Reduce dalla recente presentazione al Festival di Venezia, esce nelle sale L’immensità di Emanuele Crialese che vede come protagonista Penélope Cruz nella parte di una moglie e madre di tre figli nella Roma degli anni ’70, quando in Italia Raffaella Carrà imperversava in TV con la sua Rumore e ballava sulle note di Prisencolinensinalciusol cantata da Celentano.

 

 

Siamo a Roma, in un nuovo quartiere ancora in costruzione, dove vive una famiglia benestante con tre figli. Al di là di un cannetto sottostante il palazzo c’è un insediamento di baracche dove abitano anche nuclei familiari di operai, gli stessi che verosimilmente lavorano nei cantieri della zona. Clara e Felice si sono da poco trasferiti nel loro nuovo appartamento, ma è palese che il loro matrimonio è al capolinea: niente li lega più se non il fatto di avere tre figli, tra cui la dodicenne Adriana detta Adri, che vorrebbe essere chiamata Andrea. Clara è l’unica a non ostacolare la figlia, seguendola in questo suo “percorso” con gioia e fantasia, sino al punto di diventare lei stessa un essere ingombrante per il marito (Vincenzo Amato), autoritario ed infantile, e per l’intera famiglia di lui.

Emanuele Crialese con questo suo nuovo film che esce nelle sale dopo molti anni di assenza, ha dato un ruolo decisamente centrale alla scelta musicale inserendo canzoni che sono state la colonna sonora di quegli anni e che in qualche modo ne identificano il clima, la mentalità corrente, a cominciare dal titolo stesso (dalla canzone di Don Backy che ci accompagna sui titoli di coda), o nell’interpretazione da parte di Clara ed Adriana di Love Story nella cover a quei tempi cantata con un certo pathos dalla coppia Patty  Pravo e Jonny Dorelli. C’è molta attenzione da parte del regista anche nel tratteggiare il carattere dei personaggi, tra cui sicuramente primeggia Penélope Cruz-Clara ingaggiata dal regista lo scorso anno proprio a Venezia, in occasione della presentazione di Madres Paralelas di Almodóvar che le valse la Coppa Volpi: “come tutti i miei lavori, anche L’immensità è un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penélope Cruz, la sua sensibilità, la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori”.

A conclusione, tuttavia, anche se L’immensità non potremmo definirlo semplicemente un film sull’identità di genere seppur commuova scoprire in esso una forte componente autobiografica confermata dallo stesso regista, ma piuttosto su certe dinamiche familiari in un’Italia ancora in forte dissenso con la legge divorzile introdotta nel 1970, il film passa sullo schermo senza regalarci le emozioni che ci saremo aspettati, non riuscendo minimamente ad eguagliare la magia di Nuova Mondo e Respiro, né l’urgenza del poetico Terraferma. Crialese apre le porte a molte tematiche senza mai pigiare il piede sull’acceleratore, lasciando tutto in sospeso, generando un senso di non appagamento alla fine della proiezione.

data di pubblicazione:15/09/2022


Scopri con un click il nostro voto:

Share This