Lion racconta la storia tormentata (e vera) di un giovane uomo che si mette in cerca dei suoi familiari di cui ha un ricordo lontano, di quando aveva appena cinque anni, età in cui si perde e non riesce più a ritrovare la strada che lo riporti verso casa.

Saroo, e suo fratello maggiore Ghaddu, sono inseparabili. Vivono in un piccolo paese rurale di una regione dell’India di cui il piccolo Saroo non sa neanche pronunciare il nome; sua madre è analfabeta e si guadagna da vivere trasportando sassi. I due fratelli, per prendersi cura della madre e della sorellina, sono disposti a fare qualsiasi cosa per riportare del cibo a casa: dal furto di carbone sui treni merci che poi rivendono in cambio di un po’ di latte, sino a guadagnarsi la giornata sollevando balle di fieno: “Saroo, sei troppo piccolo per sollevare le balle di fieno”…”io posso sollevare qualsiasi cosa”. E così Ghaddu un giorno si lascia convincere e lo porta con sé ma, non potendo lasciarsi sfuggire l’occasione di guadagnare qualcosa, decide di lasciare il fratellino ancora assonnato sulla panchina di una stazione, con la raccomandazione di non muoversi. Ma la notte è troppo buia per un bambino piccolo come Saroo; rifugiatosi su di un treno vuoto per dormire meglio, si risveglierà dopo un lungo viaggio in una enorme e sconosciuta città: Calcutta.

Lion, lungometraggio d’esordio del regista pubblicitario Garth Davis appena uscito nelle sale italiane, presentato in anteprima mondiale a settembre al Festival di Toronto e come film di chiusura alla 11^ edizione della Festa del cinema di Roma, è tratto dal romanzo autobiografico di Saroo Brierley A Long Way Home da novembre nelle nostre librerie. Anche se in campo cinematografico e letterario non è nuovo venire a conoscenza di storie di bambini alle prese con gli orrori della fame, della violenza e purtroppo della guerra – argomento comunque mai abbastanza trattato per sollevare le coscienze dal torpore in cui spesso vive la nostra società – quella raccontata da Lion-La strada verso casa colpisce perché è una storia diversa dalle altre.

Il film racconta non solo della forza interiore di un giovane venticinquenne che, mantenendo vivi i ricordi di quando aveva appena cinque anni, riesce a ricostruire il lungo percorso fatto nell’allontanarsi da casa, ma affronta anche in modo molto profondo e senza troppi romanticismi il tema delle adozioni, di certe radici che non si possono cancellare né modificare, neanche con un amore incondizionato.

Dev Patel (The Millionaire, L’uomo che vide l’infinito) è molto convincente nella parte di Saroo adulto, Rooney Mara (Carol) è la sua fidanzata, mentre Nicole Kidman, tornata finalmente sugli schermi con un ruolo intenso, veste magnificamente i panni della madre adottiva. Il film è ovviamente molto commovente perché la storia stessa lo è, e quindi rientra tra quelle pellicole che o si amano o si odiano, senza mezze misure. Le scene e la fotografia sono curatissime; tutta la prima parte della storia, girata in alcune zone rurali dell’India e a Calcutta è affascinante ed ha un buon ritmo, a scapito della seconda parte ambientata a Melbourne, che a tratti appare inutilmente lunga e lenta.

Non deve ingannare l’uscita commerciale del film in questi giorni di festa, perché Lion racconta una bella storia di quelle che allargano il cuore, senza tuttavia essere banale, che sicuramente il pubblico premierà anche dopo la pausa natalizia.

Data di pubblicazione: 26/12/2016

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