(12^ FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 26 ottobre/5 novembre 2017)

In una piccola cittadina sulla costa francese una madre e una figlia vivono in simbiosi quasi perfetta. La prima, fredda e ostinata, usa ogni arma a disposizione pur di proteggere la figlia, reduce da un incidente in cui è rimasta seriamente menomata, legata sentimentalmente ad un balordo violento. A seguito della brutale morte del giovane, le due donne dovranno sottostare a tutta una serie di ricatti.

Solo Chabrol ha saputo offrire un ritratto efficace della media borghesia, della sua accanita difesa dei propri “valori” e della vita ristretta e chiusa nella provincia. La piccola città, la casa, la famiglia sono i luoghi ed i motivi per cui si consumano delitti, si mente e si nascondono gli armadi pieni di scheletri da non far conoscere al di fuori. Purtroppo il regista Thierry Klifa non è Chabrol, né si avvicina ad esserlo, pur impegnandosi ad illustrare un ambiente di una piccola cittadina di mare, con la famiglia medio borghese da una parte e un mondo, con un piccolo sottomondo malavitoso, dall’altra. Al centro della storia ci sono una madre (Catherine Deneuve), vedova benestante di un operatore portuale la cui fiorente attività ha poi preso in mano, e la figlia (Diane Kruger), con una gamba segnata da un incidente che la rende claudicante e dolorante per i postumi e, di conseguenza, divenuta progressivamente tossicodipendente.

La madre è una donna volitiva che, come dice lei stessa, è forte per istinto di conservazione di ciò che è suo, la casa, i mobili, il denaro, l’impresa di famiglia e l’unica figlia, con la quale ha un rapporto altalenante, lacerato fra momenti di dolce e tenero accudimento dei dolori causati dall’infermità e dalle sostanze assunte, e momenti di contrasto per la sua condotta troppo libera e per la sua dipendenza. La giovane figlia, segnata dall’invalidità e dal bisogno di droghe, cerca amore, affetto e protezione legandosi, in una contorta relazione fatta di desiderio fisico, violenza e soprusi, con piccolo balordo e spacciatore che la usa, la rifornisce e le spilla denaro in continuazione. Il film potrebbe divenire un noir oppure un poliziesco, o, come dicono i francesi, un polar. In realtà non assume un tono specifico fermandosi ad essere solo un film di genere in cui si inquadra, da una parte il disagio sociale  e la rabbia delle frange marginali e dei giovani delle periferie, dall’altra le ipocrisie di certi ambienti disposti ad ogni menzogna e compromesso pur di salvaguardare se stessi, perdendo ritmo e mordente e tendendo a ripetersi in attesa di un evento risolutore. Tout nous sépare gira un po’ su se stesso ed è retto dall’interpretazione della Deneuve che sa dipingere con classe gli impacci, gli imbarazzi e la determinazione di una madre pronta a tutto pur di salvare la figlia, senza badare a nessun compromesso che si presenti necessario. La sua recitazione, sia pur molto credibile, non basta però a rendere il film completamente convincente.

data di pubblicazione:29/10/2017







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