SERVO DI SCENA di Ronald Harwood, con Geppy Gleijeses, Maurizio Micheli e Lucia Poli, traduzione di Masolino D’Amico, regia di Guglielmo Ferro

15 Feb 2022 | Accredito Teatro

(Teatro Quirino – Roma, 8/20 febbraio 2022)

Un omaggio a Turi Ferro e al mestiere del teatrante. Il ritorno sulla scena di Geppy Gleijeses dopo il blocco dovuto alla pandemia. Servo di scena di Ronald Harwood per la regia di Guglielmo Ferro è una festa per chi ama il teatro e del teatro ha fatto la sua ragione di vita.

  

È prima di tutto una celebrazione dell’amicizia per chi il teatro lo fa di mestiere il Servo di scena che vede protagonisti Maurizio Micheli, Lucia Poli e Geppy Gleijeses, che torna a recitare nel teatro da lui diretto, ora che finalmente i decreti per le riaperture lo permettono. Lo spettacolo era pronto da diverso tempo, ne sono testimonianza le foto di Tommaso Le Pera pubblicate nel bellissimo volume edito da Manfredi che raccoglie le testimonianze visive dei lavori teatrali di Geppy Gleijeses. Sarebbe dovuto andare in scena già un anno fa, in occasione del centenario della nascita di Turi Ferro che, diretto proprio dal figlio Guglielmo, diede vita alla sua versione di sir Ronald, il protagonista della storia, nel 1993. Ma l’occasione rende omaggio anche a chi, nonostante le circostanze di un mondo a pezzi per una guerra o per una pandemia, non può fare a meno di esprimersi nell’arte della recitazione e di incontrare il pubblico dal vivo in quella relazione che è possibile solo a teatro.

Sir Ronald fa il suo ingresso in scena aggrappato alla pesante tenda del sipario, in un atteggiamento confuso di timore e insicurezza. La scena appare appena abbozzata e caotica, ma è il disordine che vive dietro le quinte di un palcoscenico, con i suoi strumenti di meraviglia, le macchine per riprodurre furenti tempeste, corde, praticabili e costumi. Il camerino di Sir Ronald è in primo piano. La recita in programma stasera è il Re Lear di Shakespeare, ma la crisi di nervi del primo attore mette in dubbio che si possa andare in scena. Tutto intorno si sentono gli ululati delle sirene che intimano di mettersi al riparo e gli scoppi delle bombe che precipitano in una Londra presa di mira dall’offensiva tedesca. Siamo nel 1942, in piena Seconda guerra mondiale. La compagnia degli attori è decimata tra chi è partito per il fronte e chi è stato arrestato. Meglio rimandare lo spettacolo allora piuttosto che andare in scena con i brandelli di una compagnia rimediata. Lo dice Milady, la compagna ormai avanti con l’età di Sir, un’incantevole e raffinata Lucia Poli, e lo sottolinea ancora più forte Madge, l’algida e volubile direttrice di scena interpretata da Roberta Lucca. La preoccupazione che lo spettacolo si riveli un fiasco è molta. Sir Ronald non è nelle condizioni giuste per affrontare una parte della quale ha perfino dimenticato le battute iniziali. Ma una soluzione esiste e si chiama Norman, colui che di mestiere fa il servo di scena appunto, ruolo affidato a un attore dall’innata vis comica e da eccellenti doti di umiltà e improvvisazione come Maurizio Micheli. Una sorta di angelo custode che conosce ogni movimento, ogni battuta, che sa prendere per il verso giusto il suo padrone capriccioso, poiché vive in simbiosi con lui da molti anni. E sa anche gestire gli umori e il nervosismo della compagnia fino a trovare la soluzione a ogni problema. Il Re Lear va in scena e la recita si conclude con successo tra gli applausi di chi, a dispetto delle bombe, è rimasto a teatro a suo rischio e pericolo.

E arriva il momento dei ringraziamenti. Poco dopo la recita e prima di addormentarsi per sempre sulla poltrona, Sir Ronald mostra a Norman il suo quaderno di appunti che dovrebbe contenere il racconto della sua vita di grande artista. Tra tutti i ruoli e le persone citate, artisti colleghi, maestranti di ogni ordine e grado, manca però un ringraziamento a Norman, che protesta e aggiunge di suo pugno una dedica a sé stesso. Il resto della biografia non è scritto perché forse la memoria delle gesta di un attore le scrive il palcoscenico. Un omaggio anche questo a chi, tra mille peripezie e impedimenti, continua a credere e a professare l’amore per un’arte che tra tutte è la più viva e capace di appassionare nella stessa misura e nello stesso momento chi la pratica e chi la guarda.

data di pubblicazione:15/02/2022


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