ROSALIE di Stéphanie Di Giusto, 2024

Francia 1875, Bretagna rurale. Rosalie (N. Tereszkiewicz) è affetta da irsutismo. Costretta ad una minuziosa rasatura giornaliera vive in solitudine e nasconde la diversità per timore del giudizio altrui. Sogna però una vita normale. Accetta il matrimonio combinato con l’ignaro Abel (B. Magimel), proprietario di un bistrot che, pieno di debiti, punta alla sua ricca dote. Respinta la notte delle nozze, Rosalie decide comunque di vivere la sua vita e…

Lo dicevamo già nel 2018 recensendo Tutti gli uomini di Vittoria. Lo ribadiamo ancora una volta. Il Cinema d’Oltralpe continua ad essere un cinema al femminile, in cui dominano e vengono disegnate sempre nuove e interessanti figure di donna. Presentata nella Sezione Un Certain Regard a Cannes ’23, l’opera seconda della giovane cineasta francese ci propone la storia di una donna piena di contraddizioni e dallo strano destino. Una delicata e toccante esperienza cinematografica per riflettere sulla diversità, l’apparenza, l’identità e la dignità dell’individuo, sul giudizio degli altri e sull’accettazione di sé. Ispirato a un fatto vero, il film non si allinea alla categoria dei biopic. La regista affronta invece la vicenda come una storia d’Amore. Trasporta i fatti alla fine del XIX secolo in una Francia profonda ed ancora socialmente retrograda. Al centro una donna fuori dal comune che rifiuta lo stato di fenomeno da baraccone e rivendica, al contrario, la sua femminilità. Un essere umano tenero e coinvolgente, anche se il suo difetto estetico tanto attrae quanto respinge. Una donna che vuole vivere la propria identità e farsi accettare per quello che è. Siamo molto lontani dal cinismo de La donna scimmia di Ferreri, semmai c’è un’eco lontana di The Elephant Man di Lynch.

Il film non indugia più di tanto sul segreto. Pur respinta fisicamente dal marito, Rosalie, con un sorprendente approccio ribelle, cessa di radersi e gli si affianca nella gestione del bistrot, puntando sulla curiosità dei paesani. La piccola comunità reagisce fra il divertimento ed il rifiuto. La situazione economica cambia e gli affari vanno bene. Cambia pian piano anche lo sguardo con cui Abel, con sorpresa e crescente timore, vede Rosalie e il suo charme femminile al di là dell’apparenza barbuta. L’amore e l’attrazione iniziano a farsi strada, sia pur confusamente.

Vera chiave di volta del film è l’interpretazione di alto livello dei due protagonisti. Magimel presta la sua fisicità tanto imponente quanto fragile interiormente. La Tereszkiewicz, già apprezzata in Mon crime di Ozon, è talentuosa, convincente e sensibile. Come sempre nei film francesi, ottimi i secondi ruoli. La messa in scena e la regia sono apprezzabili. Qualche approccio è troppo classico ma è un peccato veniale e si può perdonare, così come qualche anacronismo e discordanza comportamentale nella sceneggiatura. La Di Giusto usa la cinepresa con delicatezza, filma paesaggi sublimi e crea un’atmosfera poetica ed atemporale. Le inquadrature strette sui volti ci consentono di cogliere le emozioni intime. Il tutto senza coloriture eccessive e senza mai scivolare nel mélo.

Rosalie è un film che sorprende e commuove, femminile senza essere femminista. Un’opera di apprezzabile bellezza formale che affronta con finezza un caso particolare e lo trasforma in un tema universale, celebrando la diversità.

data di pubblicazione:01/05/2024


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