(Teatro dell’Orologio – Roma, 19 gennaio/14 febbraio 2016)

Quattro fratelli sono riuniti in casa della madre per prepararle una sorpresa in occasione del suo compleanno. Paolo, organizzatore dell’incontro, è ricercatore in un centro sperimentale ed espone in questa occasione una teoria non ancora testata secondo la quale sarà possibile riplasmare il corpo di un defunto, anche dopo diversi anni dalla sua morte, semplicemente utilizzando micro particelle subatomiche rimaste nei luoghi più frequentati in vita: sia pur per un’ora potrebbero riabbracciare il padre, già morto da alcuni anni, per poi salutarlo definitivamente.

Se ci dovessimo di nuovo interrogare sulla morte che ne verrebbe fuori, visto che da millenni generazioni di filosofi hanno elaborato disquisizioni senza mai arrivare ad una definizione certa?

Ma la morte è veramente la fine della vita o la vita è la fine della morte?

Filippo Gili completa così il suo percorso metafisico chiudendo la Trilogia di Mezzanotte, per la regia di Francesco Frangipane: partendo da una realtà concreta, va oltre il conosciuto per indagare un mondo ancora tutto da scoprire non avendo gli strumenti necessari per decifrarlo.

Il redivivo, l’uomo che nella narrazione grazie al buon esito dell’esperimento torna in vita in seno alla famiglia, si sente all’inizio disorientato, non riconosce lo spazio né il tempo, due categorie fittizie che noi utilizziamo, e si ritiene quindi quasi fuori posto tra i suoi affetti perché ingabbiato in un corpo che non gli appartiene più, in un tempo che scorre, sia pur a ritroso, e che scandisce un ritmo a lui ora completamente estraneo. Se è pur vero che riabbracciare dopo anni la sua famiglia lo renda felice, nel contempo però ne percepisce la paura e lo sgomento, perché per una sola ora è tornato in vita per poi rientrare in una dimensione in cui l’attimo dura un’eternità.

Ottime le prove degli attori in scena, essenziale l’allestimento a cura di Francesco Ghisu e soprattutto ben riuscito il gioco delle luci di Giuseppe Filipponio che, in una alternanza di chiari e scuri, fa piombare a volte gli spettatori, per un tempo indeterminato, in una totale assenza di luce quasi a voler significare che al di là del tunnel non ci sarà il chiarore ma il buio assoluto della nostra ignoranza.

data di pubblicazione:28/01/2016

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