LE CINQUE ROSE DI JENNIFER di Annibale Ruccello, regia di Gabriele Russo con Daniele Russo e Sergio Del Prete.

13 Apr 2023 | Accredito Teatro

Teatro Vascello – Roma, 12/16 Aprile 2023)

Napoli, un quartiere popolare abitato principalmente da travestiti. In apertura si nota subito tutto l’orribile kitsch dei mobili e dei soprammobili, i resti di una cena, rotocalchi popolari sul pavimento, trucchi sparsi ovunque. Il telefono squilla e Jennifer irrompe sulla scena stracarica di pacchetti, tra cui spiccano cinque rose rosse. Pronto…Pronto?…Pronto? Mannaggia hanno riattaccato! Chist’era sicuramente Franco, ovvì! E mo’ chi ‘o ssape se telefona n’ata vota…

Annibale Ruccello, purtroppo scomparso prematuramente, costruisce una storia attorno alla figura emblematica di Jennifer, un travestito napoletano che vive il dramma della propria solitudine, il tutto architettato intorno alla condizione dell’attesa.

Franco, figura reale o puro e solo frutto dell’immaginazione, ha promesso di farsi vivo, ma oramai sono passati tre mesi e di lui non si ha notizia. I fatti che ci vengono raccontati sono ridotti all’essenziale e apparentemente tutto rimane fermo ma, a pensarci bene, tutto è in movimento: il telefono squilla continuamente, i programmi alla radio alternano canzoni di Mina e Patty Pravo degli anni Settanta con notiziari locali che avvertono di un serial killer in azione nel quartiere, le rose appassite sono sostituite con quelle fresche e Jennifer è in attesa. La sua oramai è una situazione esistenziale in cui unico scopo è quello di aspettare una telefonata dall’amato Franco, telefonata che sembra essere oramai imminente ma che nella realtà non arriva mai. Tolti i panni della normalità, così come la definisce la società, Jennifer diventa tra le mura di casa finalmente se stessa e può indossare le sue mise più sofisticate e truccarsi come meglio crede per farsi trovare pronta ad accogliere Franco, oramai prossimo a materializzarsi.

Il monologo della prima parte di questo, per meglio definirlo, dramma vede la protagonista dialogare con il proprio alter ego, un’ombra che si aggira sulla sfondo a ricordarle chi sia veramente, la sua condizione di emarginazione, la sua perenne solitudine. Quando entra in scena Anna, altro travestito anche lui in attesa di una telefonata, che racconta di se’ e del suo rapporto imprescindibile con la gatta Rusinella, lo spettatore senza forzare lo spirito del testo può veramente ritrovare l’essenza della tragedia che si va via via realizzando.

Bravissimi i due attori in scena in un susseguirsi di battute che solo il dialetto napoletano può generare in maniera così pittoresca e che induce spesso al riso, anche se, ahimé, si tratta di un riso amaro…

data di pubblicazione: 13/04/2023


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