(Teatro Argot Studio – Roma, 4/16 febbraio 2020)

Un esperimento che esce fuori dai confini del teatro e entra quelli del cinema. Spettacolo dal vivo? Solo in parte ma estremamente inquietante. Nel resto nel XXI secolo le Muse sono estremamente flessibili…

La forma fa il contenuto. Sembra di salire su un aereo. Istruzioni per l’uso: indossare i visori, al momento giusto munirsi di cuffie e guardare un puntino fino a che non scompare. Poi una scena differita, quella performata da Elio Germano, tradizionalmente più attore di cinema che di teatro, in uno spazio scenico del 2019 a Riccione. Qui riprodotto come fosse un 3 D, con pubblico finto di attori. Il visore ti mette in prima fila, con una visione a 360 gradi e completamente isolato dalla reazioni (dai trasalimenti degli altri spettatori), isolati come te. L’inizio sembra quello di one man show, un po’ cabaret, un po’ chiacchierata di amici e ti chiedi: solo queste banalità? Ma il discorso monta progressivamente. Sulle ingiustizie comminate dalla maggioranza, sul valore delle competenze, disseminando a pioggia profezie di destra sul mondo contemporaneo. E precipiti sempre più in un abisso di pregiudizi, di razzismo, di incompatibilità, in un coacervo di pensieri politicamente scorretti. Alla fine Germano non passeggia più tra il pubblico ma monta sul palcoscenico e si produce in una focosa arringa, sempre più stringente ed oltranzista. Fino a svelarti che la seconda parte dell’apologo è ripresa pari pari dal Mein Kampf di Heil Hitler. Dunque si produce in una sorta di esorcizzazione di coscienze che ritiene in gran parte atrofizzate. La tecnologia dell’evento è una sorta di psicodramma e una metafora dei tempi visto che un italiano su tre sembra positivamente orientato verso queste ideologie. Germano era presente poi alla prima nel piccolo ma efficiente teatrino capitolino per una sorta di confronto con il pubblico a cui sfuggirà nelle altre serate. Del resto la differita è diventata un obbligo perché le recensioni e il passaparola hanno svelato in anticipo il piccolo trucco ideologico dell’operazione (amplificato dagli applausi dei realmente presenti) e dunque vanificato l’effetto sorpresa con una maieutica che perdeva inevitabilmente di valore.

data di pubblicazione.05/02/2020

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