Accoppiata vincente quella Bova-Cortellesi che, dopo il Nastro d’Argento con Nessuno mi può giudicare che valse alla Cortellesi anche un David di Donatello, ci riprovano con questa graziosa commedia di Riccardo Milani, regista prevalentemente televisivo, ma con un grande film come Piano solo nel suo curriculum cinematografico. Scusate se esisto! potremmo definirlo una moderna versione italiana della famosissima commedia del 1988 di Mike Nochols Una donna in carriera, in cui Serena-Cortellesi interpreta una goffa e molto meno sensuale Tess-Griffith, che tenta di tenere alta la bandiera delle donne con cervello quando si trovano a doversi misurare con un mondo lavorativo in cui il “maschio” non si accontenta solo di imperare, ma tende a relegare l’universo femminile in ruoli comprimari, talvolta mortificanti. Nata ad Anversa, in Abruzzo e non in Belgio, Serena Bruno è una sana ragazza cresciuta in un paesino montano di poche anime, con genitori semplici che le pagano gli studi di architettura; Serena è brava e si laurea con il massimo dei voti, consegue diversi master all’estero e comincia a girare il mondo per lavoro, mostrando anche una certa propensione per le lingue straniere. Ma la nostalgia per l’Italia è tanta e decide un bel giorno di tornare; approda a Roma dove, non riuscendo subito a lavorare come architetto, per mantenersi e non pesare sulla sua umile famiglia, comincia a fare lavori alternativi. Quando si presenta per un colloquio come cameriera in un ristorante, conosce Francesco (Bova), il proprietario: bello come il sole, simpatico e da poco tornato single…l’uomo perfetto! Tra i due tuttavia non potrà nascere una storia d’amore, anche se Serena in principio non ne comprende subito il perché, ma si porranno le basi per una bella amicizia. Sarà Francesco ad incoraggiare Serena a partecipare ad un bando di concorso pubblico per architetti: le selezioni permetteranno alla goffa ragazza di entrare a far parte di un prestigioso studio di architetti, il cui boss (Ennio Fantastichini) ha ottenuto l’appalto per la riqualificazione del Corviale, complesso composto da 1200 appartamenti di piccolo taglio, alla periferia di Roma. Il “serpentone” romano di cemento armato, un edificio lungo un chilometro sito nei pressi del Portuense, costruito nel 1972 con l’idea di rappresentare uno sviluppo urbanistico per la capitale e le cui dimensioni mastodontiche pare abbiano indebolito la penetrazione del famoso ponentino romano, è il terzo protagonista di questa gradevole commedia che, tra il serio ed il faceto, scorre facilmente, facendoci ridere di gusto senza mai cadere nella volgarità spicciola, ma affrontando anche qualche punto di breve riflessione. Tra i tanti attori di cinema e TV, che coralmente hanno fatto piccoli camei nel film, vale la pena sottolineare l’interpretazione di un inedito quanto irriconoscibile Marco Bocci.


 data di pubblicazione 23/11/2014

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