(Festival Internazionale del film di Roma 2014 – Gala, Alice nella Città)

Se il buongiorno si vede dal mattino, questo esordio della nona edizione del Festival di Roma dovrebbe decisamente scoraggiarci. Ma il Direttore Marco Muller, anche nella scorsa edizione adottò una politica al rialzo, facendo aprire la kermesse romana al poco fortunato L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi, interpretato da Ricky Memphis e da un improbabile Elio Germano (che oggi stesso incanterà le platee con l’uscita nelle sale de Il giovane favoloso di Mario Martone), per poi alzare il tiro con film di ben altro spessore. La commedia, che anche quest’anno ha aperto il Festival, è Soap Opera terza pellicola di Alessandro Genovesi, che conferma Fabio De Luigi come protagonista al pari delle precedenti. Il film, al di là di qualche piccola trovata come un’ambientazione fatata, non reale o quanto meno non propriamente italiana, in un condominio che sembra la sezione di una casa delle bambole, in cui in contemporanea possono godersi le scenette di una vita di personaggi che sembrano proprio usciti da una soap, ha ben poco da regalarci, anche in termini di divertimento. Il cast di attori, tutto nostrano, tra cui ritroviamo Ricky Memphis oltre a Diego Abatantuono, Cristina Capotondi e la coppia di comici Ale & Franz, non basta a dare corpo ad un film che ci lascia davvero indifferenti. Meno deludente ma altrettanto non convincente (peraltro con una platea alquanto rumorosa che ha tolto molta della sacralità che una manifestazione internazionale dovrebbe avere), è stato il film di Rob Meyer Guida tascabile per la felicità, primo lungometraggio presentato nella sezione Alice. La storia ha spunti interessanti e narra di un quindicenne alle prese con l’elaborazione di uno dei lutti peggiori, quello della perdita della mamma, dalla quale ha ereditato la passione per il birdwatching (infatti il titolo originale del film è A birder’s guide to everything). A tratti poetico, a tratti banale, con una positiva leggerezza che forse si addice ad un pubblico di adolescenti rumorosi, il film è tuttavia segnato da un brutto doppiaggio e da un inedito Ben kingsley, la cui presenza ad inizio film fa inutilmente ben sperare in un decollo che, purtroppo per lo spettatore, non arriva.

L’unica nota di merito di questa prima mattinata festivaliera, e che non associamo al giudizio delle precedenti pellicole, ci è arrivata dal film, o meglio docufilm, di Oren Jacoby dal titolo My Italian Secret The Forgotten Heroes, presentato nella Sezione Eventi Speciali. Il documentario è una di quelle chicche che a volte, purtroppo, si vedono solo nei Festival, e narra le storie di quattro persone che durante la seconda guerra mondiale in Italia furono salvate dalla persecuzione razziale di Hitler, grazie al coraggio di alcuni italiani che per fare questo misero in serio pericolo le loro vite e quelle dei loro familiari. Uno di questi eroi fu Gino Bartali, che in vita non volle mai raccontare quando in sella alla sua bicicletta portava, durante gli allenamenti, documenti falsi nascosti sotto il sellino all’interno del telaio, insegnando al figlio, che oggi ci fa conoscere questo lato inedito del genitore, che il bene si fa e non si dice.

data di pubblicazione 16/10/2014

[sc:noconvinto]

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