Una satira in costume cupa e caustica del desiderio di ricchezza e status aristocratico. Un film che prova a fondere e far rivivere l’estetica, le atmosfere ed i codici narrativi di Maestri come Greenaway, Kubrick e Lanthimos. Siamo però lontani dalle loro capacità scenografiche e compositive, dal talento di integrare immagini e musica e dalle geniali impennate surreali.
Lo sceneggiatore e regista americano Peter Glanz con Savage House ci porta nell’Inghilterra del ‘700. Sullo sfondo un’epidemia di vaiolo e le rivolte giacobite contro la nuova casa regnante degli Hannover. Chauncey è un parvenu che ha sposato l’erede di una nobile ma decaduta piccola casata: i Savage di cui ha assunto il cognome ma non certo il lignaggio ed il rispetto sperato.
Vivono in una magione di campagna in ristrettezze economiche e creditori che bussano alla porta. Inaspettatamente i Duchi del Devonshire annunciano la propria visita a Savage House. Per i Savage potrà essere l’attesa opportunità di mettersi in mostra, entrare nelle grazie dell’Alta Nobiltà e rifarsi una reputazione e denaro. Occorrerà fare in fretta per salvare le apparenze, costi quel che costi! Accecati dalla speranza vendono tutto ciò che ancora resta loro pur di far apparire sé stessi, la casa, il cibo e la servitù all’altezza dell’accoglienza dovuta. Un crescendo autodistruttivo in cui la situazione presto degenera. Più che ad una risalita sociale assisteremo ad una discesa agli Inferi. Un disfacimento fisico e morale fra il ridicolo, il patetico ed il cattivo gusto.
Il film ha un avvio brillante ma in breve, poco assistito dallo script perde il ritmo e va in stallo. Viene meno l’equilibrio fra il black humour ed una storia efficace e si scivola nella ripetitività priva di incisività, incerti fra Dramma d’epoca, Farsa storica e Commedia graffiante. Lo stile è teatrale e visualmente non c’è nulla da eccepire. L’estetica si rifà a modelli eccellenti: luci naturali, ambienti e costumi curatissimi. Tutto ciò non riesce però a compensare la debolezza della sceneggiatura che si disperde in situazioni paradossali senza mai creare una progressione drammatica o satirica che alimenti l’attesa.
Peccato! Lo spunto era buono e poteva risultare una critica di costume efficace. Manca la giusta aggressività. Il regista si ferma in superficie calcando la mano sugli aspetti farseschi sfiorando l’eccesso ed il cattivo gusto. Se l’insieme alla fine riesce a reggere è grazie all’eccezionale performance dei due protagonisti: Richard E. Grant febbrile, vanesio, stupido e laido duetta con Claire Foy impeccabile in un gioco di coppia fatto di tradimenti, complicità e manipolazioni.
Savage House al di là del piacere di vedere ottimi interpreti e splendidi ambienti risulta quindi un film appena discreto. Trascurabile dai più salvo forse dagli amanti del Genere.
data di pubblicazione:01/09/2026
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