(Teatro Argentina – Roma 6 febbraio/18 febbraio 2018)

Dopo il debutto a Napoli dello scorso ottobre si chiude al Teatro Argentina di Roma la lunga tournée di Sei personaggi in cerca d’autore, in scena dal 6 al 18 febbraio con la regia di Luca De Fusco e protagonista Eros Pagni.

Sei personaggi in cerca d’autore è certamente il dramma più famoso di Luigi Pirandello, rappresentato per la prima volta il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma, da subito contestato ed in seguito osannato per la forza dirompente di un’opera che sembrava provenire dal futuro, anticipando i tempi in modo inaspettato. Un’opera che identifica la massima riflessione sulla natura stessa del teatro nella drammaturgia del Novecento ed anticipa l’arte concettuale, il surreale, l’esistenzialismo,  rompendo lo schema tradizionale della finzione realistica.

La scenografia dello spettacolo è tutta basata su un grande muro presente sul fondo della scena.  Il muro è in realtà anche un grande schermo cinematografico e da questo schermo escono all’inizio i sei personaggi. Una duplice accezione, teatrale e cinematografica, in cui le figure reali sono riprese da telecamere e proiettate sullo schermo come grandi presenze immaginate ed evocate.

Una rilettura del capolavoro pirandelliano condotta attraverso due sistemi di comunicazione quello teatrale e quello cinematografico, il cui confronto si affacciava prepotentemente alla ribalta negli anni della stesura del testo.

Sei persone entrano in un teatro dove una compagnia di attori sta provando il dramma di Pirandello Il giuoco delle parti. Le sei figure non sono in realtà persone ma personaggi immaginati da uno scrittore che a un certo punto li ha abbandonati. Rivolti al capocomico della compagnia i Personaggi chiedono di sostituire l’autore e far recitare il loro dramma agli attori professionisti impegnati in palcoscenico. Così ciascuno dei Personaggi comincia a raccontare la propria storia. Durante le prove però, alle quali i Personaggi assistono ora in silenzio ora intervenendo con commenti e suggerimenti, ai loro occhi gli attori risultano non credibili, troppo diversi da loro e, per fare in modo che il loro destino di personaggi si compia, dovranno essi stessi recitare sul palcoscenico il proprio tragico dramma fino all’epilogo.

Una trama articolata e sovrapposta, il cosiddetto teatro nel teatro, il rapporto tra verità e finzione, esistenza e letteratura, un testo metafisico e filosofico perfettamente rispettato all’interno di un allestimento che dosa adeguatamente le componenti istintuali, i colpi di scena, le sdrammatizzazioni, la rabbia e l’angoscia.

Uno spettacolo che esalta il recitato. Una regia lineare e non dissacrante, senza voli pindarici ma senza cali di tensione. L’apparizione di Madama Pace, la proprietaria del bordello, evoca atmosfere quasi felliniane con il suo incedere grottesco e clownesco che anticipa il dramma crescente della storia che parte dall’incesto del padre con la figliastra e procede verso l’epilogo di morte. Sei personaggi allo sbando che si presentano fuori da ogni luogo e tempo ma che alla fine sono veri e vivi, disorientando e commuovendo.

data di pubblicazione: 16/2/2018

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