Aschenbach, oramai morente, vedrà sciogliersi il proprio belletto e con esso la figura, in dissolvenza, del giovane. La regista, sulla scena con Alice Raffaelli, riesce brevemente a fare avvicinare lo spettatore alla passione che attraverso lo sguardo può travolgere o addirittura annientare.
Una produzione Spoleto Festival dei Due Mondi, Marche Teatro, TSU Teatro Stabile dell’Umbria, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, in collaborazione con Fondazione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.
data di pubblicazione:06/02/2025
Il nostro voto: 
da Antonio Iraci | Feb 5, 2025
Lavorare per l’eternità. Uomini e dèi nella Roma dei Cesari: religione, giustizia, destino
(Teatro di Roma – Teatro Nazionale – Roma,19 gennaio/30 marzo 2025)
Si è appena concluso il primo ciclo di tre incontri, sui sette in totale programmati la domenica mattina presso il Teatro Argentina. A conferma dell’ottima accoglienza da parte del pubblico romano, quest’anno si è così giunti all’undicesima edizione. Come al solito verranno affrontati principalmente temi riguardanti la Roma imperiale, ma anche argomenti più recenti che riguardano la nostra millenaria cultura. In tal senso l’Italia è il Paese che detiene il maggior numero di siti Unesco, patrimoni dell’umanità. Questi appuntamenti domenicali sono introdotti da Massimiliano Ghilardi, archeologo e Direttore dell’Istituto Nazionale di Studi Romani. Accanto a lui ci saranno stabilmente Claudio Strinati, Soprintendente per il Polo Museale Romano e Andreas M. Steiner, Direttore responsabile delle riviste Archeo e Medioevo. Già in questi tre primi appuntamenti il pubblico è stato piacevolmente intrattenuto da illustri storici e studiosi d’arte antica. Tutti hanno saputo rispettare diligentemente il tempo assegnato e segnato da un’inesorabile clessidra posta in bella vista sul palco. Accanto a Maurizio Bettini e Giovannella Cresci, emeriti studiosi, la scrittrice Annarosa Mattei nel primo incontro si è soffermata sulla figura di Cristina di Svezia. Mitica sovrana che dopo la conversione al cattolicesimo si stabilì definitivamente a Roma dove, occupandosi di arte, fondò nel 1690 l’Accademia dell’Arcadia. L’appuntamento successivo ha visto l’intervento di illustri professori quali Giovanni Brizzi, Paolo Carafa e Monica Centanni che ha intrattenuto sulla propaganda politica nel periodo augusteo. Il 2 febbraio è stata la volta in cui sono intervenuti Alessandro D’Alessio, Direttore del parco archeologico di Ostia antica, nonché la professoressa Francesca Rohr. Quest’ultima ha parlato delle strategie politiche di Augusto volte ad accogliere e educare i figli dei suoi nemici. Apprezzato l’intervento della scrittrice Dacia Maraini che ha parlato di due donne di carattere e del loro martirio per aver strenuamente difeso le proprie idee. Luce sull’archeologia è un ottimo pretesto per parlare di arte e di temi di grande interesse che riguardano il nostro illustre passato. Con il contributo di grandi studiosi, mediante un linguaggio verbale e visivo di facile accesso, la manifestazione ha oramai definitivamente conquistato l’attenzione della folta platea.
data di pubblicazione:05/02/2025
da Antonio Iraci | Feb 3, 2025
(Berlino, 13/23 Febbraio 2025)
Mancano oramai pochi giorni dall’inizio della Berlinale, kermesse cinematografica internazionale che in questa sua 75esima edizione presenta novità di grande rilievo, sia per quanto riguarda la vasta scelta dei film in concorso, sia per quanto riguarda il cambio della direzione artistica. Al posto di Carlo Chatrian, direttore per quattro anni, ci sarà l’inglese Tricia Tuttle, forte di una lunga esperienza nel cinema e nei festival cinematografici internazionali. Negli anni ha saputo affrontare le sfide della digitalizzazione e ha dimostrato chiarezza e nuove prospettive per una gestione moderna e dinamica della Berlinale. Come di consueto le varie Sezioni collaterali presenteranno una scelta variegata di film che si aggiungeranno a quelli per l’assegnazione dell’Orso d’Oro. Di seguito la lista completa dei film in concorso:
Ari di Léonor Serraille – Francia/Belgio 2025 Prima mondiale
Blue Moon di Richard Linklater – USA/Irlanda 2025 Prima mondiale
La cache (The Safe House) di Lionel Baier – Svizzera/Lussemburgo/Francia 2025 Prima mondiale
Dreams di Michel Franco – Messico 2025 Prima mondiale
Drømmer (Dreams – Sex Love) di Dag Johan Haugerud – Norvegia 2024 Prima internazionale
What Does That Nature Say to You di Hong Sangsoo – Corea del Sud 2025 Prima mondiale
Hot Milk di Rebecca Lenkiewicz – Regno Unito 2025 Prima mondiale
If I Had Legs I’d Kick You. di Mary Bronstein – USA 2024 Prima internazionale
Kontinental ’25. di Radu Jude – Romania 2025 Prima mondiale
El mensaje (The Message) di Iván Fund – Spagna 2025 Prima mondiale
Mother’s Baby di Johanna Moder – Austria/Svizzera/Germania 2025 Prima mondiale
O último azul (The Blue Trail) di Gabriel Mascaro – Brasile/Messico/Cile 2025 Prima mondiale
Reflet dans un diamant mort di Hélène Cattet – Belgio/Lussemburgo/Italia 2025 Prima mondiale
Sheng xi zhi di (Living the Land) di Huo Meng – Cina 2025 Prima mondiale
Strichka chasu di Kateryna Gornostai – Ucraina/Lussemburgo/Paesi Bassi 2025 Prima mondiale
La Tour de Glace di Lucile Hadžihalilović – Francia/Germania 2025 Prima mondiale
Was Marielle weiß di Frédéric Hambalek – Germania 2025 Prima mondiale
Xiang fei de nv hai (Girls on Wire). di Vivian Qu – Cina 2025 Prima mondiale
Yunan di Ameer Fakher Eldin – Germania/Canada/Italia/Palestina/Qatar/Giordania/Arabia 2025
Il Festival verrà inaugurato giorno 13 con il lungometraggio Das Licht di Tom Tykwer, presentato fuori concorso.
A presiedere quest’anno la Giuria Internazionale sarà Todd Haynes, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. Accanto a lui avremo Nabil Ayouch, regista e sceneggiatore francese di origini marocchine; Bina Daigeler, costumista tedesca attiva nel cinema spagnolo e di Hollywood; Fan Bingbing, attrice, cantante e produttrice cinematografica cinese; Rodrigo Moreno, attore, regista e sceneggiatore argentino; Amy Nicholson, critica cinematografica americana; Maria Haynes, attrice, regista e sceneggiatrice tedesca.
La Berlinale quest’anno assegnerà all’attrice scozzese Tilda Swinton l’Orso d’Oro alla Carriera per la varietà delle opere interpretate e per essere diventata un’icona del cinema moderno. Spiace rilevare l’assenza del cinema italiano al Festival di Berlino 2025. Inspiegabile!
data di pubblicazione:03/02/2025
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