Era uscita di scena senza preavviso da molti anni (colpa di una misteriosa malattia degenerativa, probabilmente Alzheimer) e questo repentino eclissarsi in un silenzioso esilio, ha finito suo malgrado per consolidare la dimensione del mito in un personaggio che, per il suo afflato con il grande pubblico e per la sua esuberanza espressiva, non ha mai assunto l’aristocratico distacco della diva. Unica e inimitabile, fin dagli inizi si colloca fuori dai cliché ritenuti vincenti per il successo: la sua straordinaria ma non convenzionale bellezza e la sua voce insolita, afona e dissonante, si riveleranno adeguate ad esprimere con credibilità le istanze di un cinema più moderno e sperimentale, attraversato dalle inquietudini di personaggi complessi e tormentati, che si muovono in spazi borghesi, tra paesaggi rarefatti. Esemplare e memorabile la tetralogia dell’incomunicabilità di Antonioni. Musa di un cinema d’arte dunque raffinato e stilizzato per la gioia di studiosi e cinephile, grazie all’intuizione di Monicelli che le affida il ruolo della “ragazza con la pistola”, spiazza e sorprende il grande pubblico rivelando una straordinaria vena brillante e perfino comica. Inizia così un nuovo percorso della sua carriera, eclettico e costellato di successi, che la consoliderà come la grande interprete della “Commedia all’italiana” contendendo il ruolo di protagonista (ruolo fino ad allora di appannaggio maschile) accanto a mostri sacri come Sordi, Gassman, Tognazzi e Mastroianni, diretta da registi come Scola, Monicelli, Risi, Loy, Comencini … e perfino Bunuel!  Se ne è andata a 90 anni, lentamente si è allontanata quasi a volerci preparare al suo definitivo distacco, ma resterà per sempre nell’immaginario del grande pubblico, consacrata all’immortalità del grande cinema.

data di pubblicazione:02/02/2022

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