ELSINORE di Simon Stone, 2026

(Immagine-ufficiale-Festa-Cinema-Roma-2026-Foto-di-Sergio-Strizzi)

(21ªFESTA del CINEMA di ROMA 2026)

Presentato nella seconda giornata della Festa del Cinema di Roma, Elsinore è un biopic drammatico e toccante incentrato sulla vera storia dell’attore scozzese Ian Charleson. Lo stesso era già diventato famoso per la sua interpretazione nel noto film Momenti di gloria. La pellicola racconta il miracolo artistico degli ultimi mesi di vita dell’attore che nel 1989 fu chiamato a sostituire Daniel Day-Lewis al London National Theatre…

Il regista sembra voler mettere da parte il cinema per dare spazio esclusivamente all’essenza pura del teatro. Ciò si realizza nel momento in cui Andrew Scott, nei panni del leggendario Ian Charleson, sale sul palco del National Theatre per interpretare Amleto. Nel personaggio più iconico di Shakespeare non troviamo solo la messinscena di un classico ma la lotta della vita per l’arte e contro la morte. Strepitoso e commovente è il modo in cui Stone riesce a filmare l’intero processo creativo della narrazione. Lo stesso spettatore si trova a seguire le vicende personali di Charleson attraverso sessioni di prove estenuanti. La fragilità fisica di un uomo gravemente malato si scontra così con la potenza della sua volontà artistica.

L’interpretazione dell’Amleto non è solo perfetta dal punto di vista scenico, ma è profondamente commovente. I versi recitati da Charleson smettono di essere dei versi teatrali ma diventano il testamento di un uomo che sa di essere prossimo alla morte. Se il film coinvolge senza mai scivolare nel pietismo il merito è di Andrew Scott che è riuscito a catturare l’eleganza di Charleson. I suoi momenti di leggerezza si contrappongono a quella forza incredibile che lo spinge a recitare, nonostante il corpo lo stia abbandonando. Si assiste così ad un attore che interpreta un attore, in un Amleto che rimane indimenticabile. Non è un film sulla malattia e sulla morte. Si può considerare piuttosto un atto d’amore alla vita e all’arte. Ancora una volta il teatro diventa un luogo salvifico che merita il sacrificio anche a costo del proprio ultimo respiro.

Elsinore induce a una profonda tristezza perché non nasconde la tragedia di quegli anni quando l’AIDS era una malattia incurabile, una vera condanna a morte. Ma se la malattia consuma il corpo di Ian, il teatro diventa lo strumento del suo riscatto. Le scene ambientate nel reparto speciale dell’ospedale sono funzionali a dimostrare come la sofferenza possa trasformarsi in pura poesia. L’arte è qualcosa che va oltre la morte e rende l’essere umano pertanto immortale. A fare da straordinario contrappunto emotivo si trova un’ottima Olivia Colman nei panni della dottoressa Johnson, la responsabile del reparto. All’inizio il suo personaggio appare brusco, cinico e quasi asettico dietro quella freddezza professionale necessaria a fronteggiare meglio quella terribile malattia, senza speranza di guarigione. La sua corazza crolla quando andrà a vedere il suo paziente a teatro e si commuoverà di fronte alla potenza della sua interpretazione.

data di pubblicazione:15/10/2026








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