TUTTO SUA MADRE di Guillaume Gallienne, 2013

TUTTO SUA MADRE di Guillaume Gallienne, 2013

Il film prende le mosse dalla pièce teatrale delle stesso Guillaume Gallienne, attore, sceneggiatore e regista, dal titolo molto esplicativo: Les Garcons et Guillaume, à Table. Il testo è strettamente autobiografico e racconta, anche sul grande schermo, del particolare rapporto di Guillaume con la madre, ma soprattutto dell’incredibile pregiudizio dei suoi familiari, che sin da quando era piccolo lo etichettarono come omosessuale solo perché i suoi comportamenti erano dissimili dalla marcata prepotenza virile dei fratelli e del padre. Cresce dunque da “diverso”, rifugiandosi in un mondo immaginario frequentato da principesse, mascherandosi sovente in abiti femminili, ma soprattutto imitando sua madre, donna autoritaria che egli ama sopra ogni cosa, sino a confondersi con essa, nella voce e nei gesti.

A questa splendida ed intelligente commedia, in cui si ride di gusto non senza un velo di melanconia, abbiniamo una tipica ricetta francese che ben si sposa con l’ambientazione del film: i bignè.

INGREDIENTI: 125 gr. di acqua e 125 gr.  di latte – 100 gr. di burro – 1 pizzico di sale – 150 gr. di farina  – 4 uova.

PROCEDIMENTO: Per prima cosa setacciate la farina e conservatela da parte, quindi accendete il forno a 160°. In un pentolino mettete il composto metà latte metà acqua, assieme al burro e il sale; appena raggiunto il bollore togliete dal fuoco e gettateci dentro tutta insieme la farina (senza avere paura di cerare grumi). Mescolate tutto bene in modo da ottenere una pasta compatta e rimettete sul fuoco, moderato, continuando a mescolare per evitare di farla attaccare o bruciare.

Fate cuocere per 2-3 minuti circa sempre mescolando con cura, in modo che la farina cuocia e soprattutto che l’umidità si disperda, sino a quando l’impasto si staccherà dalle pareti formando una palla. Quando l’impasto tenderà a compattarsi in una palla unica, dunque, è il momento di spegnere e di far freddare. Appena l’impasto si sarà freddato, cominciate ad aggiungere le uova, una alla volta: verificate che ogni uovo sia ben amalgamato prima di aggiungere il successivo.

Una volta pronta la pasta prelevatene piccole porzioni e modellatele con l’aiuto di due cucchiaini, quindi adagiatele sulla placca del forno foderata di carta da forno (a seconda della grandezza del cucchiaio otterrete dei mignon o dei bignè più grandi). Infornate e sorvegliate la cottura: a seconda del vostro forno e della grandezza dei bignè vi serviranno dai 15 ai 25 minuti circa.

È importante che il calore del forno non sia eccessivo per permettere alla pasta di crescere e di gonfiarsi durante la cottura: l’interno dovrà risultare cavo per fare spazio alla farcitura e l’esterno fragrante. Una volta fuori dal forno fate raffreddare i vostri bignè su di una gratella e aspettate che siano completamente freddi prima di farcirli a piacere.

Essendo una ricetta priva di zucchero, vi permetterà una farciture sia dolce che salata; è importante la grandezza dei bignè perché, in caso di mignon, sono perfetti come aperitivo se farciti con formaggio molle lavorato con altri ingredienti (come tonno, patè etc.).

