Il 10 dicembre del 1936 muore a Roma Luigi Pirandello, grande drammaturgo, scrittore e poeta siciliano già insignito del Premio Nobel per la letteratura. Nel testamento dispone che il suo corpo sia cremato e che le ceneri vengano “murate in qualche rozza pietra” nella campagna di Agrigento dove lui era nato. Ci vorranno quindici anni prima che siano eseguite le sue ultime volontà dal momento che l’urna dovrà affrontare un viaggio, a dir poco rocambolesco, prima di raggiungere la tormentata sepoltura.

 

Con Leonora Addio, primo film girato da Paolo Taviani dopo la scomparsa del fratello Vittorio e a lui dedicato, il regista cerca di interpretare lo spirito libero e disincantato del genio pirandelliano, utilizzando un linguaggio malinconico ma anche a volte comico, per raccontarci con ironia il mistero della vita. Nella prima scena viene inquadrato Pirandello sul letto di morte, in un ambiente rarefatto, dove entrano con circospezione i suoi tre figli, prima bambini, poi adolescenti e infine già adulti proprio per indicare come il tempo di tutta una vita possa passare via e esaurirsi in un battito d’ali, leggero e silenzioso ma anche doloroso e sofferto. Ecco allora che durante il travagliato viaggio delle ceneri si incontreranno una serie di personaggi, per lo più povera gente, che pochi registi come Taviani riescono a far parlare con un semplice gesto, con un solo sguardo che trapela da quei volti scavati dal tempo e dalla fame.

Il film parla di teatro, come luogo dove realtà e finzione si mescolano, iniziando e terminando in esso; la prima parte, quella che riguarda le vicissitudini delle ceneri di Pirandello, è girata in bianco e nero proprio per più agevolmente inserire immagini di repertorio reali e immagini tratte da film proprie del neorealismo del dopoguerra. Nella seconda parte, in dissolvenza sull’immagine del mare, prende forma il colore per mettere in scena Il chiodo, ultimo racconto scritto dal grande drammaturgo che si era ispirato a un fatto di cronaca registrato all’inizio del novecento a Brooklyn, quando un adolescente, immigrato di origini siciliane, senza un apparente motivo aveva ucciso con un lungo chiodo una ragazzina mentre questa si accapigliava con una coetanea. Le due parti della pellicola si integrano reciprocamente per dimostrare come l’uomo viva una continua lotta contro le apparenze. Il giovane protagonista porta la maschera che la società gli impone e che lo rende estraneo a sé stesso oltre che agli altri, conducendolo verso quell’azione insensata perché non riesce a sanare lo strappo affettivo che si porta nel cuore.

Cast eccezionale a cominciare da Fabrizio Ferracane, e a seguire Matteo Pittiruti, Dania Marino, Dora Becker e Claudio Bigagli; ad accompagnare il film la musica composta dal premio Oscar Nicola Piovani. La pellicola è stata appena presentata alla Berlinale dove, pur non avendo ottenuto alcun riconoscimento ufficiale (era il 2012 quando i fratelli Paolo e Vittorio Taviani vinsero l’Orso d’Oro per Cesare deve morire), ha comunque ricevuto il premio della critica Fipresci, assegnato dalla giuria della Fédération Internationale de la Presse Cinématographique.

data di pubblicazione:18/02/2022


Scopri con un click il nostro voto:

Share This