PERFECT DAYS di Wim Wenders, 2024

Per Hirayana ogni giorno è perfetto. Le sue giornate, in assoluta solitudine, sono scandite da un ritmo di vita che si ripete, giorno dopo giorno, in maniera immutata. La mattina, uscendo da casa, scruta con un sorriso il cielo come per ringraziare per avere ancora un giorno a disposizione o forse ancora per quei piccoli svaghi che si concede dopo il lavoro, e con quello stesso sorriso sceglie quale canzone ascoltare nello stereo del suo van nell’andare a lavoro. Per lui sembra essere importante solo fare bene il suo lavoro, ascoltare della buona musica, gustarsi un tramezzino in un parco, fotografare gli alberi, leggere un buon libro la sera prima di dormire, andare a cenare sempre negli stessi posti dove viene accolto con un occhio di riguardo… 

Dopo qualche anno di assenza, ritorna al grande schermo Wim Wenders, pluripremiato nel corso della sua lunga carriera cinematografica a Venezia, Cannes e in altri innumerevoli festival internazionali. Il regista che, attraverso gli angeli, ci aveva fatto osservare una Berlino allo sbando e spaccata da un muro, come una enorme ferita ancora sanguinante, ci porta ora per le strade di Tokyo. Vediamo una metropoli moderna, dove tutti corrono e dove il tempo sembra essere proiettato in un futuro immaginario che forse non diventerà mai presente. Il protagonista di questa nuova storia sembra rifiutare tutto questo. Hirayama ha forse abbandonato un lusso a cui era abituato, per vivere una vita semplice e modesta, fatta di piccoli gesti che si ripetono nel quotidiano, con una tempistica che lascia spazio alla riflessione. La meticolosità che applica al suo lavoro (pulire i bagni pubblici della città) si riflette anche nei suoi atteggiamenti e nei suoi sogni. Come prendersi amorevolmente cura delle piante in casa, rispettare l’ambiente che lo circonda come atto dovuto non solo verso gli altri, ma soprattutto verso se stesso. Per lui proprio le piccole cose sono importanti e gli danno quella gioia che solo lo star bene dentro può dare, e quella sua vita apparentemente ripetitiva e monotona gli fa apprezzare tutte le variazioni del mondo circostante. Di poche parole, anche con l’esuberante collega Takashi, Hirayama (interpretato dal talentuoso attore giapponese Koji Yakusho che per questo film ha vinto il premio a Cannes per la migliore interpretazione maschile) rimane imperturbabile di fronte a ogni incontro che casualmente gli si prospetta: come la visita inaspettata di una nipote, l’incontro con una sorella che non vedeva da tempo e che vive nel lusso, tutti elementi che lo faranno riflettere su un passato che oramai è passato. Lui riesce a vivere nel qui e ora, senza crearsi i problemi di un domani che forse non verrà. Wenders ritorna ai temi a lui cari, alla riflessione su un mondo pieno di incertezze e di negatività che solo la forza interiore potrà esorcizzare. Una buona musica ascoltata su una vecchia cassetta, un libro acquistato di seconda mano, una foto in bianco e nero scattata alle chiome del suo albero preferito con la sua macchina fotografica analogica per coglierne nel tempo le variazioni: tutte quelle piccole grandi cose del suo universo, fatto di un sorriso sempre riconoscente alla vita e di una sporadica lacrima quasi trattenuta, come per dimenticare qualcosa che a noi spettatori non ci è permesso di sapere.

data di pubblicazione:08/01/2023


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1 commento

  1. Un piccolo concettuoso film fatto di percezioni più che di dialoghi. Wenders si immerge nel mood giapponese

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