 

 

PROFONDO ROSSO di Dario Argento, 1975

PROFONDO ROSSO di Dario Argento, 1975

Profondo Rosso nel 2015 compie 40 anni ed è il film che, dopo L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio, consacrò Dario Argento come uno tra i grandi autori di Thriller/Horror. La pellicola vanta gli effetti speciali di Carlo Rambaldi oltre alla colonna sonora del gruppo dei Goblin, allora sconosciuto, divenuta poi famosissima; altre composizioni sono invece firmate dal pianista jazz Giorgio Gaslini. Il titolo evoca il tanto sangue che tinge di scarlatto quattro famose scene, estremamente cruente, di delitti. Il serial killer generalmente agisce dopo aver sentito una nenia per bambini, che minacciosa preannuncia il suo arrivo allo spettatore: chi non la ricorda senza provare un brivido lungo la schiena? Chi non ricorda la Villa abbandonata dove il protagonista scopre sotto l’intonaco il grafito raffigurante un bambino con un lungo coltello insanguinato in mano ed un uomo con il petto cosparso di sangue, con sullo sfondo un albero di Natale? E cosa dire del quadro che scompare dal corridoio dove si consuma il primo delitto?

Per chi non lo avesse ancora visto, è decisamente un film da non perdere, ed il rosso dominante ci evoca una ricetta che con questo colore ha a che fare: i bocconcini di pollo con i peperoni rossi!

INGREDIENTI: 1 petto di pollo a bocconcini – 1 grosso peperone rosso – mix di erbe da arrosti – 1 manciata di pinoli – ½ bicchiere di vino bianco – olio d’oliva q.b. – 2 cucchiaini di concentrato di pomodoro allungato con acqua calda – sale e pepe q.b..

PROCEDIMENTO: In una padella antiaderente dai bordi alti fate saltare i bocconcini di pollo in olio, aggiustando di sale e pepe; aggiungete il mix di erbette secche da arrosti e tirate il tutto con mezzo bicchiere di vino bianco.

Una volta evaporato il vino, abbassate la fiamma e togliete dalla pentola i pezzetti di pollo; aggiungete al fondo di cottura che rimane nella padella il peperone, fatto in pezzi non troppo grandi, aggiustate con un po’ di sale e fatelo cuocere a fuoco moderato senza coperchio girando di sovente per evitare che la pelle del perone si stacchi. Raggiunta una media cottura, aggiungete nuovamente il pollo nella padella con i pezzi di peperone ed irrorare il tutto con  due cucchiaini di concentrato di pomodoro allungato in acqua calda, abbassate fiamma e coprite. Cuocere per circa 20 minuti; cinque minuti prima di spegnere il fuoco, buttate nel pollo la manciata di pinoli e girate. Servite caldo accompagnandolo con tanto pane per fare una gustosa scarpetta!

IL RICCIO di Mona Achache, 2009

IL RICCIO di Mona Achache, 2009

Film di esordio di Mona Achache che ne ha curato anche la sceneggiatura, non difetta di quell’”eleganza” omessa nel titolo. I tre personaggi Paloma, Renè e Ozu, sono tratteggiati in maniera molto fedele, anche se la giovane regista ha sostituito le innumerevoli citazioni letterarie e filosofiche della scrittrice Muriel Barbery con una serie di trovate sceniche ed inserti di animazione.

La visione negativa che la dodicenne Paloma, brillante ed intelligente con tendenze suicide, ha della società attraverso l’osservazione del suo nucleo familiare la destinazione finale è la boccia dei pesci. Una cosa è certa: io lì non ci vado, diviene il mezzo con cui la Achache ci presenta il “suo” riccio cinematografico, ovvero la portinaia del lussuoso palazzo Art Noveau di rue de Granelle dove vive la bambina, quella Madame Michel che è dotata de l’eleganza del riccio: fuori protetta da aculei, una vera e propria fortezza,…dentro semplice e raffinata come i ricci…… fintamente indolenti, risolutamente solitari. Bambina e portinaia hanno in comune l’intento di celarsi agli altri: entrambe vogliono sottrarsi ad un ambiente sociale che reputano estraneo e superficiale e trovano rifugio nelle proprie solitarie passioni, opponendosi con la forza della cultura alla tendenza all’omologazione. Non riusciranno, tuttavia, a sfuggire allo sguardo dell’elegante e raffinato Kakuro Ozu, il gentiluomo giapponese quasi surreale, che farà inaspettatamente incontrare queste due esponenti di un mondo in grado di “vedere oltre” lo sciocco perbenismo dell’alta borghesia.

