SCENDI GIÙ PER TOLEDO di Giuseppe Patroni Griffi, regia di Arturo Cirillo

Teatro Piccolo Eliseo – Roma, 11/29 aprile 2018)

In scena al Piccolo Eliseo fino al 29 aprile il romanzo Scendi giù per Toledo, scritto nel 1975 da Giuseppe Patroni Griffi, che racconta la vita di Rosalinda Sprint, travestito napoletano alla disperata ricerca dell’amore, per la regia di Arturo Cirillo, qui anche interprete del monologo.

Rosalinda è l’urlo doloroso e disperato di una vita estrema e sofferta, segnata da incontri infelici, da sogni irrealizzati, da candore misto alla violenza ed all’ipocrisia del modello maschile con cui si confronta. Uomini egoisti capaci solo di abusare e di sopraffare, da cui Rosalinda prova ad allontanarsi per cercare una nuova vita sia essa vera o immaginaria in Inghilterra, scoprendo con delusione che quelle scogliere di Dover non sono poi così bianche come descritte e immaginate. Come in fondo non lo è la vita perchénulla mai è come te lo immagini”.

Precorritrice della Jennifer di Ruccello, Rosalinda Sprint attraversa gli umori e gli attriti della città di Napoli, qui più che mai diventata un non luogo, in qualche modo immaginato e costruito.

Un testo coraggioso e forte che racconta il mondo dei travestiti napoletani, uno spaccato corale coordinato dalla presenza e dalla storia di Rosalinda Sprint attorno alla quale ruotano personaggi che si chiamano Marlene Dietrich, Baronessa, Maria Callas, Viacolvento, che affronta a viso aperto, un sottobosco velato con sincerità e ironia.

È un mondo vile, litigioso, sfacciato a volte anche solidale che si contrappone alla violenza ed alla crudeltà dell’universo maschile; l’amore di un uomo resta il sogno irrisolto di Rosalinda, segnato da infelici incontri prima con Gaetano con il quale per un tempo brevissimo crede di poter trovare una possibile felicità e che poi si rivelerà di una crudeltà feroce o del cugino con cui fa sesso il giorno dei funerali del padre.

Una scrittura, quella di Patroni Griffi, musicale e fisica, che saltella tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole, un tango di dolore, un folleggiare tra la vita e la morte, ma un urlo di chi vuole vivere e non morire.

Spettacolo forte che cattura grazie ad una interpretazione esperta, forse un po’ datata, che lascia perplessi, rivolta come è al passato senza un reale raffronto con il mondo di sotto, quello delle vite sospese dei transessuali di oggi.

data di pubblicazione: 17/04/2018

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