Maggio 1945: la Germania dichiara la sua resa incondizionata e si pone fine al secondo conflitto mondiale.

Le truppe alleate consegnano alla Danimarca migliaia di prigionieri di guerra tedeschi, la maggior parte giovani tra i 15 e i 18 anni, per essere utilizzati a disinnescare, senza alcuna esperienza al riguardo, più di due milioni di mine collocate dalle truppe naziste sulle spiagge nord occidentali del paese.

Lo spietato sergente danese Rasmussen si trova a coordinare l’operazione ed in particolare, con un gruppo di dodici prigionieri, deve ripulire in breve tempo un pezzo di quella costa, adottando sui giovani una spietata disciplina militare, tenendo ben presente ciò che i nazisti avevano perpetuato durante l’occupazione.

Il regista danese Martin Zandvliet porta sul grande schermo un pezzo di storia che la stessa Danimarca non vuole ricordare, né tantomeno raccontare, dal momento che in questa maniera morirono migliaia di prigionieri tedeschi per delle colpe che erano più grandi di loro stessi.

Lo spettatore, nel seguire l’azione scenica in ogni suo istante, non può che rimanere affascinato dallo sguardo sperduto di quei ragazzi chiamati anzitempo a svolgere il ruolo di uomini, in un conflitto che li trovò coinvolti impreparati e senza un perché, lontano dalle loro famiglie e dai loro affetti più cari, in una logica a loro totalmente sconosciuta.

Un film quindi sulle atrocità della guerra e, quel che è peggio, sugli orrori del dopo guerra che ci porta solo per poco ad indugiare sul sentimento di perdono per guardare invece oltre.

Ottima l’interpretazione di Roland Møller, nuovo talento del cinema danese, che interpreta la parte del sergente Rasmussen e soprattutto quella dei giovani soldati, tutti ragazzi alle prime esperienze cinematografiche ma che si muovono sulla scena già con la bravura interpretativa e con il talento dei grandi attori.

 

data di pubblicazione 21/10/2015

 








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