(Teatro Vittoria – Roma, 25/30 novembre 2025)
Matteotti – Anatomia di un fascismo, in scena al Teatro Vittoria a Roma, nasce dall’urgenza di mettere in scena non solo la memoria, ma il presente, trasformando un delitto politico del 1924 in allarme per oggi. Lo spettacolo, scritto da Stefano Massini, e curato nella regia da Sandra Mangini, non si limita a ricostruire una vicenda storica, ma cerca di sondarne le radici, di decostruire le logiche del potere e fare emergere quanto il silenzio, o l’indifferenza, sia parte attiva nella genesi di un regime.
Ottavia Piccolo, perfetta, non è solo narratrice, è coscienza che prende la parola. Con lei, Matteotti diventa un corpo vivo, ferito e ribelle. La sua interpretazione restituisce la figura di un uomo dal sangue caldo, dal linguaggio chiaro, capace di denunciare con lucidità e coraggio. La sua voce e i movimenti sul palco evocano non un passato lontano, ma una tensione che vibra ancora: l’oppressione del regime, la violenza che si cela dietro parole di ordine e garanzia, la brutalità di un potere che non tollera chi osa chiedere verità e giustizia.
A supporto di questa interpretazione, l’accompagnamento musicale dei Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, con musiche di Enrico Fink. Non un semplice contorno, ma corpo e sostanza in scena che dialogano con la protagonista senza parlare. Percussioni, flauti, suoni non convenzionali ed arrangiamenti evocativi che partecipano alla narrazione con forza propria, rendendo lo spettacolo un’esperienza sensoriale oltre che intellettuale.
Le proiezioni video curate da Raffaella Rivi, unite a luci, scenografie e costumi, contribuiscono a costruire un’atmosfera che oscilla tra la testimonianza documentaristica e la drammaticità universale. La memoria è un invito a guardare da vicino il volto del fascismo. Le luci, in tal senso, spesso illuminano anche il pubblico, quasi a chiamarlo in causa, a renderlo parte della scena stessa. Lo spettatore non può limitarsi ad osservare passivamente, la luce lo interroga, lo invita a prendere coscienza, a riconoscere il proprio ruolo nella storia e nella società contemporanea.
Lo spettacolo diventa così pedagogia, pur non spiegando didascalicamente, coinvolge emotivamente e intellettualmente. E ci sfida. A capire. A non voltare faccia. A denunciare.
data di pubblicazione:27/11/2025
Il nostro voto: 






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