da Antonio Iraci | Dic 22, 2024
Tatsuo, insieme alla figlia Haru, gestisce da anni un negozio per la produzione del tofu, seguendo scrupolosamente una ricetta tradizionale. Il suo tofu è molto richiesto da una clientela esigente e Tatsuo è molto orgoglioso di poterla accontentare. Inoltre rifiuta categoricamente che il suo prodotto possa essere venduto nei supermercati delle grandi città. Vedendosi oramai vecchio e malandato in salute si mette alla ricerca di un buon partito per la figlia, rimasta sola dopo il divorzio…
Il regista dirige un film dal sapore antico che ama soffermarsi su tutto ciò che parla del Giappone e delle sue antiche tradizioni. In Tofu in Japan si cerca essenzialmente il pretesto per parlare di un Paese che sta perdendo la sua millenaria cultura, anche in campo culinario. Tatsuo (Tatsuya Fuji) è anziano e non può andarsene senza sistemare la figlia Haru (Kumiko Aso), separata da tempo che rischia così di rimanere sola. Sotto la spinta di vari e stravaganti amici si metterà alla ricerca di un buon partito da farle sposare. I pretendenti non mancherebbero ma il vecchio è molto esigente e trova in ognuno un appiglio per bocciare in partenza ogni candidatura. Ma al di là delle forme in uso e del tradizionale rispetto generazionale vigente, la figlia ha già fatto la sua scelta. Poco importa se il prescelto sia brutto e basso, quel che le basta è che sia onesto, rispettoso e che soprattutto le voglia bene. Il film si concentra su uno scontro generazionale che vede contrapporre i desideri di entrambi che non coincidono, perché ognuno ha dalla vita aspettative diverse. Mitsuhiro Mihara sa confezionare un film garbato e rispettoso della tradizione nipponica dove ogni mossa è studiata anche nel quotidiano. Un velato ricordo anche degli orrori della bomba lanciata su Hiroshima visto che l’azione è ambientata in un piccolo centro di quella prefettura. Tofu in Japan introduce con sensibilità anche il tema dell’amore, un sentimento che non distingue le età e che arriva inaspettato anche per l’anziano Tatsuo. Un elemento che però decisamente stride con la delicatezza della narrazione è l’aver introdotto delle trovate spiritose ma a dir poco puerili. Se è vero che tutto questo rientra nella gestualità esageratamente ossequiosa di quel popolo, tuttavia alcuni espedienti risultano eccessivi e fuorvianti dall’essenza dell’intera storia. Una commedia leggera e senza pretesa che non lascerà parlare troppo di sé.
data di pubblicazione.22/12/2024
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da Antonio Iraci | Dic 21, 2024
Da un anno Sigmund Freud è in esilio a Londra, da quando l’Austria è stata annessa alla Germania nazista. Giunto all’ultimo stadio di un cancro alla mandibola, viene curato amorevolmente dalla figlia Anna, anche lei destinata a diventare famosa nel campo della psicoanalisi infantile. Sotto morfina, tra atroci sofferenze, accetta di incontrare nella sua casa a Hampstead il prof. C.S.Lewis, noto accademico e teologo anglicano. Un incontro che presto si trasformerà in una vera e propria seduta analitica, forse l’ultima visto che Freud morì dopo appena tre settimane…
Matt Brown fa un adattamento cinematografico da un dramma di Mark St. Germain in cui si immagina un incontro tra due celebri personaggi. Il primo per essere già considerato il padre della psicoanalisi, l’altro perché illustre scrittore, riconosciuto come precursore della narrativa fantasy. Un colloquio abbastanza turbolento in quanto Freud, oramai in fin di vita, non gradiva molto le asserzioni di Lewis sull’esistenza di Dio. Oramai imbottito di morfina, il grande Sigmund, agnostico per natura, risponde con lucido sarcasmo all’interlocutore che con ostinazione lo affronta su questioni di pura teologia. La discussione è interrotta da un falso attacco della Luftwaffe visto che dopo l’invasione della Polonia dai nazisti, Churchill aveva dichiarato guerra a Hitler. Il ruolo del principale protagonista di questa interessante storia, peraltro lontana dalla realtà dei fatti, è affidato al premio Oscar Anthony Hopkins. Accanto a lui l’attore britannico Matthew Goode, reso famoso da Woody Allen per il film Match Point del 2005. L’interpretazione dell’ultra ottantenne Hopkins è perfetta in ogni scena anche perché la sua fisiognomica lo avvicina in maniera sorprendente a quella di Freud. Nel film, una vera e propria pièce teatrale, non troviamo traccia della famiglia dello psicoanalista ad accezione della figlia Anna (Liv Lisa Fries). In Freud -l’ultima analisi si parla inevitabilmente della sua relazione con l’americana Dorothy Burlingham, relazione al tempo scabrosa che alla fine ottenne l’approvazione del genitore. Un film certo verboso che non troverà facile collocazione tra il pubblico amante degli action movies ai quali siamo sempre più assuefatti. Tranne poche scene, tutto si svolge nello studio dell’analista dove troneggia il famoso divano che aveva assistito, negli anni, agli sfoghi isterici dell’alta borghesia viennese.
