(Teatro India – Roma, 14/18 Marzo 2018)

Sei donne, nel momento dell’entrata in scena, si presentono ognuna con il proprio nome e cognome e testimoniano in prima persona il ricordo dei fatti relativi all’eccidio delle Fosse Ardeatine, indelebilmente impressi nella memoria non solo dei romani ma di tutti gli italiani. Sono partigiane, mogli, figlie, che raccontano la loro esperienza così come l’hanno vissuta in quei giorni che seguirono il 23 marzo 1944, quando in risposta all’attentato di via Rasella in cui morirono 32 soldati tedeschi, vennero per rappresaglia trucidati 335 uomini. Le vittime, tutte estranee ai fatti, furono“scelte” tra i civili che si trovavano in prossimità del luogo dell’atto terroristico, tra gli ebrei, tra i detenuti politici rinchiusi nelle carceri romane.

 

Anche quest’anno il Teatro di Roma ripropone, in occasione delle iniziative promosse dal Comune di Roma per il Giorno della Memoria, Tante facce nella memoria, curato da Mia Benedetta e Francesca Comencini, rientrante nel progetto MEMORIA genera FUTURO.  Il testo è ispirato alle testimonianze raccolte da Alessandro Portelli nel suo libro L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, sapientemente intrecciate in un perfetto stile documentaristico caro alla regista. Lo spettacoloin effetti non si basa su un testo teatrale né ha la pretesa di essere teatro, eppure dal teatro eredita la sacralità della trasmissione orale di fatti che servono a costruire una coscienza e a fare memoria. E quale modo migliore per fare memoria se non riproponendo in scena per il terzo anno consecutivo questo racconto? Una drammaturgia che va a ripetersi, quasi a significare che il gesto scenico così ripetuto e ricordato diventi esso stesso rito e memoriale. Non si possono dimenticare questi fatti e non si possono dimenticare le facce di coloro che ne sono stati tragicamente i protagonisti. Quando il teatro presta la sua voce alla storia, qui attraverso l’esperienza ed il pathos di sei grandi interpreti (Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli), questa si ritualizza in un racconto che viene ripetuto e trasmesso all’infinito e diventa così ricordo per rimanere nel ricordo. Ecco quindi che le facce non sono solo quelle delle sei donne che si raccontano sulla scena, ma sono anche quelle di noi tutti seduti davanti a loro, che assorti in un religioso silenzio ascoltiamo. Siamo tutti volti della storia, quelli di una Italia ferita ma libera, e soprattutto rappresentiamo i volti di coloro che, pur irriconoscibili al momento del ritrovamento nelle fosse, poterono ritrovare la loro identità per ricongiungersi ai loro cari. La recitazione è serrata, priva di movimento scenico, con un accavallarsi di voci che rimandano a emozioni e sensazioni realmente vissute, ognuna da un punto di osservazione diverso ma che poi trovano fusione in un unicum storico che non può che lasciarci profondamente coinvolti. Spettacolo che va ascoltato e riascoltato, e che sicuramente lascia un segno nella memoria dello spettatore.

data di pubblicazione:16/02/2018

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