(Teatro Argot Studio – Roma, 3/14 dicembre 2014)

Dal 3 al 14 dicembre il Teatro Argot Studio si conferma centro sperimentale e culla del teatro tradizionale della scena romana e non è un caso se Sergio Rubini ha scelto proprio questo luogo per portare in scena il Romanzo di Dostoevskij. In un teatro piccolo, il cui pavimento in parchè consumato lascia respirare i passi di coloro che lo hanno solcato, e ancora oggi lo solcano, mossi esclusivamente dalla irrefrenabile e più pura fiamma per l’arte della recitazione, Sergio Rubini e Pier Giorgio Bellocchio danno vita a un apparente “reading” di Delitto e Castigo, strutturando l’Opera in due serate. I due attori realizzano un’interpretazione vibrante dei passi più salienti del testo di Dostoevskij al punto che i fogli che ogni tanto sembrano leggere, sfogliare o che più semplicemente sono arrotolati tra le loro mani o poggiati sul leggio, sembrano essere la sola finzione scenica della rappresentazione. L’atmosfera è intima, buia, la scenografia minimale: un tavolino con una candela, due sedie di legno e qualche giacca e dei cappotti pendono dal soffitto. Poi solo due volti, e a tratti solo due corpi, illuminati nella loro interezza da una calda ma non troppo incisiva luce, accompagnati da qualche sporadico rumore di sottofondo, trasmettono tutta l’ansia, le angosce, il fluire di coscienza, le emozioni del protagonista Raskol’nikov, sapientemente calibrato da Bellocchio, da un lato e l’ipocrisia, i sentimenti, la rassegnazione, lo squallore e, talvolta, l’aridità dei personaggi, femminili e maschili, contro i quali Raskol’nikov si imbatte, tutti egregiamente rappresentati da uno stupefacente Rubini, dall’altro. Sergio Rubini e Pier Giorgio Bellocchio rapiscono il pubblico al punto che l’intervallo che separa (anche) per 3-4 giorni la “serata Delitto” dalla “serata Castigo” non si percepisce bensì rimane intatto il filo narrativo ed emozionale che unisce il massimo pathos degli ultimi minuti del Delitto alla fuga di Raskol’nikov dal palazzo dell’usuraia assassinata che da inizio al Castigo. Lo spettacolo regge interamente sui volti, la gestualità e, soprattutto, sulle perfette modulazioni delle voci dei due attori, il protagonista Raskol’nikov, la voce narrante e i vari personaggi: entrambi emozionano, scuotono, catalizzano lo spettatore in un moto interiore continuo. Nella seconda serata come non citare il cameo della brava ed espressiva Vanessa Scalera – veterana del palco dell’Argot – nei panni del personaggio di Sonia.

Nella realtà odierna, fin troppo spesso insipidamente patinata e vuota, è bello imbattersi in attori navigati e famosi che, nonostante la fama, le luci del grande schermo e gli anni di onorata carriera, amano ritornare alle origini, alle dimensioni di quei teatri/scuola in cui hanno mosso i primi passi, per offrire uno spaccato di vero Teatro. E dove, come nel caso del Teatro Argot di Trastevere, a sipario calato quegli stessi attori, compreso il mattatore Rubini, nell’atrio e nel cortiletto insieme al pubblico fondono le dimensioni “palcoscenico” e “realtà”.

 data di pubblicazione 11/12/2014

[sc:voto4t]

Share This