UN FINALE DA SOGNO, commedia onirica in un atto

UN FINALE DA SOGNO, commedia onirica in un atto

con testo e regia di Maria Paola Conrado con Martina Scaringella, Paola Narilli, Giacomo Ricci Caterina Camerini, Vincenzo Ferrari, Alessandra Luzzi, Marina Spagoni, Elvira Pallotta, Vincenza Toce, Alessandra Giudice, Roberta Baietti, Anna Virgilio Simoni, Simona Porcu, Elisa Cimino. Luci Diego Caterino. Produzione: La Compagnia dei Pasticceri

(Teatro Sette -Roma, 19 maggio 2024)

Il Teatro dentro il Teatro. Pretesto non nuovo ma espresso con ricchezza di personaggi. Fuori dai grandi giri degli Stabili chi ha più il coraggio di programmare spettacoli con una quindicina di attori? Tra emozione e spontaneità un baedeker di molti secoli di scena. Con disinvolta vivacità e spazio per tutti, anzi soprattutto per tutte vista la grande prevalenza al femminile.

Quattro attori sono prigionieri di un teatro viste le avverse condizioni atmosferiche. Potrebbero provare ma non ne hanno alcuna voglia anche per alcune croniche incompatibilità con l’autore. Preferiscono mettersi a dormire e rinviare la lettura del copione al giorno dopo. Ma la notte sarà popolata di sogni che a volte rischiano di trasformarsi in incubi. Perché se la vita è sogno (Shakespare, Calderon de La Barca) qui l’immaginario del teatro prende il sopravvento. E con uno stratagemma forse troppo volte ripetuto compaiono in scena personaggi creati dalla fertile fantasia del bardo britannico, un personaggio extra tra quelli pirandelliani, una Baccante euripidea e persino un Godot che cerca di rescindere la corda fatale che lo lega metaforicamente a Beckett. Siparietti da assolo poi reimmergersi nella trama corale che prevede anche disinvolti balli e persino un twist. Ovvio che la trama del lavoro in progress sarà più ricca con questo clamoroso valore aggiunto. Dunque nella retrospettiva non ci si fa mancare niente, comprese Le tre sorelle di Cechov e la riapparizione di un Puccini addolorato per non aver potuto terminare quella Turandot che fu affidata al maestro Toscanini alcuni mesi dopo la sua morte. Incuriosito per tanta generosità tra il pubblico il direttore artistico del teatro Michele La Ginestra, sempre fresco e inossidabile Rugantino.

data di pubblicazione:20/05/2024


Il nostro voto:

‘A NANASSA, tre atti comici di Eduardo Scarpetta

‘A NANASSA, tre atti comici di Eduardo Scarpetta

riduzione e regia di Fabio Gravina, con Fabio Gravina Mara Liuzzi, Antonio Lubrano, Sara Religioso, Giuseppe Vitolo, Michele Sibilio, Eduardo Ricciarelli, Rosella Celati, scene e costumi di Francesco De Summa, musiche originali di Mariano Perrella

(Teatro Prati – Roma, 5 aprile/26 maggio 2024)

Cinquanta giorni in cartellone per una delle più scoppiettanti farse di Scarpetta in una stagione mono-autore di un teatro che testardamente da 25 anni ripropone il teatro della tradizione napoletana.

