VITA DA CARLO, secondo ciclo con Carlo Verdone

VITA DA CARLO, secondo ciclo con Carlo Verdone

regia anche di Arnaldo Catinari, sceneggiatura di Nicola Guaglianone, Pasquale Plastino, Ciro Zecca, Luca Mastrogiovanni, con Monica Guerritore, Max Tortora, Maria Paiato, Sangiovanni, Maria De Filippi, Claudia Gerini, Antonio Bannò, Fabio Traversa, Alessandro Haber

Ha cambiato piattaforma ma non impatto la docu-serie romanzata della vita di Verdone. Dove verità, verosimiglianza e libero arbitrio si amalgamano in un intreccio funzionale per una riuscita narrazione. Ovviamente i siparietti comici si lasciano preferire alle indispensabili avventure sentimentali delle coppie giovani. Ogni attore è perfettamente al suo posto e si perdonano al protagonista anche le comparsate pro audience di personaggi fuori target. 

Dieci puntate di facile e piacevole fruizione, neanche troppo tirate per i capelli nel format della serie. Verdone nella fiction tenta la prova del film d’autore ma sembra un novellino nella scelta degli attori. A partire dall’imbranatissimo Sangiovanni: una scelta che è una forzatura del produttore per mostrare il Verdone giovane. Con tanti chili in meno e con la tara di un marcato accento veneto. Comunque ogni disagio ci accomuna al protagonista che quando torna a casa è sempre afflitto da un considerevole stress. Non è facile neanche la vita dei personaggi famosi. Questo è il messaggio subliminale che filtra come sottotesto. Nella folla del ricco cast meritano una citazione Maria Paiato, che passa con disinvoltura dal teatro impegnato a una grande prova d’attrice in uno spettacolo leggero, e il quasi commovente Fabio Traversa, interprete residuale di Moretti e Verdone che in pratica recita se stesso nel disperato tentativo di approdare a una parte nella diffidenza del suo ex mentore Verdone. Dei quasi 300 minuti di serie ci rimane indelebile l’immagine della cialtroneria di Cinecittà dove la figura del produttore ha lo stesso carisma di un venditore di carne umana. Operina già di successo che fa da traino al terzo ciclo di puntate in preparazione. Verdone s’impegna al massimo, compreso un bagno a novembre nel mare limaccioso di Ostia.

data di pubblicazione:03/10/2023

ASSASSINIO A VENEZIA di Kenneth Branagh, 2023

ASSASSINIO A VENEZIA di Kenneth Branagh, 2023

Un palese tradimento della novel di Agatha Christie che fa incontrare la scrittrice Ariadne Oliver CON un Poirot meditabondo in pensione, sotto sotto, ben voglioso di trascinare le proprie cellula grigie nella soluzione di un nuovo mystery.

 

Kenneth Branagh uno e trino (regista, interprete, coproduttore) per una virata a 360 gradi dal giallo tradizionale per rifugiarsi un gotico horror che perde subito il fascino della ricostruzione in una Venezia del 1947 cinematograficamente vista con l’occhio di produttori tutt’altro che nostrani, molto troppo attenti alle ragioni commerciali del film. Così Venezia presto sparisce in una sorta di delitto della casa chiusa, condito da sedute spiritiche, effetti speciali, improvvise agnizioni e con una verosimiglianza che alla relativa coerenza della Christie abbina bruschi strappi di sceneggiatura. Quello che funziona è il personaggio di Poirot nella sobria interpretazione di Branagh. La sua imperturbabile natura deduttiva, per definizione negata all’irrazionale, naturalmente riesce a riscattare tenebre e dissimulazione. E il suo scioglimento del mistero è appagante e sublimante anche per lo spettatore. Naturalmente la parola “assassinio” è un mantra di genere dopo aver assistito a omicidi sul Nilo, sull’Oriente Express, in palcoscenico e sul treno. Gli amanti del giallo tradizionale non si ritroveranno in questo esperimento che segue la rotta di un cinema birichino, eccentrico e dinamitardo, già sperimentato con le ultime versioni di uno Sherlock Holmes cocainomane e decisamente sopra le righe. Per un biglietto in più staccato alla cassa si fa questo e altro. Si usa la Christie come specchietto per le allodole e poi si plana in tutt’altri contesti. Forse Branagh vale il prezzo del biglietto se unito alla polivalente Yeoh, chiromante presto destinata a una brutta fine. Il ricattatore non è mai quello di cui si sospetta.

data di pubblicazione:25/09/2023


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RISATE DI GIOIA, storia di gente di teatro, da un’idea di Elena Bucci, regia di Elena Bucci e Marco Sgrosso, con Elena Bucci e Marco Sgrosso

RISATE DI GIOIA, storia di gente di teatro, da un’idea di Elena Bucci, regia di Elena Bucci e Marco Sgrosso, con Elena Bucci e Marco Sgrosso

(Teatro Vittoria – Roma, 19/24 settembre)

Una lezione didattica del teatro che fu. Non solo varietà ma i primordi. Con florilegio di citazioni che chissà quanto arrivano al pubblico. Dalle cantine resuscitati Gustavo Modena, Giacinta Pezzana, i più popolari fratelli De Rege. Volenteroso omaggio alla storia, bisognoso di un alleggerimento contenutistico e di qualche estro in più di regia per conferire ritmo alla narrazione..

