(74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Ci sono voci e voci. Alcune sono uniche, altre così cariche di significato da esistere indipendentemente da chi le produce. Quella di Paolo Villaggio in Fantozzi fa parte di quest’ultima categoria: definita “lupata” dagli esperti, è una caratteristica chiave della maschera di cui si fa portavoce. È per questo che il regista e critico Mario Sesti ha deciso di partire da questi suoni per ricostruire il personaggio Fantozzi e l’uomo Villaggio. Si intitola La Voce di Fantozzi, infatti, il docufilm da lui diretto e in gara alla 74esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Già in cantiere dal 2015, la pellicola nasce dopo la realizzazione dell’audiolibro Fantozzi a cura di Volume. Prima della sua scomparsa, l’artista ha lavorato in prima persona alla stesura del documentario: nuovi dialoghi sull’universo del famoso ragioniere, confessioni intime e riflessioni profonde consentono allo spettatore di scavare nell’essenza più pura della sua persona.

A rendere il tutto più affascinante ancora, il contributo di intellettuali e personaggi dello spettacolo. Ciascuno con il suo ricordo di Villaggio, ciascuno capace di definirlo con un tratto originale. Oltre a Daniele Liburdi e Massimo Mescia di Volume, La Voce di Fantozzi è stata prodotta dallo stesso Villaggio e da suo figlio Piero. E il fascino che trasmette è un privilegio raro. Di intelligenza e sagacia, lungimiranza e attenzione ai dettagli. Un modo nuovo di pensare al classico documentario, messo in piedi fondendo video arte, racconti surreali e interviste tradizionali. L’impresa di Mario Sesti convince davvero e arriva dritta al cuore, confermandosi un’architettura ben costruita di immagini e suoni.

data di pubblicazione:05/09/2017

[sc:convinto]

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