TRASH di Stephen Daldry- UK

TRASH di Stephen Daldry- UK

(Festival Internazionale del Film di Roma 2014 – Gala)

Rapael, Gardo e Rato. Tre ragazzi brasiliani delle favelas che per arguzia, spirito e integrità morale nulla hanno da invidiare a Qui, Quo, Qua, diventano i protagonisti di una caccia al tesoro avviata dal ritrovamento di un portafoglio e scandita da prove di coraggio e di “decifrazione di codici” da far invidia al Robert Langdon di Dan Brown.

La spazzatura, muovendosi dal titolo del film, inonda lo spazio e la storia fin dalla prima inquadratura, divenendo la manifestazione esteriore di quella corruzione della politica che chiama alla rivoluzione gli scarafaggi scopertisi all’improvviso “persone”, titolari di diritti “umani”, inviolabili e inalienabili, che nessun potere costituito può permettersi di ignorare per troppo tempo. Del resto, come dice Gardo, alla spazzatura materiale ci si può abituare, mentre a quella umana è doveroso reagire, senza farsi troppe domande. Reagire, lasciandosi guidare dalla scia luminosa e “pulita” di chi ha creduto nel cambiamento, solo perché è giusto andare fino in fondo.

Trash è tratto dal libro per ragazzi di Andy Mulligan, sceneggiato dalla penna di Richard Curtis (Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, Il Diario di Bridget Jones), diretto da Stephen Daldry (Billy Elliot, The Hours, ma anche The Reader). Una combinazione che non tradisce la aspettative, restituendo una pellicola caratterizzata da un ritmo narrativo che incalza e trascina e che, sebbene a volte tradisca un’ingenua deriva verso l’utopia travestita da favola, strappa l’applauso di una sala desiderosa di sognare, di sperare, di cambiare.

data di pubblicazione 20/10/2014








TRASH di Stephen Daldry- UK

I MILIONARI di Alessandro Piva

(Festival Internazionale del Film di Roma 2014 – Cinema d’Oggi)

Dopo la demitizzazione della mafia siciliana in La mafia uccide solo d’estate di Pif, la rassegnazione della ‘ndrangheta calabrese in Anime nere di Francesco Munzi, gli stereotipi della criminalità romana in Senza Pietà di Michele Alhaique, il cinema italiano dell’ultimo anno chiude il proprio tour geografico-criminale con la camorra che regna sulla Napoli del terremoto dell’Irpinia e del trionfo di Maradona, per poi seguire la traiettoria di una tanto prevedibile quanto inarrestabile parabola discendente.

I milionari di Alessandro Piva racconta la storia vera di “Alain Delon” (Francesco Scianna), abbagliato dal lustro di una vita dorata, ubriacato dalla strafottenza di chi è convinto di tenere ben saldo lo scettro tra le mani, appagato dall’illusione di una famiglia “normale”, che abita in una casa arredata come quella delle bambole, al piano di sopra rispetto all’ufficio.

Appena la proiezione del potere inizia a farsi più sgranata, affondando il coltello e le scariche di mitragliatrice negli affetti più profondi, riaffiorano quei dubbi che, fin da ragazzino, rendevano “Alain Delon” diverso dagli altri, riproponendo l’eterno dilemma di chi si trova a scegliere la malavita, sia pur con l’impressione di non avere altra scelta.

Film indubbiamente ben confezionato, che nulla però aggiunge rispetto al modello di genere, scontato negli esiti e con il perenne rischio, non del tutto scongiurato malgrado quanto affermato in conferenza stampa, di ammantare da un velo di eroismo quelli che il linguaggio comune definisce “pentiti” e che il più onesto linguaggio giuridico si limita a considerare “collaboratori di giustizia”.

data di pubblicazione 20/10/2014







TRASH di Stephen Daldry- UK

EDEN di Mia Hansen-Løve – F

(Festival Internazionale del Film di Roma 2014 – Sezione Gala)

Sesso, droga e discoteca. A questa triade Mia Hansen-Løve affida il suo viaggio attraverso la musica elettronica francese, legata a nomi, a partire da quello dei Daft Punk, che ancora fanno risuonare il “French Touch” nelle orecchie e nelle gambe della generazione cui appartiene anche la regista, classe 1981.

Il film ha il pregio di non cedere quasi mai alle pur suadenti tentazioni enciclopediche e didascaliche, ma il tentativo di restituire l’affresco interiore e interiorizzato di un mondo fatto di tanti sogni e troppe illusioni sembra infrangersi, almeno a tratti, negli stereotipi di un genere segnato da venature marcatamente adolescenziali. Ragazzi che crescono dopo essersi creduti adulti, sogni che non riescono a stabilizzarsi in un lavoro, il miraggio della gloria che fa perdere di vista la vita.

