Il secondo caso del Commissario Dupin!

Tranquillo, elegante, silenzioso come una collaudata “tedesca” BMW, il tedesco Jorg Bong, in arte Jean-Luc Bannalec, finto francese, prosegue le sue storie ambientate nella francesissima Bretagna. Un po’ di suspense, personaggi garbati ed accattivanti, microcosmo umano ed ambientale locale descritto a meraviglia, una trama composita e ben articolata, varie false piste, uno stile elegante, un ritmo narrativo pacato, un’inchiesta sempre più palesemente alla maniera di Maigret. Ingredienti tutti quasi normali ed essenziali per un giallo, eppure così ben amalgamati che producono anche questa volta un piccolo buon noir, molto classico, semplice “alla vecchia maniera” ma proprio per questo interessante ed intrigante. Poca violenza, poca azione ma molto intuito e molto lavoro di indagine. Un romanzo breve, rassicurante, coinvolgente, piacevole a leggersi fino alla fine, non ci si annoia un secondo nell’avanzare verso la conclusione con una tensione che regge fino alle ultime pagine senza mai ricorrere ad artifici.

Il nostro Commissario (parigino confinato in Bretagna ormai da oltre tre anni) questa volta è nelle isole Glénan al largo della costa Bretone. Tre cadaveri lasciati sulle spiagge dalla marea … Un naufragio? Non sarà affatto come può sembrare a prima vista! Famose nel mondo per la scuola di vela, le Glénan sono al centro di questa seconda indagine, isolate, aspre e selvagge sono l’ambiente ideale per morti misteriose. Sempre caratterizzato dalla stretta connessione con la realtà della splendida Bretagna, l’autore sviluppa e migliora ulteriormente il suo stile, le sue storie ed i suoi personaggi. La narrazione si fa infatti più ricca rispetto al romanzo d’esordio, i protagonisti ed i contesti sono ben delineati, reali e coerenti, l’intrigo narrativo è ben sviluppato. Il Commissario Dupin viene caratterizzato ancor di più e meglio, se ne delinea la figura, la psicologia, le piccole manie (le antipatie, le simpatie, l’uso smodato dei caffè, l’amore per il buon mangiare…) e tutto il suo atteggiamento complessivo di “parigino in esilio” che pian piano lo rende più simpatico anche se è un uomo poco comunicativo e scontroso. Come impedirsi di pensare ad un omaggio voluto e ricercato a … Maigret ed a Simenon??

Come detto siamo infatti molto lontani dai polizieschi e dai thriller cupi e machiavellici. Scientemente l’autore ripropone atmosfere e situazioni tipiche proprio dei gialli classici centrati tutti sulle capacità investigative e ne fa una sua personale e riuscita cifra stilistica.

Risacca Bretone è un piccolo polar, ma è ben confezionato, credibile ed efficace. Bannalec si conferma anche in questa “opera seconda” come autore di polizieschi semplici e senza asperità che però coinvolgono piacevolmente il lettore e gli fanno scordare per un po’ le difficoltà di questi nostri tempi. Vedremo come evolverà nell’ultimo libro della trilogia.

data di pubblicazione:19/09/2021

 

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