Fabio Gravina è il tenore, sinergicamente assistito da un coro di caratteristi che lo spalleggiano impeccabilmente di spettacolo in spettacolo secondo il numero fisso e chiuso della base scarpettiana. Riduzione rigorosa e fedele con il dialetto che vira nella facile comprensione della lingua italiana. Gioco di equivoci senza corna, con matrimoni contrastati sempre in ballo e giocose ripicche. Ritmo trascinante, senza punti deboli con rilanci continui di trama. E i caratteri sono ben scolpiti. C’è la procace sciantosa, la moglie brutta, l’amico fedele, il parente ricco. Soldi e amore dietro l’angolo, spesso in contrasto. Felice Sciosciammocca, sempre lui, è il pilastro attorno a cui si snoda la vicenda. Lo scioglimento non ha bisogno di particolari approfondimenti psicologici. Happy ending in agguato con ricomposizione di tutto quanto viene chiarito nel bozzetto finale. In fin dei conti un gioviale ottimismo chiude la vicenda. Potrebbe sembrare un teatro minore di pura rappresentazione ma ipoteca un enorme dignità della scena, senza presuntuosi velleitarismi. La compagnia stabile ha già preparato la prossima stagione che si presenta appetitosa con testi di Gravina, il rilancio di Raffaele Viviani e, ancora, immancabilmente Scarpetta, un amo da cui partì la meravigliosa avventura de tre De Filippo, dando il via al vero teatro d’autore italiano. Dopo Eduardo capisaldi Giorgio Strehler e Luca Ronconi.

data di pubblicazione:17/05/2024


Il nostro voto:

DONNACCE di Gianni Clementi

DONNACCE di Gianni Clementi

con Fioretta Mari, Patrizia Pellegrino, Blas Roca Rey, regia di Luca Pizzurro

(Teatro Manzoni – Roma, 25 aprile /12 maggio 2024)

Commedia brillante con un pizzico finale di dramma dolceamaro. Il prolifico Gianni Clementi, il più produttivo autore di teatro del secondo millennio sforna un’altra godibile messinscena partendo dal mestiere più antico del mondo.

Separate da una generazione Mari e Pellegrino cuciono una perfetta sinergia interpretativa condendo i dialoghi rispettivamente con il dialetto siciliano e quello napoletano. Protagoniste due prostitute che sono entrate in regime di pensione e che cercano di evitare riferimenti all’antica professione anche se fidati clienti ancora chiamano e vengono dirottati da altre donne più disponibili. Un ipotetico viaggio a Sharm El Sheik dovrebbe essere il punto di sutura tra vecchia e nuova vita. Ma dato che il futuro si può programmare fino a un certo punto nella loro vita irrompe un autorevole protagonista della vita italiana che si manifesta come frequentatore di un trans brasiliano e compare con reggicalze in posa e mise inequivocabile. La disponibilità a coprirlo va lautamente ricompensata e dopo una veloce trattativa viene messa a disposizione una cifra importante e un viaggio premio e non più nel vicino Egitto ma nelle più esotiche Barbados. Se non che non tutto va come dovrebbe andare. Testo pieno di battute, doppi sensi e qualche funzionale parolaccia per un pubblico di buona disponibilità. Paga in termini teatrali l’eloquio pieno di citazioni del Vip rispetto alla grana grossa delle due donne e i battibecchi continui della coppia incerta su come cambiare la propria esistenza. Un fondale efficace per divagazioni umoristiche. Pellegrino profonde impegno, Mari un collaudato mestiere. E quando leggi le loro date di nascita ti stupisci per la loro intatta vitalità e capacità di trasformazione dopo aver attraversato vari mondi di recitazione, dalle scuole alla televisione.

data di pubblicazione:26/04/2024


Il nostro voto:

STRADE DE ROMA, con testi di Belli, Berneri, Del Monte, Fabrizi, Jandolo, La Crociera, Pascarella, Trilussa, Zanazzo

STRADE DE ROMA, con testi di Belli, Berneri, Del Monte, Fabrizi, Jandolo, La Crociera, Pascarella, Trilussa, Zanazzo

selezione dei testi di Graziano Graziani, a cura di Flavio Francucci, con Francesca Astrei, Flavio Francucci, Alberto Melone, visual di Giacomo Calderoni

(Teatro di Villa Torlonia – Roma, 17/21 aprile 2024)

Un originale itinerario per Roma passando per le vie contrassegnate dai poeti del folclore romano. Tra topografia, letteratura, storia e vita vissuta. Con il benefit della visita nel teatro voluto dai Torlonia, da tempo affidato alla guida ondivaga del Teatro di Roma..