data di pubblicazione:21/12/2024
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da Antonio Iraci | Dic 20, 2024
Il destino ha fatto incontrare Antonio e Pieraldo. Sono entrambi agenti di polizia, hanno entrambi una donna e una figlia, e le loro carriere lavorative sono parallele. I casi che gli vengono affidati hanno purtroppo sempre esito negativo e gli stessi trovano soluzione grazie all’intervento di un’altra coppia di colleghi. Vuoi per pura intuizione, vuoi per pura casualità alla fine riusciranno i nostri eroi a incastrare e sgominare una banda di trafficanti…
Alessandro Siani e Leonardo Pieraccioni, due icone della commedia all’italiana, per la prima volta insieme in un film leggero e divertente. Un comico napoletano e uno toscano si incontrano quindi sulla scena per imbastire una storia tutto sommato ingenua ma a tratti anche profonda. I singolari poliziotti non ne azzeccano una e sono sempre rimproverati dai superiori per la loro superficialità nell’affrontare i casi che gli vengono sottoposti. Oltre al lavoro, i due devono fronteggiare anche una situazione affettiva non sempre facile. Pieraldo (Pieraccioni) ha una relazione con la ex moglie di Antonio (Siani) ed entrambi sono impegnati a proteggere Maria (Gea Dall’Orto) la figlia adolescente di cui entrambi i padri si sentono molto responsabili. Una storia un poco pasticciata in cui i due bravi comici sanno destreggiarsi con grande talento. Il regista segue il percorso dei film precedenti intrisi di puro sentimentalismo che riesce a sdrammatizzare attraverso una serie di gag a dir poco esilaranti. Le due comicità riescono a miscelarsi alla perfezione e il risultato è questa nuova commedia nata da una spiazzante intuizione. La scelta di un umorismo tutto sommato pulito, senza volgarità e con la scelta di un cast confezionato ad hoc. Io e te dobbiamo parlare affronta con ironia e con una punta di malinconia il tema profondo dei sentimenti e dell’amore. Una storia quindi comica che sa gestire i problemi in maniera leggera e mai superficiale. Siani si ripropone di rinnovare il genere, trasformando la commedia all’italiana in qualcosa che possa sdrammatizzare per rendere divertente quello che non lo è. Solo così riesce in pieno a raccontare le cose più complicate con quella sottigliezza che lo contraddistingue. Lo spettatore non deve aspettarsi grandi cose, solo divertirsi e ridere per un film di poche pretese, pensato per dare un messaggio tutt’altro che banale.
