(FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 17/27 ottobre 2019)

Bruce Springsteen in concerto nel suo teatro-fienile della Stone Hill Farm a Colts Neck (New Jersey) con la moglie e compagna di una vita, Patty Scialfa e un’orchestra sinfonica interpreta e racconta il suo ultimo album, Western Stars in una cavalcata musicale, impreziosita da immagini e ricordi della sua America e della sua vita..

 

Se un raffronto, seppure ardito, può farsi fra il tennis e la musica popolare, possiamo dire che Bruce Springsteen sta al rock, meglio, alla musica popolare tout court, come Federer sta al tennis. L’ennesima conferma del carisma e della grandezza dell’artista del New Jersey, da poco settantenne, ci arriva da questo “documento”, film, concerto, memoir e altro ancora, al tempo stesso . Aiutato dal regista Thom Zinny, (già suo prezioso collaboratore per, Springsteen on Broadway), il Boss, attraverso immagini attuali e del suo passato e filmati d’archivio, sottolinea e spiega le 13 canzoni dell’album omonimo (cui ha aggiunto la cover di Rhinestone di Glen Campbell), divenuto concerto, ma anche la sua visione dei tempi, la sua vita, persino le sue zone d’ombra. E lo fa con coraggio e ingenuità disarmanti. Springsteen che è forse la più famosa rock star del pianeta si mette a nudo come un uomo qualsiasi: la sua onestà intellettuale, evidentemente percepita dai suoi fan , lo rende unico nel panorama della musica popolare e se Dylan   perse la “verginità” con il clamoroso salto dal folk al rock elettrico, il Boss può permettersi di spaziare dalle energizzanti tournee con la E street Band a tutto rock, a momenti di folk acustico , ad altri di country e persino a canzoni alla Bacharach, senza perdere l’entusiamo e la passione di chi lo segue , perchè quello è il suo autentico “sentire”. Allora, anche un album come Western Stars, vagamente ispirato ai dischi pop ascoltati tra gli anni 60’ e 70’ viene tranquillamente accettato e, nelle forti braccia del Boss, diventa un affascinante connubio di suoni e generi: il lavoro della maturità di un artista che ha ascoltato prima e realizzato poi la “colonna sonora della sua vita”. Va da sè, che una tale ibridazione di stili e armonie non poteva soddisfare tutti al primo ascolto, ma ,in seguito – e questo film contribuisce in tal senso – la maggioranza degli appassionati ha capito il lavoro e vi ha ravvisato i segni della Grande Musica a tutto tondo.Temi come l’amore, la solitudine, il senso della comunità, l’inesorabile scorrere del tempo, la famiglia e persino la spiritualità, non mancano nel racconto in prima persona a corredo dei pezzi suonati -live nel suggestivo teatro improvvisato, Se qualche critica va mossa al lungometraggio “springsteeniano”, nella versione italiana, presentata alla Festa del Cinema di Roma, è nella mancanza dei testi delle canzoni nei sottotitoli. Mentre al Boss, scontata la sua buona fede, gli si può comunque imputare una certa deriva predicatoria che a volte pervade la sua narrazione. Ovviamente, imperdibile per appassionati dell’artista e del genere.

data di pubblicazione:26/10/2019

[sc:convinto]
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