Il risultato è un film profondo ma non opprimente, colto ma non elitario, un vero e proprio inno alla vita tratteggiato dal decisivo cambiamento di Paloma e della sua idea della morte

Dedichiamo a Madame Michel, che mentre “ingoiava” libri nella sua stanza segreta trangugiava anche interi fogli di cioccolato fondente, la nostra golosa ricetta di brownies.

INGREDIENTI– 250 gr di cioccolato fondente 70%  – un goccio di acqua – 250 gr di burro (salato) oppure non salato+1 pizzico di sale – 200 gr di zucchero di canna – 100 gr di noci sgusciate (oppure nocciole, o pecan, o un mix di frutta secca) – 60 gr di cacao amaro – 50 gr di farina – 3 uova intere + 1 tuorlo – 1/2 cucchiaino di lievito per dolci.

PROCEDIMENTO: Accendere il forno a 170°/180°, fisso e non termo-ventilato, prendere una teglia possibilmente quadrata da circa 23 cm. Foderata di carta da forno; dunque, preparate tutto l’occorrente sul tavolo: fare in pezzi 200 gr. di cioccolato fondente e metterlo a fondere a bagnomaria, mescolando di tanto in tanto, nel frattempo frantumare i restanti 50 gr e tritare grossolanamente le noci (o gli altri ingredienti). Metter quindi in una coppa il burro a temperatura ambiente assieme allo zucchero e montarli con le fruste elettriche finché diventano soffici e leggeri, quindi aggiungere le 3 uova + tuorlo, lasciando andare per quasi 5 minuti le fruste in modo da montare tutto molto bene. A questo punto, colate il cioccolato fondente fuso oramai tiepido nell’impasto ed  incorporare le scaglie di cioccolato, le noci, la farina setacciata col lievito, il cacao. Versare il composto così ottenuto nella teglia rivestita con carta da forno e infornare per 20 minuti. Tagliare poi la torta quadrata ottenuta (che deve risultare umida dentro) a quadratini  di circa 3 cm per lato, dei bei “quadrotti” che dovranno essere spolverati con abbondante zucchero a velo.

WHIPLASH di Damien Chazelle, 2015

WHIPLASH di Damien Chazelle, 2015

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New York. Il diciannovenne Andrew Neiman (Miles Teller) frequenta il prestigioso conservatorio Shaffer come batterista; spia di sovente le lezioni del temuto professor Fletcher (Jonathan K. Simmons), severo e dai modi non convenzionali, sino a quando un giorno questi lo sceglie per far parte della squadra dei suoi talentuosi allievi. Ma Fletcher non è semplicemente severo: egli apostrofa i propri allievi con modi intimidatori, violenti, offensivi, minando la loro autostima e le sue parole pesano come una scure che non esclude nessuno sotto il peso dei suoi colpi. Andrew inizialmente reagisce con un atteggiamento di sottomissione, ma successivamente la sua giovane età lo porta ad accogliere le sfide sempre più insostenibili che Fletcher gli lancia, come in un duello che non vede mai fine, tentando di raggiungere una perfezione nel suono della sua batteria che lo porterà a spingersi oltre il livello massimo delle proprie possibilità.

Whiplash è tensione pura: pochi i dialoghi, minima la scenografia, ma tanto il sudore, il sangue e le lacrime a cui assistiamo, continuamente; e poi tanta musica jazz, che ci inonda dall’inizio sino ai titoli di coda. Sceneggiatore e regista al suo esordio è il trentenne Damien Chazelle che sorprende nel 2014 il Sundance Film Festival vincendo il Gran Premio della Giuria, e non stupiscono le successive candidature agli Oscar 2015: ben 5, tra cui miglior film. È assolutamente palese nel film l’omaggio a Kubrick, e non solo per i modi da “sadico sergente Hartman” che cuce addosso al suo professor Fletcher, ma soprattutto perché questi apostrofa con l’appellativo di palla di lardo un goffo e paffutello allievo, sino ad obbligarlo ad uscire in lacrime dall’aula. Ma anche lo spasmodico duello tra allievo e professore, che sembra consumarsi secondo un vero e proprio codice d’onore, ricorda quello tra l’ufficiale ed il tenente ussaro ne I duellanti di Ridley Scott, e l’allenamento mostruoso al quale si sottopone Andrew per raggiungere la perfezione e diventare il migliore, sembra imboccare la strada verso la follia di David (Geoffrey Rush) in Shine.

