150 MILLIGRAMMI di Emmanuelle Bercot, 2017

In un ospedale di Brest, città portuale bretone situata a nord-ovest della Francia, la pneumologa Irène Frachon scopre che alcuni suoi pazienti con problemi polmonari, sono stati trattati con un farmaco, il Mediator, perché affetti da diabete o semplicemente per perdere peso. Andando avanti nelle sue ricerche si accorge che esiste uno stretto legame tra l’assunzione del farmaco, presente sul mercato da oltre trent’anni, e il decesso di alcuni di loro nei quali erano subentrati anche gravi problemi cardiaci oltre a quelli respiratori, e per i quali, in alcuni casi, si era dovuto addirittura intervenire chirurgicamente.

Irène decide di indagare. Coinvolgendo alcuni colleghi ricercatori, fa effettuare loro una statistica non a campione, come sovente viene fatto nelle case farmaceutiche per valutare la percentuale di controindicazioni prima di immettere un prodotto sul mercato, ma a posteriori sui pazienti malati presenti nel data base dell’ospedale, nei quali sono stati riscontarti sintomi collaterali dopo l’assunzione del Mediator. La percentuale di cardiopatie riscontrate realmente dal team dell’ospedale di Brest risulterà diversa da quella dichiarata dalla casa farmaceutica alle Autorità di vigilanza del Ministero della Sanità. Inizierà così una lunga battaglia che inevitabilmente assumerà dimensioni enormi, che la pneumologa porterà avanti con coraggio e determinazione al solo scopo di difendere la salute dei suoi pazienti, contro gli interessi economici e la burocrazia.

Irène Frachon è l’autrice del libro Mediator 150 mg da cui è stato tratto l’adattamento cinematografico di Emmanuelle Bercot, regista, sceneggiatrice e attrice, che tutti ricordiamo quale splendida interprete in Mon Roi accanto a Vincent Cassel, ruolo per il quale fu premiata al Festival di Cannes 2015.

Le fille de Brest, titolo originale con cui il film è stato presentato alla 11^ Festa del Cinema di Roma, è basato prevalentemente sulla storia di questa “eroina” che ha lottato per molti anni contro tutto e contro tutti, madre e moglie, lavoratrice indefessa, con un carattere d’acciaio, classico esempio di passione, competenza, determinazione ed energia da vendere. La storia è avvincente e Sisde Babett Knudsen (La corte) è bravissima nel trasmetterci la vulcanicità del personaggio di Irène, conferendo al film un ritmo tale da non farci troppo pesare le oltre due ore di durata che, a volte, rischiano di distogliere l’attenzione dello spettatore da una storia decisamente interessante, al pari dell’inutile e gratuito realismo di un paio di scene in sala operatoria.

Il film, pur essendo tratto da una storia vera e non frutto di fantasia, oltre ad essere avvincente fa ben sperare che al mondo ci siano ancora persone come Irène Frachon!

data di pubblicazione:08/02/2017


Scopri con un click il nostro voto:

1 commento

  1. Ho trovato il film molto avvincente, sia per l’eccezionale bravura della protagonista sia per il dettaglio con il quale si entra nella vicenda attraverso un’attenta analisi delle dinamiche e degli interessi contrastanti che scaturiscono da simili denunce in campo sociale. Belli e autentici i ritratti dei personaggi principali e di quelli in secondo piano ma non per questo meno importanti, ognuno calato nella storia con il proprio ruolo, i propri sentimenti e motivazioni .

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ricerca per Autore:



Share This