A dieci anni di distanza dal suo ultimo lavoro il maestro decaduto del thriller si ripropone in una pellicola che nulla aggiunge alla sua filmografia. Con un’immagine metaforicamente efficace nel film, un autentico splatter senza capo né coda, c’è il peggio del suo inconfondibile touch, dando per scontato la perdita del meglio.

C’è voluta una sorta di catena di Sant’Antonio di sette produttori (compresa la volenterosa figlia Asia) per consentire a Dario Argento di tornare alla ribalta con un film che ha resistito poche ore nelle sale, ancora meno a pagamento su Sky, introdotto ora quasi di soppiatto e senza enfasi nella programmazione ordinaria della tivù a pagamento. 84 minuti di noia con una sceneggiatura che  fa acqua da tutte le parti abdicando a un minimo di verosimiglianza. La Pastorelli, sbalzata da Verdone ad Argento, è una escort di lusso poco credibile. Quale il motivo dello scatenamento del serial killer? Un apprezzamento della ragazza sulla sua scarsa pulizia prima di intrattenere un rapporto. Non scherziamo, è quello il movente. E poco importa se il killer uccide prima, dopo e durante questo match a due, altre colleghe professionali della protagonista. Argento copia i suoi predecessori (Bava and company) per l’abbinamento eclisse/cecità  ma i suoi personaggi sono maschere vaniloquenti che si distinguono per la povertà dei dialoghi. Poi il partner della escort è un ragazzino cinese che appare e scompare senza preavviso, come il cane da compagnia. In compenso circola tanto sangue e un pizzico di nudo per cercare di rialzare la pressione di un pubblico presumibilmente annoiato e depresso da tanta prevedibilità della sinossi narrativa. Badate bene, il killer per farsi individuare meglio gira con un vistoso furgone bianco. E nell’ambientazione romana capita che a un certo punto la Pastorelli finisca in una pozza d’acqua, quasi stritolata da una ventina di serpenti. Succede a Roma? Attinenza con la trama? Nessuna. Chiamare happy end la morte dell’assassino sembra quasi un ossimoro. Provvede il cane, misteriosamente liberatosi. L’ultima scena girata all’aeroporto romano è di rara banalità. La sceneggiatura è stata scritta nel 2002 ma sarebbe sembrata modesta anche 20 anni prima. Al momento il film ha incassato 170.000 euro, un decimo di quanto è costato. Con queste premesse sarà anche l’ultimo film di Dario Argento.

data di pubblicazione:10/08/2022


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