THE IMITATION GAME di Morten Tyldum, 2015

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A volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare. Manchester 1951: Alan Turing, professore di matematica presso il laboratorio di fisica dell’università, in seguito ad una perquisizione delle autorità britanniche nel suo appartamento per indagare su una segnalazione di furto con scasso, viene successivamente arrestato per atti osceni in luogo pubblico. Durante l’interrogatorio, però, non gli vengono rivolte domande circa il motivo dell’arresto ma piuttosto su quale lavoro svolgesse durante la seconda guerra mondiale. Lo scienziato faceva infatti parte di un ristretto gruppo di esperti matematici ed analisti incaricati direttamente da Winston Churchill per conto del re, chiamati allo scopo di decodificare i messaggi di Enigma, il sistema che criptava le missive con cui lo stato maggiore militare nazista comunicava tutti gli attacchi, i bombardamenti e le operazioni militari. Messaggi, dunque, che viaggiavano nell’aria e che chiunque poteva captare perché apparentemente non segreti, ma che nessuno poteva capire perché non si conosceva come decodificarli: trovare la chiave di lettura di Enigma era l’incarico per sconfiggere Hitler e vincere la guerra. Ma Turing, giovane dal carattere impossibile e per nulla collaborativo con i colleghi, decise di andare oltre teorizzando un’intelligenza artificiale in grado di “imitare” il modo di ragionare degli uomini, ma con molte più possibili diversità di ragionamento, in modo da essere in grado di rintracciare i 159 milioni di milioni di milioni di combinazioni che Enigma ogni giorno era in grado di produrre, dai contenuti indecifrabili. Chiese ed ottenne direttamente da Churchill un cospicuo finanziamento ed un tempo illimitato di lavoro per progettare e costruire Christofer, un calcolatore digitale che potremmo definire il prototipo primordiale dei moderni computer. Grazie anche alla macchina di Turing, durante il secondo conflitto mondiale fu possibile la creazione di un archivio britannico di informazioni militari denominato Ultra, che partendo dalla conoscenza anticipata delle strategie nemiche, accorciò di molto la durata del conflitto salvando la vita a svariati milioni di persone.

Vincitore nel 2014 del Toronto International Film Festival e candidato a 5 Golden Globe per il 2015, The Imitation Game del norvegese Morten Tyldum, adattamento cinematografico della biografia di Alan Turing, si regge prevalentemente sulla bravura da Oscar di Benedict Cumberbatch, che riesce da solo a dare corpo al vero e proprio argomento centrale del film: il martirio di un genio, riabilitato come eroe solo nel 2013 dalla regina Elisabetta, che visse nell’Inghilterra dei primi anni ’50 quando l’omosessualità era illegale e la pena, in caso di arresto per atti osceni in luogo pubblico, era la castrazione chimica, moderna sostituzione dei lavori forzati ai quali era stato condannato a fine del 1800 Oscar Wilde.

Ottima la sceneggiatura, supportata da un ritmo che ricorre sovente al flashback, ma che tuttavia ruotando sempre intorno al protagonista penalizza il resto del cast sempre in ombra, anche per interpretazione; ne esce fuori un’opera biografica, dove la compagine storica in cui si svolge la vicenda potremmo quasi definirla marginale, o quantomeno pretestuosa per parlare di diversità ed emarginazione, partendo proprio dalla genialità del suo protagonista che non fu mai decodificata dalla cosiddetta “normalità”.

data di pubblicazione 04 /01/2015

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