Orfani del teatro di De Berardinis i due registi da parecchi anni si cimentano nella palingenesi di un ampio segmento della storia del teatro. Da Shakespeare ai fratelli De Rege, Con una nostalgia triste e autoriale che più che alle risate ammicca a un te deum un po’ funerario. Fuori di discussione l’impegno e la costanza del duo. Ogni tanto il singolo si stacca e rievoca un personaggio. Efficace la dialettica con la ricomposizione corale. Così ricompaiono Petito, la Magnani, i primi albori del teatro di rivista oltre alle citazioni di Emma Gramatica, Lina Cavalieri (ricordate “la donna più bella del mondo”?). Coraggioso esordio di stagione. Primo spettacolo al Vittoria e primo spettacolo sulla piazza di Roma, sfidando ancora il caldo e un settembre che, teatralmente, non è ancora sbocciato. Come si può immaginare in platea scarsa partecipazione giovanile. Figurarsi non c’è interesse per il teatro al presente, immaginarsi per quello che fu. Rievocazione amara e nostalgica, con qualche indulgenza al sorriso, basandosi sulle opere di Sergio Tofano, di Vito Pandolfi e di un’antologia sul varietà. Ovviamente le citazioni indulgono a delle scelte mirate. C’è spazio satirico anche per la trascurata figura del suggeritore. Ora si presuppone e si da per scontato che tutti gli attori siano dotati di fulgida memoria. Gli episodi riportati a mo’ di aneddoto sono tutti, spesso drammaticamente, veri. Perché sulla scena si nasce, si cresce, si muore. Vedi Salvo Randone e Scarpetta.

data di pubblicazione:20/09/2023


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JANNACCI VENGO ANCH’IO di Giorgio Verdelli, con il contributo artistico di Paolo Jannacci, 2023

JANNACCI VENGO ANCH’IO di Giorgio Verdelli, con il contributo artistico di Paolo Jannacci, 2023

Un commosso e commovente documentario su quello che non a torto viene definito dalla critica, oltre che dagli intervistati, il cantautore più originale del cantautorato italiano degli ultimi sessanta anni. In due ore di riassunto di carriera si passano in rassegna tutte le canzoni dell’eccentrico successo di un medico/cantante/attore che non ha mai voluto coltivare l’hit parade preferendo scelte personali anche se impopolari.

 

 

Il mondo di Jannacci restituito alla fruizione in un caleidoscopio completo del suo universo, fatto di deraciné, di plumbee periferie milanesi che assurgono ad altrettante metafore dei diversi del mondo. Aneddoti e filmati d’epoca a bizzeffe per la gioia degli ammiratori. Forse non tutti conoscono il legame con Vasco Rossi, restituito dalla viva voce del cantante di Zocca. Paolo Rossi rievoca battute ascoltate cento volte ma sempre valide. E il tappeto sonoro dell’omaggio è di rara efficacia e completezza. Dai tempi del derby, della collaborazione con Gaber alla fruizione scenica di un corpo e di un interprete tutt’altro che ingessato, sempre pronto a stupire come un saltimbanco. La cura per gli altri è stata sempre viva nella sua mission artistica e umana. Dagli inizi con Celentano a Canzonissima. Altissimi e bassi non sofferti con la sensibilità di un uomo raffinato e raffinato musicista. Verdelli ha scovato filmati d’antan e collaborazioni impensabili con la passione intensa di un filologo stregato dal personaggio. Un docu d’arte vedibile con cinema revolution a soli 3,50, un vero regale oltre che un intensissimo focus senza sentore di nostalgico revival. Un artista è vivo finché si ascoltano le sue canzoni o si leggono i suoi libri. Regola aurea.

data di pubblicazione:14/09/2023


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I PEGGIORI GIORNI di Massimiliano Bruno ed Edoardo Leo, 2023

I PEGGIORI GIORNI di Massimiliano Bruno ed Edoardo Leo, 2023

Ci sono giorni migliori e giorni peggiori. Anche nei film. I prolificissimi autori intasano le sale con le loro pellicole ma non scendono mai sotto un’accettabile qualità media, sulle orme di una commedia all’italiana del terzo millennio, riabilitando persino l’impianto a episodi.

 

Le feste si sa sono occasioni di crisi soprattutto in un mondo che a volte ha poco da festeggiare. Plot più o meno riusciti per queste circostanze. Rimane dura da accettare per la realtà italiana la festa di Halloween che difatti circoscrive l’episodio meno riuscito con un Papaleo che gigioneggia su un personaggio deracinè sin troppo visto nella sua personalissima filmografia. Qua e là caratterizzazioni azzeccate con un cast italiano di primissimo ordine in cui la signora Favino (Anna Ferzetti) mostra tutte le proprie qualità. In fin dei conti il film si specchia nella realtà. Con la crisi del lavoro, la sin troppo frequente ritualità delle foto sexy rubate tra adolescenti con sospetto di stupro, questioni ereditarie di famiglia che fanno emergere egoismi e gangli non risolti. C’è una certa umiltà nell’evitare la dilatazione di piccoli spunti risolvendoli in frammenti di cinema. Salemme e Di Luigi su queste basi potrebbero costruire un’autentica saga, per non parlare del possibile sfruttamento nelle serie su piattaforma televisive. E poi come negare la generosità nel distribuire un cast omogeneo distribuendo parti ispirate. La miglior risposta al cinema americano che impone i propri attori (Adam Driver) per rappresentare protagonisti tipicamente italiani come Gucci e Ferrari. Bruno e Leo si confermano cinquantenni mestieranti di buon corso, qui e lì a tratti vivacemente ispirati anche se i dialoghi non sono sempre all’altezza delle situazioni.

data di pubblicazione:07/09/2023


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