(Teatro Belli – Roma, 9 novembre 2020)

La redazione di un giornale spinge la giornalista Jane Carter a scrivere un pezzo di indignazione contro la richiesta di Shamina Begun – conosciuta come “la sposa jihadista” – di tornare con il suo bambino in Inghilterra. L’incontro con un veterano di guerra cambierà il suo parere.

 

Retroscena: Shamina Begun partì dall’Inghilterra per sposare un combattente dello Stato Islamico in Siria quando aveva appena 15 anni. Trovata in un campo profughi chiese di tornare in Inghilterra; anche la sua famiglia fece appello. Ma l’allora ministro degli Interni britannico le negò questa possibilità, privandola della nazionalità inglese. Il suo bambino morirà poche settimane dopo nel campo dove erano rifugiati.

Quale opinione esprimere davanti a questa richiesta di aiuto negata? La ragazza merita di pagare o deve essere perdonata? The nights del pluripremiato drammaturgo Henry Naylor parte da questo spunto per raccontare una storia che ci colpirà con la forza di un pugno dato allo stomaco. Sfiora appena il dato di cronaca per addentrarsi immediatamente nella riflessione che scava dentro la capacità dell’uomo di diventare violento e vendicativo in situazioni estreme, chiarendone ma senza giustificare le motivazioni. Non si può avere la presunzione di avvicinarsi alla spina più acuminata dell’altrui dolore e rimanere illesi al tempo stesso. Lo comprende Jane Carter, una giornalista alla ricerca di un parere che avalli il suo giudizio di condanna nei confronti di Shamina. Va a cercarlo in un negozio di cimeli bellici, gestito da un veterano della guerra in Iraq, quella che vide la caduta di Saddam Hussein. Il capitano Kane non fornisce però la risposta che lei si aspettava: un’opinione non è sempre facile da dare quando si conosce la verità. E la verità è sempre lì dove si trova l’azione, anche se ad avvicinarsi troppo si rischia la vita. Il passato riemerge da casse di legno inchiodate dal tempo, il lucchetto arrugginito e polveroso apre una porta cigolante e mostra arsenali di atroci esecuzioni. Fantasmi rievocati fanno la loro apparizione. Per un attimo il meccanismo della violenza generata da altra violenza si inceppa. Il mondo non è più diviso in buoni e cattivi e il fiume impetuoso della verità sgretola la barriera che divide l’Occidente dall’Oriente. Rimane il gesto, questo solo può essere giudicato umano o disumano. Non perde di teatralità la lettura del testo portato sullo schermo dalla coppia Bucci/Grosso per la Compagnia Le Belle Bandiere. Basta un cambio di cappello a dare vita a un nuovo personaggio o il rumore creato con la bocca per evocare l’immagine di un cranio che si rompe o una bomba che esplode. La musica poi fa da meraviglioso contrappunto all’emozione della scena e la regia video, semplicemente risolta in una sequenza di inquadrature strette sugli attori, comunica l’estrema intimità della confessione. Ci costringe a guardare da vicino ciò che nella realtà teniamo a giudizio da lontano, facendo del mezzo informatico un veicolo linguistico di nuove possibilità, ora che siamo costretti ad applaudire la scena nella solitudine del nostro divano.

data di pubblicazione:11/11/2020


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