Il tutto filtrato dallo sguardo di Paul (Felix De Givry), incastonato in una faccia forse un pò troppo pulita per sostenere il ruolo in maniera pienamente convincente. Paul ama incontrare le donne di cui è stato innamorato, ma che a un certo punto scelgono di vivere senza di lui anziché sognare insieme a lui. Fino a quando non appenderà la consolle al chiodo, senza però rinunciare al ritmo che pervade l’esistenza. Perché solo chi ha ascoltato il silenzio può perdersi davvero nella musica. E solo chi si è perso davvero nella musica può tornare ad ascoltare il silenzio.

data di pubblicazione 19/10/2014







TRASH di Stephen Daldry- UK

THE LIES OF THE VICTORS di Cristoph Hochhäusler – D

(Festival Internazionale del Film di Roma 2014 – Cinema d’oggi)

Le bugie dei vincitori diventano la verità per i perdenti, che, sistemati attorno al tavolo con la convinzione di essere scaltri giocatori, si scoprono all’improvviso cieche pedine nella mani di chi lancia i dadi truccati. La bugia/verità può essere scritta su un libro di storia. O sulla prima pagina di un giornale. L’importante è che risulti credibile.

L’intreccio tra potere politico e potere economico, fatto di messe in scena minuziosamente orchestrate e capace persino di scomodare l’Unione europea per smaltire più comodamente quei rifiuti pericolosi divenuti una delle metafore più potenti dei nostri tempi, mostra una straordinaria attitudine a incantare il grande schermo e i suoi spettatori. Specie quando l’indagine viene condotta da due giornalisti giovani e belli, inevitabilmente destinati all’attrazione (fatale?). Due inviati molto tedeschi e non troppo speciali, che quasi fanno rimpiangere i tempi in cui, alle prese con intrighi e sentimenti, c’erano Nick Nolte e Julia Roberts.

Ogni regola, in effetti, ha le sue eccezioni. Senza contare che il confronto con un genere tanto sperimentato rischia di rivelarsi assai simile a un salto nella fossa dei leoni, attorno al quale, forse non a caso, ruota l’intreccio di The lies of the victors di C. Hochhäusler, che sembrerebbe proprio la classica eccezione alla regola del thriller politico in grado di travolgere con il suo ritmo incalzante. La storia, penalizzata da un avvio lento e macchinoso e infarcita da qualche stereotipo di troppo, lascia un senso di incompiuto che neppure la lapalissiana chiave di lettura, chiara fin dal titolo ed esplicitata a scanso di equivoci nel finale, riesce a colmare.

data di pubblicazione 18/10/2014

 







LE SORELLE MACALUSO di Emma Dante

LE SORELLE MACALUSO di Emma Dante

Corpo a anima il teatro di Emma Dante. Ombre e luci, tenebre e colori, frastuono e silenzio, scherzo e tragedia, vita e morte ne Le sorelle Macaluso. Una storia come tante raccontata in modo unico. Con quell’impeccabile unicità che solo chi ha guardato in faccia l’arte è in grado di far intravedere al suo pubblico. Una famiglia. Delle visioni parziali che lentamente si ricompongono in unità. Le parole non dette finalmente urlate. Ognuno ha un posto assegnato, nella scena e nella vita. Ognuno si porta dietro il suo carico di senso di colpa (che in qualche caso è mera responsabilità oggettiva!), il suo rancore, la sua frustrazione. In una parola: la sua vita. Quella vita in cui si combatte, con tanto di spade e scudi, quella vita in cui si gioca, si soffre, si canta, si piange, si danza. Siamo liberi, eppure attaccati a fili invisibili che ci fanno muovere come tanti pupi siciliani. Siamo insieme, eppure confinati in un inespugnabile solipsismo eterodiretto, con l’impressione che alla fine siano sempre “gli altri” a emettere la condanna alla nostra solitudine. Senza possibilità d’appello. Senza poter più fermarsi a contemplare il sole che brilla sul mare. Con la capacità di guardare davvero il cielo quando ormai siamo definitivamente finiti dietro le sbarre. Senza indulto e senza amnistia.

Non c’è scenografia, i cambi di costume avvengono sulla scena, la fisicità degli attori travolge lo spettatore che, nel buio del Palladium, si affida senza riserve a quella “sospensione dell’incredulità” grazie alla quale il teatro (e il cinema) divengono affascinante anello di congiunzione tra la realtà e il sogno.

data di pubblicazione 15/10/14


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