Ma queste sono solo sensazioni, perché il film è originale in tutto, ad iniziare dai primi piani sulla fatica, sulla cattiveria, sulla disillusione, e poi sulla rabbia, sulla ricerca spasmodica di rivincita di questi nemici/amici che si sfidano a colpi di frusta.

 

data di pubblicazione 15/02/2015


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GEMMA BOVERY di Anne Fontaine, 2015

GEMMA BOVERY di Anne Fontaine, 2015

Una donna banale che odia la banalità della vita, non è banale. Ossessionato dai classici della letteratura dell’800 ed in particolare da Flaubert, Martin Joubert (Fabrice Luchini) è un intellettuale di mezza età che da sette anni vive “rifugiato” in un villaggio della Normandia per trovare equilibrio e serenità. In realtà il tentativo non gli riesce, perché per sfuggire alla tentacolare vita parigina e vivere nel “difficile ed umido” silenzio della campagna, di equilibrio ce ne vuole proprio tanto se non si vuole dopo un po’ far ricorso agli antidepressivi! Riciclatosi come panettiere nella vecchia panetteria del padre, Martin e sua moglie, che lo aiuta in negozio, hanno un figlio adolescente che confonde i personaggi di Madame Bovary (il romanzo che in assoluto suo padre predilige) con quelli di un videogioco, e Martin preferirebbe saperlo drogato piuttosto che così abissalmente ignorante. Ma un giorno la realtà supera la fantasia allorchè una giovane coppia di inglesi acquista la cadente villetta accanto alla loro casa: i loro nomi, Gemma e Charles Bovery, seppur simili a quelli usati da Flaubert, sembrano a Martin da subito alquanto inquietanti, leggendo in essi quasi un segno del destino, e ne rimane turbato. L’arrivo della bella e sensuale Gemma lo desterà da quel grigio torpore così affannosamente cercato, ponendo fine a dieci anni di tranquillità sessuale e risvegliando in lui una malizia da tempo sopita. Martin comincerà a tracciare la trama di un suo personalissimo romanzo osservando e spiando in particolare la vita di Gemma, che sembra ricalcare i “flaubertiani “ requisiti di quell’archetipo letterario di donna che rifugge, attraverso l’adulterio, la noia ed il quieto vivere della vita coniugale: il destino di questa giovane inglese, dunque, sembrerebbe “già scritto”, con tanto di drammatico epilogo.

Questa divertente e leggera commedia di Anne Fontaine, così marcatamente francese, non ha le fattezze di una moderna rilettura di Madame Bovary, ma piuttosto trae spunto dall’omonimo un romanzo grafico di Posy Simmonds che le conferisce anche un pizzico di humor inglese che non guasta. La storia, fantasiosa ed intrigata, dai risvolti divertenti e quasi noir, si regge prevalentemente sull’interpretazione di Fabrice Luchini, attore che ha più volte lavorato con Eric Rohmer, Claude Lelouch e Francoi Ozon, ma che ultimamente si sta un po’ ripetendo nella parte da misantropo, da uomo insoddisfatto che osserva e critica le vite degli altri senza mai partecipare in prima persona, ma rimanendone solo spettatore. Comunque, nonostante qualche pecca, il film risulta gradevole, confermando una certa attitudine dei francesi a saper fare delle commedie che si articolano su degli spunti di totale fantasia, giocando con ironia e malizia senza ricorrere alla benché minima volgarità.

data di pubblicazione 12/02/2015


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