Un originale tentativo di uscire dai talvolta ristretti canoni di genere del cinema italiano grazie a una sceneggiatura vivace e alla perfetta scelta di un cast di attori, magnificamente incastonati nei propri ruoli. Meno nuova e più battuta (vedi anche Tre Piani) la scelta programmata di far interagire le storie. Fatta salva questa chiave però il quadro d’assieme tiene e il finale aperto è un barlume di intelligenza registica.

 

Una sorte di settembre dell’anima, una mezza stagione autunnale. Una ricerca della felicità declinata meno banalmente che nei film di Muccino. Tre storie molto italiane, molto romane, molto vere, con una stratificazione generazionale varia e un approccio non convenzionale ai sentimenti e al sesso. C’è un Bentivoglio più stazzonato che mai, dove il sale e pepe di una volta è diventato, puro sale, abile nel designare un personaggio demotivato e a disagio nella vita. C’è la giovane e misteriosa prostituta dell’est che aspira a qualcosa di diverso. Ci sono soprattutto due donne amiche, profondamente divise dai propri uomini che non le ascoltano, che non le curano, alla stessa maniera se giocano a poker o le tradiscono con un’altra donna. Poi adolescenti molto credibili ai primi passi nella conoscenza dell’altro. Era da tempo che non vedevamo resi così credibilmente adolescenti sullo scherma in virtù di una recitazione semplice e naturale che non è pura immedesimazione. Escono male, molto male gli uomini da queste storia, disegnando un possibile mondo futuro salvato dalle donne. Sartoretti è bravo nel definire l’assoluta insipienza di un personaggio vuoto e negativo, incapace di ogni reazione emotiva. E Barbara Ronchi forse è all’interpretazione di una carriera, quella che rimane. Tutto questo a merito di una regista evidentemente poco nota che ma padroneggia con piglio eccellente la materia filmica. Opera di respiro, di futuro, di valori montanti.

data di pubblicazione:18/05/2022


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