Anni ’50. Una giovane bella ragazza viene ritrovata assassinata in abito da sera. Il Commissario Maigret fa propria l’indagine e, indizio dopo indizio, ricerca nel passato di una provinciale arrivata a Parigi per farvi fortuna ma ne viene invece divorata …

 

Ebbene sì! Depardieu è Maigret! Anzi di più, Leconte è Simenon!

Il regista e sceneggiatore ispirandosi molto, molto liberamente al romanzo del 1954 Maigret e la giovane morta è riuscito ad entrare perfettamente nell’animo e nell’universo dello scrittore belga cogliendo le sue fascinazioni e l’essenza di ciò che gli stava a cuore ed a tradurlo poi cinematograficamente senza farne né una rilettura, né una modernizzazione, ma solo un quadro introspettivo, intimo e toccante. Ecco quindi la pena dell’esistere, la vita segnata dal Caso, i dolori profondi dell’animo umano. Leconte usa sullo schermo gli stessi tempi, gli stessi ritmi, lo stesso approccio, lo stesso sguardo asciutto ed essenziale che Simenon usava sulla carta. Senza dubbio alcuno una delle migliori riduzioni cinematografiche delle tante fatte sulle inchieste di Maigret, sicuramente uno dei migliori film del regista (autore, fra i tanti, di Il marito della parrucchiera 1990 e Confidenze troppo intime 2003) e, non ultimo, assolutamente un’interpretazione recitativa da antologia: un tutt’uno fra l’attore ed il personaggio. Depardieu, attore spesso eccessivo a scapito del suo stesso talento, incarna infatti il Commissario con sobrietà, densità ed interiorità senza mai eccedere, con una presenza in scena sufficiente ad imporre l’uomo Maigret, la sua malinconia, i suoi tormenti fisici e la stanchezza esistenziale.

Leconte, con eleganza, con dei colori che tendono al bianco e nero, ci regala una Parigi “minore”, tenebrosa, fatta di mattine grigie, di cortili ed atmosfere. Al centro giganteggia lui: il Commissario, la sua umanità, la paziente intelligenza investigativa. Un ottimo film ispirato, sensibile e ricco di charme rétro fatto tutto di primi piani sugli oggetti, sui dettagli, sui volti, con inquadrature a mezza altezza, quasi espressionista e con un’aria di un nuovo classico. Un noir in cui l’intrigo è del tutto secondario e l’inchiesta è all’antica. Uno spunto per rendere omaggio al Cinema di una volta fatto di recitazione, di espressioni, di atmosfere e di dialoghi molto contenuti.

Più che un poliziesco è la storia di un uomo ed un pretesto per rappresentare uno spaccato della varia Umanità. Un’Umanità fragile sotto il peso delle tante debolezze e vane illusioni. Un uomo, un commissario disincantato, dolente che ha quasi perso il gusto di vivere, affaticato, segnato da antichi dolori personali che, ciò non di meno, conserva ancora in un’empatia quasi “paterna”, una speranza nell’essere umano.

Il regista abilmente privilegia i non detti ed i silenzi. L’attore magistralmente è tutto interiorità e sensibilità repressa. Un incontro veramente felice quello fra Leconte, Depardieu e Simenon. Una sfida difficile ma assolutamente superata.

Un poliziesco d’altri tempi: intrigante e coinvolgente pur senza guizzi particolari. Un film classico che sarà molto apprezzato da chi ama Simenon, da chi ama il cinema francese, da chi ama il buon Cinema, le buone sceneggiature, gli ottimi registi e le ottime interpretazioni.

Un film da evitare per chi si aspetta invece un thriller, azione e colpi di scena o … un Maigret sanguigno e vitale alla Jean Gabin o alla Gino Cervi.

data di pubblicazione:20/09/2022


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