Ti aspetti un reading visto che la nuda scenografia appare affidata a un solo leggio al centro dell’enorme palcoscenico. Invece è decisamente qualcosa di più per il piglio vivace conferito dai tre giovani interpreti. Sul grane schermo ti fanno compiere un viaggio nel ventre disinibito e a tratti crapulone, della Roma del centro. E rivivi, a partire da un epigono del ‘600, le glorie poetiche della Roma che fu, a volte di eccelso valore nazionale e non regionale come nel caso dei sonetti del Belli. Oscenità artistiche dietro l’angolo, cinismo, schiettezza e persino un po’ di commozione come in occasione della rievocazione della breve vita di Raffaella La Crociera, unica donna nel coro maschile (notate!), perita per una grave malattia a 14 anni dopo il generoso atto di donare il mezzo milione di lire, una cifra per l’epoca (siamo nel 1954), per i superstiti di una catastrofe naturale. Si chiede la partecipazione del pubblico soprattutto quando si riabilita l’antico e crudele gioco della passatella, passatempo alcoolico che a volte si concludeva con tragiche risse tra gli astanti. La dimostrazione è che si può fare spettacolo affidandosi al patrimonio regionale e alla memoria con il dovuto omaggio ai protagonisti del tempo che fu. La generosità degli interpreti è tale che si tracima ben oltre i 70 minuti previsti dal programma ufficiale.

data di pubblicazione:22/04/2024


Il nostro voto:

LA RAGAZZA SUL DIVANO di Jon Fosse

LA RAGAZZA SUL DIVANO di Jon Fosse

traduzione di Graziella Perin, regia di Valerio Binasco, con Pamela Villoresi, Valerio Binasco, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Giulia Chiaromonte, Fabrizio Contri e con Isabella Ferrari. Scene e costumi di Nicolas Bovey, video di Simone Rosset. Produzione: Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale- Teatro Biondo di Palermo

(Teatro Vascello – Roma, 16/21 aprile 2024)

Una delle più importanti produzioni della stagione in corso (basti leggere i nomi dei componenti del cast). Binasco si ritaglia una parte modesta privilegiando il ruolo del regista. Le atmosfere plumbee e raggelanti del Premio Nobel sulla scena del più innovativo teatro romano. Con fatica e coraggio.

Echi di Ibsen (Norvegia), sfumature di Beckett. Una famiglia lacerata, specchio di una società chiusa, europea. Non è un autore facile Fosse ma l’attribuzione inaspettata e insperata che gli è stata tributata con il Nobel per la letteratura merita una popolarizzazione nostrana. Con uno spettacolo ispido, a tratti sgradevole. Perché i personaggi mai collimano, si danno sulla voce, rifiutano un’identificazione collettiva preferendo ciascuno una propria strada che appare incerta, contorta, contraddittoria. I protagonisti portano il segno di una ferita profonda che potrebbe anche essere il fallimento delle proprie ambizioni e il mancato riconoscimento in una passione. Che nel caso del personaggio principale è l’irrisolta in una pittura che sfugge e delude. Binasco sembra fedele traduttore della tensione di Fosse, rispettando il suo dettato minimalista. Il testo è pieno di metafore. Come quelle di un marinaio che a parole è atteso ma quando torna deflagra nel tradimento della moglie che mai più vorrà rivedere. Incontri e scontri a più piani con una Villoresi strepitosa e con un Di Mauro, che una volta di più, interpretando un ruolo diverso dai precedenti dimostra la propria ecletticità. Il ritmo di Fosse è sincopato. Non deve preludere a un finale, al racconto di una storia. Difatti non c’è evoluzione ma uno sguardo freddo su un’umanità scostante e disturbata.

data di pubblicazione:17/04/2024


Il nostro voto: