Maxi serial tratto da un soggetto originale israeliano trapiantato in una crudelissima America e impastato con troppi ingredienti. Problema razziale, criminalità mafiosa, conflitti familiari, bande gangsteristiche metropolitane. Mayonese ansiogena discretamente impazzita.

Una serie tv che per taglio avrebbe guadagnato dalla concentrazione in un film di due ore di buon incasso. Perché il cinema americano non annoia mai. Semmai esagera e stipa troppi motivi in una confezione che ha il precipuo scopo di tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona. Ma a volte lo stesso spegne il televisore perché sopraffatto da una miscela ansiogena troppo invadente per non essere respinta. La sceneggiatura è piena di additivi che sembrano far entrare i protagonisti in una sorta di tunnel legato alla Legge di Murphy. Se una cosa andrà male, nella scena successiva andrà peggio. Succede che il rampollo di un giudice integerrimo metta sotto con la propria autovettura e uccida il figlio di un boss criminale, mancando di soccorrerlo, anche a causa di una crisi asmatica. Il padre viene meno ai propri principi e trova un capro espiatorio di colore per rimediare alla possibile accusa. Da quel momento si procura una sorta di boomerang che rendono ingestibile la situazione. Il calo maggiore di verosimiglianza in questa sequela di incidenti/accidenti quando il giovane minorenne di colore che è finito in prigione come vittima sacrificale viene ucciso, mettendo ancora di più in crisi la coppia padre-figlio. La dilatazione seriale così si prolunga fino all’inverosimile come se gli sceneggiatori si ponessero continuamente il problema: “E ora che gli facciamo succedere”. Moltiplicando i personaggi gli errori di percorso, le deviazioni del plot. Così il ritmo non è uniforme. Colpi di scena imprevedibili e dialoghi rarefatti si alternano in un mix poco omogeneo anche se la suspense è assicurata fino all’ultimo. Ruskin sosteneva che l’arte apprezzabile è quella onesta. Qui invece si gioca sporco con additivi artificiali, pari a quelli che ci costringono a bere grandi quantità di Coca Cola. E c’è sempre l’America di mezzo.

data di pubblicazione:24/03/2021

Share This