Possibile che un romanzo bello e di successo il cui manoscritto è stato casualmente scoperto in una piccola libreria di un villaggio della costa bretone, in una stanza dedicata alle opere rifiutate da qualsiasi casa editrice, sia stato veramente scritto da uno sconosciuto pizzaiolo, privo di virtù letterarie, morto solo due anni prima?Un mistero da risolvere in una serrata caccia ai vari indizi …

I libri segnano le nostre vite, aprono e trasformano il nostro sguardo, e … a ciascuno il suo: … capolavori internazionali, saggistica oppure romanzi da stazione ferroviaria.

Bezançon rende omaggio agli innamorati dei libri e della lettura e celebra il potere della parola. Il regista infatti, traendo spunto dal romanzo omonimo dell’altrettanto affermato scrittore e regista David Foenkinos, rivolge, con questa sua opera, uno sguardo pieno di humour sul mondo della letteratura, offrendoci tramite il comportamento e le ricerche del protagonista, un critico letterario che dubita dell’attribuzione del libro, l’occasione per graffiare il mondo letterario che benché pretenda di essere trasparente in realtà non sfugge affatto alle regole del marketing e della nascita indotta dei successi, ed alle molteplici sfaccettature che può anche assumere il concetto di Verità.

Giocando intelligentemente con i codici classici del genere poliziesco, pur rispettandoli tutti, il regista ci coinvolge in un intrigo senza cadaveri né poliziotti, in un’inchiesta il cui obiettivo finale non è di sapere chi ha ucciso, ma chi ha veramente scritto, divertendosi nel contempo, nello spirito dei migliori gialli, a seminare il percorso di diverse ipotesi senza mai però perdercisi dentro o annoiando. Un mistero che è nel titolo, che è nel cuore della finzione e che intriga lo spettatore con humour.

Una storia fuori del comune ed originale in una commedia poliziesca accattivante e frizzante, una messa in scena sobria ed accurata, una sceneggiatura perfetta che rende credibili tutte le false piste e situazioni, una ironia sottile puntellata da dialoghi accurati e finemente cesellati, un ritmo vivace nonché una suspense tenuta alta abilmente fino alla fine ed anche oltre il finale ed il post finale.

E poi… chi? Chi meglio di Fabrice Luchini, un misto di se stesso, di Sherlock Holmes e di Maigret poteva incarnare il critico letterario, verboso, autoreferenziale, scettico, cinico ma non cattivo e che in fondo non ha rinunciato, autoironicamente, a ritrovare anche un contatto umano. L’attore è al suo meglio, perfetto in un ruolo che gli va palesemente come un guanto. Lo affianca Camille Cottin nei panni della figlia del presunto scrittore, incerta fra il dubbio e la volontà di stabilire che suo padre sia stato effettivamente l’autore, che rende gradevole con consapevolezza e spontaneità artistica l’alchimia fra i due attori entrambi a loro agio nei toni della commedia. Ottimi poi e ben disegnati ed interpretati anche i secondi ruoli la cui importanza, come si sa, nelle commedie non è certo minore di quella dei protagonisti.

Il Mistero di Henri Pick, è veramente un bel momento di cinema, diretto con mano lieve e ben interpretato, un gioiellino di commedia poliziesca ed umana accattivante, intelligente e frizzante che riesce a tenere lo spettatore in sospeso come un buon libro che si divora durante le vacanze e che ci regala nel finale anche una piccola domanda o piccola morale: Si può permettere alla Verità di frapporsi ad una possibile bella storia?

data di pubblicazione:25/12/2019


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