PADRE NOSTRO di Claudio Noce, 2020

19 Ott 2020 | Accredito Cinema, Novità

Un dramma vissuto direttamente ma attraverso la coscienza del fratello. Un laborioso e travagliato parto di sceneggiatura per una mayonese finale discretamente impazzita. Il terrorismo latita sullo sfondo come una scheggia ondivaga e senza credibili motivazioni. E lo sguardo dell’adolescente è un po’ troppo soggettivo per restituire un film equilibrato, maturo e coerente

 

Non basta la favorevole esposizione a una Mostra d’arte cinematografica, l’interpretazione del riconosciuto maggiore interprete del cinema italiano (Pier Francesco Favino si divide la leadership con Elio Germano e si cimenta anche come produttore, credendo nel progetto) per elevare il film alla dignità che l’incerta regia non si merita attraverso l’accatastamento di troppi materiali (familiari, generazionali) e con un margine di libertà che rende evanescente un pur minimo rispetto di una storia inevitabilmente dolorosa. Una pellicola con troppi buchi neri per essere giudicata favorevolmente. Che si distingue perché nella scena più drammatica della sparatoria piazza incongruamente la colonna sonora di Buonanotte fiorellino di De Gregori, un segno di rottura che disturba anche se introdotto come provocazione. Nel secondo tempo incongruamente lungo (circa un’ora e mezzo) la location si sposta in Calabria e regala maggiore vivacità tra bei scenari, la recita in dialetto di alcuni comprimari e l’evoluzione della storia. Che peraltro ha il merito di un ricongiungimento finale che sa di parziale riappacificazione con il passato. Noce non prova ad osare nel totale rivolgimento della storia che gli appartiene (il padre fu vittima di un attentato) e dunque rimane a mezza strada tra il film onesto e genuino e quello traviato da manipolazioni necessarie per un buon sviluppo di biglietteria. Molto del successo è caricato sulle spalle di Favino che non può fare il miracolo di salvare un’opera prima che ha tutti i difetti di un debutto. Chi maneggia il terrorismo senza un chiaro obiettivo finale rischia un deja vu, visti gli illustri precedenti, diremo soprattutto i film sul tema di Marco Bellocchio.

data di pubblicazione:19/10/2020


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4 Commenti

  1. Concordo con la recensione, specie quando osserva che il film mette troppa carne al fuoco e, almeno in certi passaggi, rischiare di perdere di incisività. A volte non si capisce bene come e perché i personaggi si incontrino, con qualche salto di scrittura (forse) un po’ troppo disinvolto. Quello di Claudio Noce, in ogni caso, resta un film interessante, intenso e, quindi, “da vedere”!

  2. Film ipnotico capace di trascinarti nella storia attraverso gli occhi di un bambino. Purtroppo abbiamo vissuto quel periodo storico violento pieno di paura e morte ma mai soffermandici sui drammi dal punto di vista dei parenti delle vittime/carnefici. Bel film da grande insegnamento

  3. Trovo che sia proprio il linguaggio personale ed intimo a fare di Padrenostro una pellicola riuscita seppur nella sua imperfezione, non banale ma che arriva, dove la storia realmente accaduta non è trattata in maniera convenzionale ma è solo uno spunto per parlare di emozioni, che sono alla base della formazione del nostro sentire. Un bambino che avverte, senza rendersi conto, che qualcosa dentro di lui si è rotto e lotta con tutte le sue forze per trovare un appiglio salvifico nella sua immaginazione, in quell’amico con cui condividere dolore e disagio, figura talmente importante da volerlo custodire dentro di se’ anche da adulto. Definirei Padrenostro un buon film per queste ragioni, avvalorate da una vera interpretazione di Favino che finalmente, senza “trucchi” e senza inganni, recita in maniera convincente e non imita.

  4. Aggiungo e correggo: Claudio Noce è al suo terzo lungometraggio anche se questa è ovviamente la sua espressione più personale e intima.

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