data di pubblicazione:20/12/2024
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da Antonio Iraci | Dic 19, 2024
Mathieu è un famoso attore parigino che sta attraversando un momento di crisi professionale e sentimentale. Ha accettato di esibirsi in una pièce teatrale e ora teme di non esserne all’altezza. Decide pertanto di passare una settimana in un centro benessere in Bretagna. Casualmente incontrerà Alice che non vedeva da quando si erano lasciati molti anni prima e tra i due, entrambi sposati, si riaccenderà una nuova passione…
Stéphane Brizé è un noto regista e sceneggiatore francese, per la verità poco conosciuto in Italia. Questo film potrebbe essere quindi l’occasione per inserirsi in quel filone di cinema leggero d’oltralpe che sta andando molto di moda da un paio d’anni. Le occasioni dell’amore è un classico film sentimentale che segue una sceneggiatura, peraltro curata dallo stesso regista, che non brilla certo per originalità. I due protagonisti, Mathieu e Alice, sono interpretati rispettivamente da Guillaume Canet e da Alba Rohrwacher, attori di grande talento e soprattutto maestri nella recitazione. Se c’è qualcosa da obiettare non riguarda quindi gli attori, quanto piuttosto la staticità delle situazioni che ripercorrono situazioni più che scontate. Un amore vissuto con grande passione che dopo quindici anni si ha l’illusione di riaccendere. Ma come sempre, nel frattempo, ognuno si è fatto una famiglia e si è costruito una vita, bella o banale che sia. Lui è un attore di grande successo, ma in crisi. Lei una mediocre musicista che vive impartendo ai bambini lezioni di piano. Entrambi con una situazione familiare non del tutto soddisfacente, accettata quasi per un atto dovuto. Entrambi in una forma di forzato esilio in una località balneare fuori stagione e quindi grigia e piovosa. Entrambi che devono affrontare una crisi professionale, anche se su livelli molto differenti. Entrambi incapaci di affrontare la propria fragilità emotiva per raccontarsi di un passato che oramai è proprio passato. In Le occasioni dell’amore il regista si lascia andare a inquadrature molto ravvicinate dove i prolungati silenzi sembrano appesantire le situazioni già proprio non leggere. Un film quindi sull’esasperazione dell’amore. Un amore che si perde, si ritrova e si riperde. Funzionale a far meglio apprezzare quello che si ha, senza particolari aspettative di desiderare quello che non si ha né si potrà mai più avere. Stéphane Brizé dopo aver parlato nei suoi ultimi film di tematiche legate al mondo operaio si lascia ora andare al tema dell’amore. Racconta di una storia che non dice nulla di più di quello che già purtroppo sappiamo.
data di pubblicazione:19/12/2024
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da Antonio Iraci | Dic 18, 2024
Nelle Terre del Branco vive Kiara, un cucciolo di leone figlia di Simba e Nala. Un giorno, durante un temporale, viene lasciata alla custodia di Rafiki, un mandrillo da tutti riconosciuto come uno sciamano. Per distrarre la piccola dalla paura, lo stregone le racconta la storia del leggendario Mufasa. Rimasto orfano viene salvato per caso da Taka, anche lui cucciolo ma di stirpe reale. I due cresceranno come fratelli e affronteranno insieme una lotta impari contro il malvagio Kiros, capo di un branco di leoni bianchi chiamati “gli emarginati”…
In prossimità di questo Natale la Walt Disney Pictures ci regala un film d’animazione a dir poco eccezionale. La regia è di Barry Jenkins, premio Oscar per Moonlight, sulla sceneggiatura di Jeff Nathanson che si rifà alle precedenti edizioni de Il re leone. Un piccolo capolavoro che, pur rimanendo catalogato nel genere cartoonesco, è in ogni sequenza legato a un iperrealismo impressionante. Le figure animali accompagnano Mufasa con gli altri leoni del branco e ogni personaggio, grazie alle tecniche di grafica digitale in 3D, è reso perfettamente. Si può veramente affermare che il film è uno strepitoso esempio di come si possano realizzare immagini così reali, esclusivamente generate dal computer. Al di là della narrazione, la favola di per sé racchiude sempre la lotta tra il bene e il male. Mufasa è un esempio di come si possa suggerire una morale, senza ricorrere a tediosi artifici. Lo spettatore, piccolo o grande che sia, trarrà un insegnamento sul concetto di amicizia e fratellanza, sentimenti destinati a rimanere eterni. In questo percorso sarà accompagnato, come i protagonisti di questa fantastica storia, da Rafiki che, con la sua saggezza, si erge a guida spirituale. In qualità di stregone africano indicherà ai leoni sovrani la giusta strada da seguire. Il film è anche un musical a tutti gli effetti. La colonna sonora di questo live-action è realizzata da Hans Zimmer, Pharrell Williams e Nicholas Brittel a cui si aggiungono Elton John e Tim Rice. Per la versione italiana Luca Marinelli ha prestato la voce a Mufasa – Il re leone. Per gli altri personaggi principali troviamo Alberto Boubakar Malanchino, Elodie, Edoardo Stoppacciaro, Edoardo Leo, Marco Mengoni, Elisa e tanti altri ancora. Musiche allegre con brani adattati ai singoli protagonisti di questa incredibile avventura la cui versione italiana è stata curata da Virginia Brancucci e Marco Manca. Un film completo, da vedere non solo in occasione delle feste natalizie…
data di pubblicazione:18/12/2024
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